Schengen sospesa con la Spagna, 180mila controlli e appena 31 respingimenti: solo otto marocchini, ma il governo proroga il blocco

Mezzo milione di viaggiatori monitorati, 180mila persone controllate direttamente alle frontiere e appena 31 respingimenti. Sono i numeri del primo mese di sospensione della libera circolazione Schengen decisa dal governo italiano per chi arriva dalla Spagna. E raccontano una realtà decisamente meno allarmante rispetto allo scenario che aveva spinto Roma a ripristinare i controlli. A pubblicare i dati forniti dal Viminale è la Repubblica.

Il governo aveva motivato la stretta con il timore che la crisi migratoria esplosa a Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa marocchina, potesse produrre movimenti secondari verso l’Italia. Ma tra le 31 persone respinte dalla polizia di frontiera figurano soprattutto cittadini sudamericani privi di visto o di documenti validi. I marocchini sono soltanto otto e non emergono elementi che permettano di collegarli alle migliaia di migranti arrivati a Ceuta alla fine di luglio. Nonostante questi risultati, il governo ha deciso di prorogare per altri quindici giorni i controlli alla frontiera con la Spagna

Il timore dell’ondata da Ceuta che non è arrivata

La decisione italiana era scattata dopo gli eventi del 30 e 31 luglio, quando circa 72mila persone avevano raggiunto in massa Ceuta. Roma temeva che una parte dei migranti potesse entrare nella Spagna continentale e successivamente muoversi verso altri Paesi europei, Italia compresa.

Madrid e la Commissione europea hanno però sempre contestato questo scenario, sostenendo che i migranti arrivati nell’exclave non avevano raggiunto il territorio continentale spagnolo. Ceuta, inoltre, presenta un regime particolare e non applica integralmente la libera circolazione prevista dall’area Schengen.

Dopo un mese di controlli, i numeri italiani sembrano ridimensionare ulteriormente il rischio paventato. Dei 31 respinti, la maggioranza proviene infatti dall’America Latina: colombiani, peruviani e argentini che avevano utilizzato aeroporti spagnoli come scalo prima di raggiungere l’Italia e che la polizia ha fermato perché privi dei requisiti necessari all’ingresso. Restano gli otto cittadini marocchini. Ma, allo stato delle informazioni disponibili, nessuno ha dimostrato un loro passaggio attraverso Ceuta.

Mezzo milione di passeggeri sotto osservazione

L’imponente macchina dei controlli emerge soprattutto confrontando i respingimenti con il numero complessivo dei passeggeri passati sotto la lente delle forze dell’ordine. La polizia ha monitorato circa 500mila viaggiatori attraverso l’esame delle liste dei passeggeri di navi e aerei provenienti dalla Spagna. Gli agenti hanno poi controllato direttamente i documenti di circa 180mila persone negli aeroporti e nei porti italiani. Alla fine ne hanno respinte 31.

Il rapporto equivale a circa un respingimento ogni 5.800 persone controllate direttamente. Nel corso delle operazioni le forze dell’ordine hanno inoltre arrestato sei persone, per ragioni che non coincidono necessariamente con il fenomeno migratorio che aveva originato la sospensione. Colpisce anche il confronto con quanto ha fatto Madrid nella direzione opposta. Secondo i dati riportati da Repubblica, le autorità spagnole hanno controllato 12.885 viaggiatori provenienti dall’Italia su 1.111 voli, una frazione rispetto alle verifiche effettuate dalla polizia italiana.

Il governo tira dritto e proroga i controlli

I numeri non hanno comunque convinto Palazzo Chigi e il Viminale a chiudere anticipatamente l’operazione. L’Italia ha scelto di prorogare la sospensione di Schengen con la Spagna per altri quindici giorni. Il governo può rivendicare il principio secondo il quale proprio l’esistenza dei controlli esercita una funzione preventiva e deterrente. Il dato oggettivo, però, resta quello fornito dallo stesso Viminale: la grande maggioranza delle persone respinte non appartiene al flusso migratorio nordafricano che aveva fatto scattare l’allarme.

La questione assume inevitabilmente anche una dimensione politica. Giorgia Meloni continua a considerare immigrazione e controllo delle frontiere uno dei terreni identitari del centrodestra e non può lasciare facilmente spazio alla propria destra su un tema tanto sensibile.
La pressione arriva anche da Roberto Vannacci, che ha costruito una parte consistente della propria proposta politica su posizioni ancora più rigide in materia di immigrazione e sicurezza. Per la premier allentare i controlli proprio adesso significherebbe quindi esporsi all’accusa di avere abbassato la guardia.

Trentuno respinti dopo 180mila controlli

Resta una sproporzione difficile da ignorare. La sospensione di una delle libertà fondamentali dello spazio europeo costituisce uno strumento eccezionale e comporta inevitabilmente costi organizzativi, impiego di uomini e rallentamenti per i viaggiatori.
Il governo aveva attivato quella macchina per impedire che la crisi di Ceuta si trasformasse in una nuova rotta verso l’Italia. Un mese dopo, su 180mila controlli diretti, soltanto otto respingimenti riguardano cittadini marocchini e neppure per loro esiste al momento un collegamento dimostrato con Ceuta.

Palazzo Chigi ha comunque scelto di andare avanti per altri quindici giorni. Alla fine della proroga arriveranno nuovi numeri e sarà possibile capire se il dispositivo avrà intercettato davvero il fenomeno per il quale era nato oppure se la grande barriera italiana contro l’ondata dalla Spagna continuerà soprattutto a fermare qualche passeggero senza visto all’aeroporto.