Attilio Fontana rispolvera la retorica della vecchia Lega e apre uno scontro dentro il centrodestra sulle Zone economiche speciali. Il presidente della Lombardia chiede al governo di estendere al Nord agevolazioni fiscali, crediti d’imposta e procedure semplificate già previste per il Mezzogiorno. E quando cita la posizione contraria del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, abbandona ogni cautela istituzionale.
«Anche noi avremo la Zes. Era intervenuto subito il ministro… Come cavolo si chiama, quello del Made in Italy? Adolfo Urso. E ha detto: sì alla Zes in Lombardia, ma niente soldi. E allora, grazie al ca…o. Cosa me ne faccio? Vuol dire che mi prendi veramente per il c…o».
Fontana ha pronunciato queste parole durante l’apertura della festa della Lega di Sumirago e Albizzate, in provincia di Varese, tra bandiere della Lega Lombarda, cori per la Padania e omaggi a Umberto Bossi. Davanti alla platea il governatore ha recuperato anche il repertorio della «Roma ladrona»: «Roma non ci vuole bene, noi le stiamo sulle p…e e, appena può, ci mette due dita negli occhi».
Dietro le battute e le parolacce, però, emerge uno scontro politico ed economico concreto. La Lega vuole portare al Nord il modello della Zes unica del Mezzogiorno. Fratelli d’Italia e il ministero guidato da Urso frenano, perché l’operazione richiederebbe miliardi di euro e dovrebbe superare i limiti imposti dalle norme europee sugli aiuti di Stato.
La Lega chiede tre miliardi per la Zes del Nord
Matteo Salvini e il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, hanno presentato una proposta di legge per creare una Zes destinata alle aree settentrionali più esposte alla crisi industriale o alla concorrenza dei Paesi confinanti.
Il progetto prevede crediti d’imposta per gli investimenti, sostegni alle nuove assunzioni, semplificazioni amministrative, accordi con Regioni ed enti locali e un piano strategico triennale. Il Carroccio stima un costo di circa tre miliardi di euro e indica tra le possibili coperture l’emissione di titoli di Stato e i risparmi di bilancio.
Fontana insiste soprattutto sulle province che confinano con la Svizzera. Aziende e lavoratori lombardi devono confrontarsi con salari, fiscalità e condizioni economiche spesso più vantaggiose oltreconfine. Secondo il governatore, una zona agevolata consentirebbe di «trattenere i nostri lavoratori che scappano» e impedirebbe agli imprenditori di trasferire attività e investimenti fuori dall’Italia.
La richiesta non arriva soltanto dalla Lombardia. Anche altri presidenti delle Regioni settentrionali e una parte del sistema industriale chiedono strumenti fiscali capaci di sostenere territori che, pur mostrando indicatori economici migliori rispetto al Mezzogiorno, affrontano la perdita di imprese, la crisi di alcuni distretti produttivi e la concorrenza dei Paesi vicini.
La Lega prova inoltre a recuperare il proprio profilo originario di partito del Nord. Dopo anni trascorsi a costruire una forza nazionale, Salvini torna a parlare di risorse trattenute sui territori, imprese penalizzate e governo centrale poco attento alle esigenze delle Regioni settentrionali.
Perché Urso frena sulla Zona economica speciale
Urso non contesta la necessità di aiutare le imprese del Nord, ma ritiene impraticabile una semplice estensione della Zes del Mezzogiorno. Le risorse che finanziano quel sistema provengono in larga parte dai fondi europei per la coesione, nati con lo scopo di ridurre i divari tra le regioni più sviluppate e quelle che presentano maggiori difficoltà economiche.
Le norme europee consentono aiuti più intensi nelle regioni con un prodotto interno lordo pro capite pari o inferiore al 75% della media dell’Unione. In Italia rientrano in questa categoria Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise.
L’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta in linea generale gli aiuti pubblici che favoriscono determinate imprese o produzioni e alterano la concorrenza. Lo stesso articolo ammette però alcune deroghe, soprattutto per le aree con un tenore di vita particolarmente basso, una forte sottoccupazione o specifiche condizioni di svantaggio.
Le regole comunitarie permettono di sostenere anche zone meno svantaggiate, comprese alcune province o porzioni di territorio del Centro-Nord, ma prevedono incentivi più contenuti rispetto a quelli destinati alle regioni economicamente più deboli.
Il problema riguarda quindi sia la legittimità degli aiuti sia la provenienza del denaro. Il governo non potrebbe prendere automaticamente le risorse della coesione destinate al riequilibrio territoriale e trasferirle alle regioni più ricche. Per finanziare una Zes settentrionale dovrebbe trovare fondi nazionali aggiuntivi e costruire un sistema compatibile con le norme europee.
Urso: «Fontana mi ha telefonato per scusarsi»
Dopo la diffusione del video, Urso ha ridimensionato lo scontro e ha raccontato di avere ricevuto una telefonata dal governatore lombardo.
«Per me il caso è chiuso già da ieri mattina, quando il presidente Fontana, accortosi che la sua battuta era stata rilanciata da un sito online, mi ha subito telefonato per scusarsi della maldestra uscita, ribadendo l’assoluta correttezza del nostro operato», ha dichiarato il ministro all’Ansa.
Urso ha attribuito i toni del governatore al clima della festa leghista, «che, viste le circostanze, ha bisogno di riscaldare gli animi con l’armamentario del passato».
Il ministro sostiene di avere spiegato a Fontana il quadro europeo sugli aiuti di Stato, le ragioni che hanno portato alla creazione della Zes unica del Mezzogiorno e la funzione dei fondi di coesione. Ha però indicato anche alcune strade alternative che potrebbero offrire vantaggi alle imprese settentrionali senza violare le regole comunitarie.
L’alternativa delle Zls e delle aree industriali
La prima soluzione riguarda le Zone logistiche semplificate, le cosiddette Zls. Questi strumenti consentono di accelerare autorizzazioni, investimenti e procedure amministrative nelle aree collegate a porti, interporti e infrastrutture strategiche.
Urso propone di estenderle già entro il 2026, a condizione che le Regioni trovino un’intesa e che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti metta a disposizione risorse compatibili con i limiti europei.
La seconda possibilità riguarda le «aree di accelerazione industriale» previste dall’Industrial Accelerator Act, ancora in discussione a livello comunitario. Il ministro vuole avviare subito il lavoro necessario per individuare al Nord territori nei quali concentrare procedure rapide e misure a sostegno degli investimenti.
Queste aree non replicherebbero integralmente i crediti d’imposta della Zes meridionale, ma potrebbero offrire strumenti più coerenti con le caratteristiche economiche del Settentrione e con la disciplina europea.
Urso si è detto disponibile anche a esaminare proposte specifiche per le province lombarde vicine alla Svizzera, dove la concorrenza fiscale e salariale crea condizioni diverse rispetto al resto del Paese. Il ministero intende confrontarsi entro la fine del mese con la Conferenza delle Regioni sulle misure in preparazione.
Lo scontro vero riguarda i soldi
La lite tra Fontana e Urso non nasce quindi soltanto da una battuta pronunciata davanti ai militanti. Il governatore vuole incentivi economici concreti. Il ministro offre per ora soprattutto semplificazioni e strumenti alternativi.
Fontana lo ha detto senza giri di parole: una Zes priva di crediti d’imposta e risorse aggiuntive non servirebbe alla Lombardia. Urso replica che il governo non può promettere al Nord gli stessi aiuti del Mezzogiorno ignorando i vincoli europei e sottraendo fondi nati per ridurre i divari territoriali.
Resta poi il problema politico. Una Zes settentrionale da tre miliardi potrebbe provocare una forte reazione nelle regioni meridionali, che considerano gli incentivi uno strumento necessario per compensare ritardi infrastrutturali, minore occupazione e livelli di reddito più bassi. Le prime critiche dal Sud e dalla maggioranza mostrano già il rischio di una nuova frattura territoriale nel governo.
La Lega, però, ha scelto di spingere. Fontana chiede denaro per difendere aziende e lavoratori lombardi. Urso risponde con i regolamenti europei e con soluzioni meno costose. Dopo le scuse telefoniche, lo scontro personale può anche considerarsi chiuso. Quello sulle risorse, invece, è appena cominciato.







