TikTok Europa, Axel Springer vuole comprarlo dalla Cina: il piano del miliardario Döpfner che guarda a Trump e sfida ByteDance

TIKTOK

Dai giornali ai social network, passando per una partita miliardaria che coinvolge Washington, Pechino e Bruxelles. Mathias Döpfner, amministratore delegato del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, avrebbe messo gli occhi sulle attività europee di TikTok, il social network controllato dalla cinese ByteDance. L’obiettivo sarebbe replicare nel Vecchio Continente l’operazione realizzata negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha imposto una riorganizzazione della proprietà americana della piattaforma per ragioni di sicurezza nazionale.

A rivelare l’interesse del manager tedesco è il Financial Times, secondo il quale Döpfner avrebbe presentato la propria proposta a Charles Kushner, ambasciatore degli Stati Uniti in Francia e padre di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Un interlocutore che colloca immediatamente l’iniziativa nel quadro dei rapporti tra il mondo degli affari, l’amministrazione americana e i grandi gruppi tecnologici.

L’operazione, almeno per il momento, rimane un’ipotesi. Non risultano annunciati accordi, trattative formali o valutazioni economiche delle attività europee di TikTok. ByteDance, anzi, ha respinto categoricamente la ricostruzione, definendola «una totale invenzione, che non merita nemmeno un commento».

Chi è Mathias Döpfner, l’editore che vuole sfidare ByteDance

Sessantatré anni, Mathias Döpfner guida Axel Springer, uno dei maggiori gruppi editoriali europei, protagonista negli ultimi anni di una profonda trasformazione digitale e di una strategia di espansione internazionale. Il gruppo tedesco controlla testate come Bild e Die Welt e ha ampliato la propria presenza nel mercato angloamericano attraverso l’acquisizione di Politico e del britannico Telegraph.

L’interesse per TikTok rappresenterebbe un salto di dimensioni e di modello industriale. Non si tratterebbe più soltanto di produrre e distribuire contenuti giornalistici, ma di controllare una piattaforma sulla quale milioni di utenti consumano video, informazione, intrattenimento e pubblicità.

Per un editore tradizionale, l’eventuale acquisizione di una parte di TikTok significherebbe entrare direttamente nel mercato delle piattaforme che negli ultimi anni hanno sottratto ai giornali una quota crescente dell’attenzione del pubblico e degli investimenti pubblicitari. Non sarebbe, quindi, una semplice diversificazione delle attività, ma un cambiamento radicale rispetto al modello economico sul quale si è sviluppata l’editoria.

Il progetto attribuito a Döpfner, tuttavia, non nascerebbe soltanto da considerazioni industriali. Il manager tedesco ha infatti espresso pubblicamente posizioni molto critiche nei confronti della proprietà cinese di TikTok, sostenendo la necessità di un intervento politico europeo.

Il modello americano: Trump, Oracle e Larry Ellison

Il riferimento di Döpfner sarebbe quanto avvenuto negli Stati Uniti, dove la questione TikTok è diventata uno dei principali terreni di confronto tra Washington e Pechino.

L’amministrazione Trump ha sostenuto il trasferimento del controllo delle attività americane della piattaforma a investitori statunitensi, nell’ambito di una soluzione destinata a ridurre l’influenza della società cinese ByteDance sul funzionamento del social network negli Stati Uniti.

Tra i protagonisti dell’operazione figura Oracle, il colosso tecnologico fondato da Larry Ellison, miliardario vicino al presidente americano. Il coinvolgimento del gruppo ha assunto particolare rilevanza per la gestione delle infrastrutture tecnologiche e dei dati degli utenti.

È proprio questo modello che Döpfner vorrebbe vedere applicato anche in Europa: una piattaforma utilizzata da milioni di cittadini europei, ma controllata da soggetti considerati indipendenti dal governo cinese.

Il problema, tuttavia, è che il contesto europeo è profondamente diverso da quello americano. Negli Stati Uniti l’intervento sulla proprietà di TikTok è stato sostenuto da una specifica iniziativa legislativa e da una strategia politica federale. Nell’Unione europea, un’eventuale operazione analoga dovrebbe confrontarsi con le competenze delle istituzioni comunitarie, le normative sulla concorrenza e le differenti posizioni dei governi nazionali.

«Azionisti democratici oppure il bando»: la posizione di Döpfner

Il manager tedesco non ha nascosto le proprie convinzioni sulla questione. In un’intervista rilasciata a settembre ha sostenuto che TikTok dovrebbe «appartenere ad azionisti democratici o essere messo al bando».

Una posizione che riflette le preoccupazioni diffuse in diversi ambienti politici occidentali riguardo alla possibile influenza del governo cinese sulle piattaforme digitali e sulla circolazione delle informazioni.

TikTok è da tempo al centro di contestazioni relative alla protezione dei dati, alla trasparenza degli algoritmi e alla possibilità che la selezione dei contenuti possa favorire determinate narrazioni politiche. Tra le accuse rivolte alla piattaforma figura anche quella di promuovere contenuti favorevoli alla Cina, una contestazione che non equivale però alla dimostrazione di un controllo sistematico dei messaggi da parte di Pechino.

ByteDance ha ripetutamente contestato le accuse di subordinazione alle autorità cinesi. La società respinge anche l’ipotesi di una cessione europea, almeno nei termini descritti dalle indiscrezioni circolate.

La sfida miliardaria tra editoria tradizionale e piattaforme digitali

L’aspetto più significativo dell’interesse attribuito ad Axel Springer riguarda il rapporto tra editoria e tecnologia. I grandi gruppi giornalistici hanno progressivamente perso il controllo diretto di una parte della distribuzione dei propri contenuti, mentre piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube sono diventate punti di accesso fondamentali all’informazione, soprattutto per il pubblico più giovane.

Possedere una piattaforma significa controllare non soltanto i contenuti che vi circolano, ma anche gli strumenti attraverso i quali vengono distribuiti, le modalità di raccolta pubblicitaria e una parte decisiva del rapporto con gli utenti.

Per Axel Springer, un eventuale ingresso nella proprietà europea di TikTok aprirebbe dunque prospettive ben diverse da quelle di una tradizionale acquisizione editoriale. Resterebbero però da risolvere questioni enormi: il valore economico delle attività europee, il rapporto con l’algoritmo sviluppato da ByteDance, la gestione dei dati e le autorizzazioni necessarie.

Soprattutto, rimane un ostacolo preliminare: la società cinese non ha manifestato alcuna disponibilità pubblica a vendere le proprie attività europee e ha smentito senza esitazioni la notizia. Per ora, quello attribuito a Döpfner è un progetto che intreccia ambizioni industriali e politica internazionale, ma non una compravendita avviata.