Salvini minaccia Meloni: «Tolgo la fiducia al governo». Il retroscena sullo scontro per la legge elettorale che scuote il centrodestra

Secondo la ricostruzione, Matteo Salvini avrebbe minacciato di ritirare l’appoggio al governo dopo l’ipotesi di introdurre il ballottaggio nella nuova legge elettorale. Sullo sfondo restano la rivolta dei governatori del Nord, la prova di Pontida e le difficoltà di Forza Italia. Se la riforma dovesse superare l’esame parlamentare, Palazzo Chigi potrebbe però affrontare con maggiore serenità gli ultimi mesi prima del voto.

Il retroscena: «Tolgo la fiducia al governo»

Il clima nella maggioranza resta ad altissima tensione. Secondo un retroscena pubblicato da Dagospia, Matteo Salvini avrebbe telefonato personalmente a Giorgia Meloni durante le trattative sulla nuova legge elettorale, arrivando a minacciare il ritiro della fiducia all’esecutivo.

La telefonata sarebbe maturata dopo l’ipotesi, poi accantonata, di introdurre un sistema con ballottaggio, soluzione che Fratelli d’Italia aveva valutato anche per contenere il peso elettorale di Roberto Vannacci. Sempre secondo questa ricostruzione, il leader della Lega avrebbe reagito duramente all’idea, arrivando a pronunciare la frase: «Tolgo la fiducia al governo». Si tratta di un retroscena che non ha ricevuto conferme ufficiali, ma che fotografa il livello di tensione raggiunto all’interno della coalizione.

Pontida diventa il banco di prova della Lega

La pressione su Salvini arriva soprattutto dal Nord. I governatori Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, insieme ad altri dirigenti storici del partito, chiedono da settimane una svolta politica e organizzativa.

Per questo motivo il raduno di Pontida del 20 settembre assume un valore che va ben oltre la tradizionale festa della Lega. Un accordo con l’ala nordista eviterebbe una resa dei conti pubblica, mentre uno scontro aperto rischierebbe di indebolire ulteriormente il partito proprio alla vigilia delle elezioni politiche. Sul tavolo resta anche il nodo delle candidature, con la richiesta dei governatori di partecipare direttamente alla formazione delle liste.

Non c’è solo la Lega: anche Forza Italia attraversa una fase delicata

Le difficoltà della maggioranza non riguardano soltanto il Carroccio. Anche Forza Italia vive settimane complicate, tra tensioni interne e il peso delle imminenti elezioni suppletive in Calabria. All’interno del partito guidato da Antonio Tajani convivono sensibilità diverse sulla strategia politica e sui rapporti con gli alleati. Un eventuale risultato negativo nelle urne potrebbe alimentare ulteriori contrasti proprio mentre il Parlamento affronta il passaggio decisivo della nuova legge elettorale.

La legge elettorale resta il vero spartiacque

Il primo banco di prova sarà il voto sulla riforma elettorale, destinata ad approdare alla Camera nelle prossime settimane. Lo scrutinio segreto alimenta il timore di possibili franchi tiratori, sia nella maggioranza sia tra gli alleati.

Se Palazzo Chigi riuscirà a ricompattare Lega e Forza Italia e a portare a casa la riforma, il quadro politico potrebbe cambiare rapidamente. Un miglioramento dei conti pubblici e la prospettiva dell’uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo offrirebbero infatti maggiori margini per la prossima legge di Bilancio e consentirebbero al governo di presentarsi alle elezioni con nuove misure economiche a sostegno di famiglie e imprese.