11 settembre, dopo 27 anni al via il processo a Khalid Sheikh Mohammed: sarà giudicato a Guantanamo nel giugno 2028

Khalid Sheikh Mohammed

Dovranno trascorrere quasi 27 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001 prima che Khalid Sheikh Mohammed, accusato dagli Stati Uniti di essere stato uno dei principali organizzatori dell’attacco terroristico che provocò quasi tremila morti, arrivi finalmente a processo. Un giudice militare ha fissato per il 5 giugno 2028 l’apertura del procedimento nella base statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba.

Con Mohammed compariranno davanti alla commissione militare anche tre presunti complici. La decisione prova a mettere un punto fermo in una vicenda giudiziaria trascinatasi per oltre vent’anni tra udienze preliminari, ricorsi, controversie sulle prove e soprattutto sul trattamento riservato agli imputati durante la detenzione nelle strutture segrete della Cia.

Khalid Sheikh Mohammed e l’accusa per l’11 settembre

Khalid Sheikh Mohammed, conosciuto anche con le iniziali KSM, occupa da decenni una posizione centrale nella ricostruzione americana degli attentati dell’11 settembre. Gli Stati Uniti lo accusano di aver avuto un ruolo determinante nell’ideazione e nell’organizzazione del piano che portò 19 dirottatori a prendere il controllo di quattro aerei di linea.

Due velivoli colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, provocandone successivamente il crollo. Un terzo aereo si schiantò contro il Pentagono, mentre il quarto, il volo United Airlines 93, precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri.

Mohammed venne catturato in Pakistan nel marzo 2003 durante un’operazione condotta con il coinvolgimento dei servizi statunitensi. Da quel momento iniziò una detenzione destinata a diventare uno degli aspetti più controversi dell’intera vicenda giudiziaria.

Tre anni nelle prigioni segrete della Cia

Prima di raggiungere Guantanamo, Mohammed trascorse circa tre anni all’interno del sistema delle prigioni segrete della Cia, i cosiddetti black sites. Durante quel periodo subì tecniche di interrogatorio successivamente finite al centro di durissime polemiche negli Stati Uniti e a livello internazionale. Tra queste anche il waterboarding, al quale venne sottoposto ripetutamente.

Proprio il trattamento riservato agli imputati ha condizionato per anni il procedimento. Una delle questioni centrali riguarda infatti l’utilizzabilità delle dichiarazioni raccolte durante e dopo gli interrogatori e la possibilità di considerare attendibili confessioni ottenute in un contesto segnato da torture e coercizioni. Nel 2006 Mohammed venne trasferito a Guantanamo Bay, dove si trova ancora oggi.

Un processo atteso da oltre vent’anni

Il procedimento giudiziario sull’11 settembre ha attraversato una successione di rinvii e scontri legali che ne hanno impedito finora l’arrivo alla fase dibattimentale vera e propria. Il caso è diventato uno dei simboli delle difficoltà del sistema delle commissioni militari istituite dagli Stati Uniti per giudicare alcuni detenuti accusati di terrorismo.

Nel corso degli anni si è discusso anche della possibilità di evitare il processo attraverso un accordo giudiziario che prevedesse dichiarazioni di colpevolezza in cambio dell’esclusione della pena capitale. La questione ha provocato un duro confronto politico e istituzionale negli Stati Uniti. Adesso il giudice militare ha indicato una data precisa: 5 giugno 2028.

A processo anche tre presunti complici

Accanto a Khalid Sheikh Mohammed siederanno sul banco degli imputati altri tre uomini accusati di aver partecipato, con ruoli differenti, alla preparazione degli attentati. Il tribunale dovrà ricostruire responsabilità individuali relative a uno degli attacchi terroristici più gravi della storia contemporanea americana, ma dovrà fare i conti anche con tutto ciò che è accaduto nei decenni successivi: la detenzione senza processo, gli interrogatori della Cia, le contestazioni sulle prove e le interminabili controversie procedurali.

Quando il processo inizierà, se il calendario verrà rispettato, saranno trascorsi 25 anni dalla cattura di Khalid Sheikh Mohammed e quasi 27 dall’11 settembre 2001. Una distanza temporale enorme per un procedimento che gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a portare davanti a un giudice nella sua fase decisiva.