Export a quota 643 miliardi, gli scambi commerciali con l’estero crescono del 3,3%

Export Italia 5

L’export italiano vale 643 miliardi di euro. Nel 2025 le vendite all’estero sono aumentate del 3,3%. Il nostro Paese corre più veloce dei diretti competitor in Ue: Germania (+0,9%), Francia (+2,3%) e Spagna in leggera flessione (-0,5%). Le imprese che si caratterizzano per una forte propensione al commercio estero sono 85mila.

Il 51,3% dei prodotti italiani è destinato al mercato europeo. Crescono gli scambi con l’America settentrionale +6,8%, il Medio Oriente +7,2% e l’Asia centrale +6%. Calano, invece, le vendite in Cina, -6,6%.

Gli scambi di servizi sono cresciuti di più rispetto ai beni, +4,4%, portando il fatturato a 148,6 miliardi. A registrare questi risultati è il rapporto Ice L’Italia nell’economia internazionale”. Il saldo della bilancia commerciale è balzato a 55 miliardi di euro, rispetto ai 34 del 2024.Questo risultato, dice il report, è stato favorito dal calo dei prezzi delle materie prime importate, in particolare quelle energetiche.

La quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane, a prezzi correnti, è rimasta stabile al 2,8%, confermando la capacità di tenuta delle nostre imprese nonostante la concorrenza internazionale. Tuttavia, a prezzi costanti, si registra una lieve erosione della quota (dal 2,3% al 2,2%), segno che la competizione sui volumi resta serrata.

Luci e ombre del Made in Italy

Il settore manifatturiero italiano ha generato un surplus di 121 miliardi di euro. Agroalimentare e farmaceutica continuano a essere i motori della crescita dell’export, con quote di mercato mondiale in aumento dello 0,5% su base annua ciascuna. Il 2025 è stato l’anno dell’export dei prodotti di lusso: la gioielleria, in particolare, ha segnato un balzo in avanti del 39%. Sull’altro fronte si registrano le significative flessioni del sistema moda (-13,7%) e dei mezzi di trasporto (-11,9%). Entrambi i settori hanno risentito della debolezza della domanda globale e della concorrenza cinese nel settore elettrico.

La geografia dell’export, si accentua il divario tra Nord e Sud

L’analisi territoriale del rapporto ICE rivela un’Italia a due velocità. Mentre il Centro ha registrato una crescita dell’export del 4%, il Mezzogiorno ha subito una contrazione del 5,4%, dovuta principalmente alla crisi della filiera automobilistica. La regione più dinamica è la Toscana. I commerci con l’estero sono cresciuti del 13,6%, spinti dall’oro e dalla farmaceutica.  La Lombardia cresce solo dello 0,6%. Tiene, dice il report, grazie ai prodotti ICT diretti verso la Spagna, compensando le perdite nel tessile. Crolla l’export della Basilicata, -64%, e della Campania, -44%. Le due regioni sono state trascinate giù dal crollo della produzione automobilistica. La netta flessione nella farmaceutica e nella cantieristica ha condizionato fortemente i rendimenti delle aziende delle Marche che hanno chiuso il 2025 con -29,7%. L’agroalimentare in Puglia e Campania mostra invece  ancora forte segni di vitalità.

Le imprese esportatrici

Il sistema esportativo italiano poggia su una base solida di circa 84.359 imprese “persistentemente esportatrici”, che da sole generano l’89% del totale dell’export nazionale. La maggior parte di queste sono micro e piccole imprese, ma il grosso del valore (oltre il 50%) è realizzato dalle grandi imprese.

Un dato fondamentale riguarda l’integrazione nelle Reti produttive internazionali (RPI): l’85,6% dell’export italiano è generato da imprese che importano ed esportano beni intermedi, dimostrando quanto l’Italia sia vitale per le catene del valore globali. Tuttavia, oltre 6.000 imprese italiane appaiono oggi vulnerabili ai nuovi dazi statunitensi, con un’esposizione che vale oltre 11 miliardi di euro di export verso gli Usa.

Le azioni dell’Agenzia Ice, digitalizzazione e supporto

Per contrastare questo scenario difficile, l’Agenzia ICE ha intensificato il proprio impegno. Nel 2024 sono stati investiti 191 milioni di euro in oltre 900 iniziative promozionali. Un pilastro fondamentale è diventata la digitalizzazione. Il progetto TrackIT Blockchain è stato esteso per tracciare e certificare l’autenticità dei prodotti italiani (non solo cibo e tessile, ma ora anche cosmetica e arredamento) per combattere l’Italian sounding. Cioè le pratiche commerciali scorrette che sfruttano l’attrattiva del made in Italy per mettere sul mercato prodotti non originali che inducono in inganno gli acquirenti.

Sono state create 22 vetrine virtuali sui principali marketplace mondiali per aiutare le piccole e medi imprese ad accedere all’e-commerce internazionale. Le prime stime per il 2026 mostrano una dinamica positiva, con un export in crescita del 2,5% nei primi mesi dell’anno. Tuttavia, la parola d’ordine resta “diversificazione”. Il piano d’azione per l’export italiano punta ora su mercati extra-UE ad alto potenziale come India, Messico, Brasile e Vietnam, senza trascurare il rafforzamento in aree consolidate ma stabili come il Canada e il Giappone.