Schengen, Meloni non riapre con la Spagna: Ferragosto è passato ma il blocco resta. Ora lo scontro con Sánchez ferma tutto

epa13141892 A Civil Guard talks to two women on the beach as migrants reach Spanish territory after swimming from Morocco to Ceuta, a Spanish enclave in North Africa, 30 July 2026. Hundreds of migrants swam to cross the border to Ceuta over the last nine days, mainly Moroccan and Algerian. Ceuta officials asked the Spanish government to declare a ‘national emergency.’ EPA/Reduan Dris BEST QUALITY AVAILABLE

Ferragosto è passato, ma i confini tra Italia e Spagna non sono tornati alla normalità. Il governo aveva indicato il 15 agosto come il momento nel quale avrebbe rivalutato i controlli introdotti dopo la crisi migratoria di Ceuta. È trascorso anche il 16 e Palazzo Chigi non ha ancora annunciato alcuna modifica.

La sospensione non blocca i cittadini italiani, spagnoli o degli altri Paesi dell’Unione europea. Il Viminale ha introdotto verifiche selettive sui viaggiatori extra-Ue che arrivano dalla Spagna attraverso porti e aeroporti. Ma la misura infrange comunque il principio della libera circolazione senza controlli interni e ha già provocato la reazione di Madrid.

Il governo spagnolo ha risposto con controlli casuali sui passeggeri provenienti dall’Italia, in vigore dall’8 agosto al 7 settembre. Il risultato è un braccio di ferro che ormai riguarda sempre meno la sicurezza e sempre più il rapporto politico tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez.

Roma può mantenere le verifiche al massimo fino al 31 agosto. Prima di allora dovrà decidere come uscire da una crisi diplomatica che ha aperto in poche ore, ma che ora fatica a chiudere senza apparire sconfitta.

Meloni aspetta il rapporto dell’Aise

Matteo Piantedosi avvierà un confronto con Antonio Tajani e con gli altri ministri interessati. Il titolare del Viminale attende inoltre un rapporto dell’Aise sulla situazione a Ceuta e sui possibili rischi per l’Italia.

Le nuove immagini arrivate dal confine tra Marocco e Spagna offrono a Palazzo Chigi l’argomento per rinviare la decisione. A Ferragosto decine di migranti hanno tentato nuovamente di raggiungere l’exclave spagnola, ma le forze marocchine li hanno respinti prima che arrivassero alla frontiera.

Il governo italiano può quindi sostenere che l’allarme non sia ancora cessato. La portata degli ultimi tentativi, tuttavia, non assomiglia alla crisi di fine luglio, quando decine di migliaia di persone entrarono a Ceuta nell’arco di poche ore. La Spagna e il Marocco hanno ripreso il controllo dell’area e gran parte dei migranti ha già lasciato l’exclave.

Per questo la scelta finale dipenderà soprattutto da Meloni. Le valutazioni dell’intelligence potranno fornire una copertura tecnica, ma Palazzo Chigi dovrà assumersi la responsabilità politica di mantenere oppure revocare i controlli.

Madrid non offre una via d’uscita all’Italia

Roma vorrebbe coordinare la fine delle restrizioni con il governo spagnolo. L’Italia ritirerebbe i controlli sui viaggiatori provenienti dalla Spagna e Madrid eliminerebbe contemporaneamente quelli introdotti come rappresaglia.

Sánchez, però, non sembra disposto a facilitare l’operazione. Il governo spagnolo considera la decisione italiana sproporzionata e motivata dalla politica interna. Madrid ricorda inoltre che, secondo Frontex, negli ultimi cinque anni la rotta italiana ha registrato molti più ingressi irregolari rispetto a quella spagnola.

La Spagna ha vissuto la sospensione italiana come un atto ostile, deciso senza un preventivo confronto diplomatico e rivolto contro un Paese che aveva appena affrontato una crisi gravissima. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha accusato Roma di alimentare una «confusione interessata» sulla sicurezza dello spazio Schengen.

Meloni non può revocare unilateralmente la misura subito dopo Ferragosto senza riconoscere, almeno implicitamente, che l’allarme è rientrato. Sánchez non vuole invece cancellare i propri controlli e permettere alla premier italiana di presentare la conclusione del caso come una vittoria.

I due governi restano così prigionieri delle rispettive decisioni. Ognuno aspetta che sia l’altro a muoversi per primo.

Muro con la Spagna, trattativa con la Germania

Mentre Roma irrigidisce lo scontro con Madrid, cerca un compromesso con Berlino sul ritorno dei cosiddetti “dublinanti”: richiedenti asilo che hanno raggiunto la Germania dopo essere entrati nell’Unione europea attraverso l’Italia.

Tra il 18 e il 20 agosto dovrebbero arrivare Rania Darezh, cittadina irachena, Abdirisaq Warsame Fuduma, somala, e Hotak Samir, afghano. La Germania applica il regolamento di Dublino, che attribuisce in linea generale al Paese di primo ingresso la responsabilità della domanda d’asilo.

Il governo Meloni aveva spesso ostacolato questi trasferimenti, ma questa volta i ministeri dell’Interno dei due Paesi mantengono contatti continui. Piantedosi potrebbe parlare nuovamente con il collega tedesco Alexander Dobrindt per individuare una soluzione che consenta a entrambi i governi di rivendicare un successo.

Roma propone una compensazione: l’Italia accetterebbe alcuni migranti rimandati dalla Germania, mentre Berlino contribuirebbe all’accoglienza delle persone soccorse dalle organizzazioni tedesche nel Mediterraneo. Il 18 agosto la nave Humanity 1 dovrebbe raggiungere Ravenna con 75 persone a bordo. Anche Sea-Watch chiede di sbarcare a Lampedusa 36 naufraghi, tra i quali un neonato, invece di dirigersi verso Pozzallo come indicato dal Viminale.

La politica dei migranti cambia a seconda dell’interlocutore

Con la Germania, Meloni cerca un accordo perché Friedrich Merz appartiene alla stessa area politica europea e affronta una forte pressione elettorale da parte di Alternative für Deutschland. Il cancelliere deve dimostrare di riuscire a rimandare indietro i migranti irregolari; la premier italiana vuole ottenere in cambio maggiore collaborazione sugli sbarchi.

Con la Spagna socialista prevale invece lo scontro. La crisi di Ceuta ha offerto al governo italiano l’occasione per attaccare la regolarizzazione di centinaia di migliaia di stranieri decisa da Sánchez e per presentare Madrid come l’anello debole delle frontiere europee.

Ferragosto doveva aprire la strada alla normalizzazione. Ha invece certificato che la decisione non dipende più soltanto dalla situazione a Ceuta. Prima o poi Roma dovrà ripristinare la libera circolazione, ma Meloni cerca una formula che le permetta di non apparire costretta a fare marcia indietro.

Fino ad allora i controlli restano, la Spagna risponde e Schengen continua a pagare il prezzo della guerra personale tra due governi.