Quarantasei anni di attesa, rogatorie rimaste senza risposta e una verità cercata attraverso generazioni di magistrati, governi e familiari delle vittime. Adesso, quando l’inchiesta sulla strage di Ustica sembrava destinata ancora una volta all’archiviazione, arriva il colpo di scena: la Francia ha deciso di collaborare con la magistratura italiana, nuovi documenti sono arrivati a Roma e la Procura ha ritirato la richiesta di chiudere il fascicolo. L’inchiesta, dunque, continua.
Ad annunciarlo è il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, a due giorni dall’udienza fissata per il 30 settembre. Una svolta che riporta al centro uno dei misteri più lunghi e dolorosi della storia repubblicana: che cosa accadde davvero la sera del 27 giugno 1980, quando il Dc9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel Tirreno con 81 persone a bordo? La novità non consiste soltanto nella decisione della Procura. Il fatto politicamente e giudiziariamente più rilevante è che, dopo decenni, dalla Francia sono finalmente arrivati documenti che hanno spinto i magistrati romani a cambiare strada.
Ustica, la Francia risponde dopo anni di silenzi
«Francesi e americani non hanno finora mai risposto alle rogatorie», aveva ricordato proprio questa mattina Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica. Bonfietti aveva aggiunto un particolare importante: Giorgia Meloni aveva affrontato la questione con il presidente francese Emmanuel Macron. Poi la svolta. Proprio la documentazione proveniente dalla Francia ha portato la Procura di Roma a ritirare la richiesta di archiviazione.
Non significa che quei documenti abbiano già fornito la soluzione definitiva del caso né che consentano di attribuire responsabilità individuali. Significa però che il materiale arrivato da Parigi è stato considerato sufficientemente rilevante da impedire, almeno per ora, la chiusura dell’inchiesta. Ed è un passaggio enorme per un procedimento nel quale proprio la mancata collaborazione internazionale ha rappresentato per anni uno degli ostacoli principali.
Il Dc9 Itavia e quella notte del 27 giugno 1980
Il Dc9 Itavia precipitò mentre volava da Bologna verso Palermo. Morirono tutte le 81 persone a bordo. Da quella notte sono trascorsi 46 anni segnati da indagini, processi, perizie, depistaggi accertati e ricostruzioni che hanno cercato di stabilire che cosa accadde nei cieli del Tirreno.
L’attuale filone investigativo nasce nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che attribuì alla Francia la responsabilità dell’abbattimento dell’aereo italiano.
Da allora la Procura ha cercato di individuare gli eventuali responsabili materiali, senza riuscire finora a raggiungere un quadro probatorio sufficiente. Nel 2025 i pm avevano quindi manifestato l’intenzione di chiedere l’archiviazione. Ma la storia non si è fermata lì.
Il governo si era opposto all’archiviazione
Alla fine di giugno 2026, nel quarantaseiesimo anniversario della strage, il governo aveva annunciato attraverso l’Avvocatura dello Stato la propria opposizione alla richiesta di archiviazione, affiancandosi così ai familiari delle vittime. Bonfietti aveva chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni non soltanto un intervento nel procedimento, ma anche un’iniziativa politica nei confronti degli Stati alleati affinché mettessero a disposizione della magistratura italiana ogni informazione ancora esistente sulla notte di Ustica.
Una richiesta che oggi assume un significato nuovo proprio perché la Francia ha finalmente trasmesso documentazione alla magistratura italiana. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’anniversario della tragedia, aveva definito la ricostruzione di quanto accadde un «dovere irrinunciabile», ricordando come il segno lasciato dalla catastrofe nella storia italiana non possa essere cancellato.
La pista francese e la portaerei nel Tirreno
La questione francese costituisce uno dei nodi più delicati della nuova inchiesta. Bonfietti ha ricordato che la richiesta di archiviazione formulata dai pm non cancellava alcuni elementi che gli investigatori consideravano acquisiti, tra i quali la presenza di una portaerei francese nel Tirreno nella notte del 27 giugno 1980.
È su questo terreno che si innesta anche la ricostruzione sostenuta dai familiari delle vittime. «La verità la conosciamo dal 1999, dall’ordinanza del giudice Priore», ha dichiarato Bonfietti, secondo la quale il Dc9 sarebbe stato abbattuto durante «un’operazione di polizia internazionale» mai completamente chiarita. Nel 2008 arrivarono poi le dichiarazioni di Cossiga sulla responsabilità francese e la magistratura riaprì le indagini.
Resta però fondamentale distinguere ciò che le diverse ricostruzioni sostengono da ciò che un procedimento penale è riuscito a dimostrare sul piano delle responsabilità personali: proprio l’impossibilità di identificare con prove sufficienti gli autori materiali aveva condotto i pm verso la richiesta di archiviazione.
Adesso cambia tutto: l’inchiesta su Ustica resta aperta
L’udienza del 30 settembre avrebbe dovuto rappresentare un passaggio decisivo sulla richiesta di archiviazione. La scelta della Procura di ritirarla cambia invece lo scenario prima ancora che quella discussione abbia luogo. Adesso gli investigatori potranno esaminare il materiale arrivato dalla Francia, confrontarlo con ciò che è già contenuto nell’immenso archivio giudiziario della strage e stabilire se possa aprire nuove piste o consentire ulteriori accertamenti.
Dopo 46 anni, quindi, Ustica non torna soltanto nelle cronache: torna dentro un’indagine ancora viva. E questa volta la novità arriva proprio da uno dei Paesi sul quale, da decenni, si concentra una parte cruciale degli interrogativi. Per anni l’Italia ha chiesto risposte. Adesso la Francia ha cominciato a rispondere. Resta da capire che cosa raccontino davvero quei documenti e quanto possano avvicinare alla verità sugli ultimi minuti del volo Itavia.







