Andy Burnham nuovo premier britannico: finisce l’era Starmer e il Labour apre una nuova fase politica

Andy Burnham

«Coronation», incoronazione. È il termine utilizzato tradizionalmente per l’ascesa al trono di un sovrano britannico, ma è diventato anche la parola scelta per descrivere l’ascesa di Andy Burnham alla guida del Partito laburista. L’ex sindaco di Manchester è stato incoronato leader del Labour per acclamazione, senza sfidanti, dopo avere raccolto il sostegno della quasi totalità del gruppo parlamentare e dei vertici delle principali Trade Unions.

Un consenso che gli ha spalancato la strada verso Downing Street. Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni, salutando la politica con una frase destinata a segnare la fine della sua esperienza istituzionale: «Qui finisce la mia avventura politica». Successivamente Burnham ha ricevuto da re Carlo III l’incarico di formare il nuovo governo.

Il passaggio di consegne senza elezioni

Il cambio di leadership è avvenuto senza il ricorso alle urne, senza un congresso di partito e senza una nuova consultazione popolare. Una procedura prevista dall’ordinamento britannico, che attribuisce l’incarico di primo ministro al leader capace di garantire una maggioranza alla Camera dei Comuni. Secondo il costituzionalista Philip Norton, membro della Camera dei Lord, il meccanismo non presenta alcuna anomalia sotto il profilo istituzionale.

«Non è la prima volta che accade e dal punto di vista costituzionale è ineccepibile», ha spiegato a La Stampa. «Il punto chiave per il capo di governo è avere la maggioranza parlamentare, che i Laburisti hanno ampiamente conquistato con la vittoria elettorale del 2024. Se per calcolo politico poi hanno scelto di cambiare leader e quindi dare al Paese un nuovo premier ne hanno facoltà. Il ricorso alle urne non è richiesto».

La rapidità della transizione è stata letta positivamente anche dai mercati, con la sterlina rafforzatasi dopo che è apparso evidente come non vi sarebbe stata una lunga competizione interna per la leadership.

Le critiche sul piano democratico

Se sul piano costituzionale il procedimento non viene contestato, il dibattito si è spostato sul terreno politico. Diversi quotidiani conservatori hanno definito Burnham un «Messia senza mandato», sostenendo che un cambio contemporaneo di leader del partito, primo ministro ed esecutivo avrebbe richiesto un nuovo passaggio elettorale.

Lo stesso Lord Norton distingue i due piani: «Se il processo è costituzionalmente ineccepibile può essere però opinabile politicamente. Anche in tempi recenti i Conservatori hanno fatto cambi di leadership in questo modo. La novità è che anche i Laburisti hanno adottato lo stesso metodo».

Le sfide del nuovo governo Burnham

La scelta del Labour è maturata dopo il progressivo indebolimento politico di Keir Starmer, che nel corso del suo mandato ha visto ridursi il consenso del partito e aumentare le difficoltà nelle consultazioni amministrative successive alle elezioni del 2024.

Burnham porta a Downing Street una lunga esperienza amministrativa maturata alla guida della Grande Manchester, oltre ai precedenti incarichi ministeriali ricoperti durante i governi di Tony Blair e Gordon Brown.

Sul piano della politica estera non sono attesi cambiamenti sostanziali, a partire dal sostegno all’Ucraina. Le principali novità dovrebbero invece riguardare la politica interna, con un maggiore intervento pubblico nell’economia, investimenti nell’edilizia popolare, una più marcata redistribuzione fiscale e un riavvicinamento del Regno Unito all’Unione europea.