Uefa contro la Fifa, tutte le 55 federazioni pronte al boicottaggio dei Mondiali: nel mirino la privatizzazione voluta da Infantino

FIFA

La frattura tra Uefa e Fifa diventa uno scontro frontale che può travolgere il calcio mondiale. Tutte le 55 federazioni europee hanno approvato all’unanimità un documento che minaccia il boicottaggio di ogni competizione organizzata dalla Fifa, compresi i Mondiali, finché Gianni Infantino non rinuncerà al progetto di aprire ai capitali privati la società incaricata di gestire le attività commerciali del massimo organismo internazionale.

Il messaggio partito dall’Europa non lascia spazio a mediazioni: nessuna nazionale affiliata alla Uefa parteciperà ai tornei Fifa se il presidente non ritirerà integralmente la proposta e non offrirà garanzie vincolanti contro qualsiasi futura apertura della governance e delle competizioni alla proprietà privata. Al centro dello scontro c’è la difesa del controllo pubblico e federale sul Mondiale, considerato dalla Uefa un patrimonio del calcio e non un prodotto finanziario da consegnare agli investitori.

La battaglia assume anche un peso politico crescente in vista delle elezioni Fifa del marzo 2027. Infantino continua a vantare l’appoggio formale di 203 federazioni su 211, ma il fronte che lo sostiene mostra le prime crepe. Nelle ultime ore circola con insistenza il nome di Nasser Al Khelaifi, proprietario del Paris Saint-Germain e presidente dell’Efc, come possibile candidato capace di raccogliere il malcontento europeo, asiatico e di una parte del calcio africano.

La Uefa minaccia di fermare tutte le competizioni Fifa

La decisione è maturata durante una riunione telematica convocata dal presidente Uefa Aleksander Ceferin. Solo la federazione ceca ha manifestato inizialmente qualche esitazione, prima di allinearsi alla posizione comune sostenuta anche dall’Italia attraverso Gabriele Gravina, vicepresidente della confederazione europea, e Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc.

Nel documento finale, la Uefa respinge «senza riserve» il progetto della Fifa e lega esplicitamente la partecipazione delle nazionali europee al suo ritiro. La minaccia non riguarda soltanto il prossimo Mondiale maschile, ma ogni torneo sotto l’egida di Zurigo. Il primo banco di prova potrebbe arrivare già a settembre con il Mondiale femminile Under 20, che obbligherà le federazioni a trasformare le dichiarazioni politiche in una decisione concreta.

La compattezza europea segna un passaggio senza precedenti nei rapporti tra le due organizzazioni. Uefa e Fifa si sono scontrate più volte su calendari, nuove competizioni, distribuzione delle risorse e concentrazione del potere, ma raramente il conflitto aveva raggiunto il livello di un boicottaggio collettivo. La scelta delle 55 federazioni mostra che la questione della newco viene percepita come una minaccia strutturale al futuro del sistema calcistico.

La società aperta ai privati che fa infuriare l’Europa

Il piano di Infantino prevede la creazione di una nuova società destinata a gestire le principali attività commerciali della Fifa e della Coppa del Mondo, con l’ingresso di investitori privati. Tra i soggetti interessati compare anche un fondo americano legato a Kushner Jr, vicino al presidente Donald Trump, ma per la Uefa il problema non riguarda soltanto l’identità dei possibili finanziatori.

L’Europa teme che la Fifa possa perdere il controllo effettivo del Mondiale, permettendo agli azionisti di condizionare strategie, calendari, diritti televisivi, sponsorizzazioni e distribuzione dei ricavi. La competizione più importante del pianeta finirebbe così dentro una struttura orientata alla remunerazione del capitale, con il rischio che le decisioni sportive cedano il passo agli interessi finanziari dei nuovi soci.

Infantino prova a convincere le federazioni attraverso una promessa economica molto forte. Secondo il nuovo documento inviato da Zurigo, gli investitori dovrebbero versare le proprie quote entro la fine di ottobre e garantire immediatamente 40 milioni di dollari a ogni associazione aderente. La Fifa ha fissato al 19 settembre il termine per accettare o respingere il piano, una scadenza che la Uefa considera un vero ultimatum.

Ceferin denuncia poca trasparenza e difende il controllo del Mondiale

La confederazione europea contesta non soltanto il contenuto della proposta, ma anche il metodo scelto da Infantino. Secondo la Uefa, la Fifa ha costruito l’intera operazione senza un confronto adeguato con le federazioni e ha presentato un pacchetto già definito, accompagnandolo con incentivi finanziari e tempi strettissimi per decidere.

Nel documento approvato dalle 55 associazioni, il Mondiale non può diventare un prodotto di investimento né finire nelle mani di soggetti che rispondono principalmente agli azionisti. La Uefa teme che il denaro promesso alle federazioni più piccole possa creare una maggioranza favorevole al progetto senza affrontarne gli effetti a lungo termine sull’autonomia del calcio.

La preoccupazione ha raggiunto anche diverse cancellerie europee, convinte che la privatizzazione della competizione più seguita al mondo non rappresenti una semplice operazione commerciale. Il controllo del Mondiale implica infatti potere economico, diplomatico e mediatico, oltre alla capacità di orientare scelte che coinvolgono governi, sponsor, emittenti e miliardi di spettatori.

Il fronte di Infantino comincia a perdere compattezza

Il presidente della Fifa continua a presentarsi alle elezioni del 2027 con un vantaggio enorme. Le 203 lettere di sostegno raccolte nelle scorse settimane sembrano garantire una riconferma quasi automatica, ma le reazioni al progetto della newco stanno ridisegnando gli equilibri e rendono quei consensi meno solidi di quanto apparissero.

Il presidente della Confederazione asiatica, Salman bin Ibrahim Al Khalifa, ha dichiarato che la proposta «mina le fondamenta del calcio», avvicinandosi alla posizione europea. Anche alcune federazioni asiatiche temono che l’ingresso dei privati rafforzi ulteriormente il potere del vertice Fifa e sottragga alle confederazioni una parte decisiva delle risorse e dell’influenza politica.

L’Africa, almeno per ora, resta schierata con Infantino. Il presidente della Caf, Patrice Motsepe, ha convocato una riunione per esaminare la newco e ha ribadito la necessità di aumentare le risorse finanziarie destinate alle federazioni. La promessa di 40 milioni di dollari rappresenta un incentivo difficilmente ignorabile per molte associazioni con bilanci fragili e infrastrutture limitate.

Al Khelaifi possibile sfidante alle elezioni Fifa

Nel fronte contrario a Infantino prende quota Nasser Al Khelaifi, già protagonista nel 2021 dell’opposizione alla Superlega. Il presidente del Psg ha costruito negli ultimi anni una rete di rapporti molto ampia nel calcio europeo e internazionale, rafforzata dalla guida dell’Efc e dalla vicinanza con la Uefa.

La sua candidatura potrebbe ottenere l’appoggio compatto dell’Europa e intercettare le federazioni asiatiche contrarie alla privatizzazione. Al Khelaifi potrebbe inoltre attirare una parte dei Paesi africani a maggioranza musulmana, sfruttando i legami politici ed economici del Qatar e presentandosi come alternativa capace di garantire risorse senza consegnare il Mondiale agli investitori.

Il tempo, però, stringe. Le candidature alla presidenza Fifa devono arrivare entro il 16 novembre e lo sfidante dovrà costruire rapidamente una coalizione credibile. Infantino conserva il vantaggio dell’apparato, dei finanziamenti distribuiti alle federazioni e di una rete di consensi consolidata negli anni, ma lo scontro con la Uefa offre per la prima volta uno spazio concreto a un’alternativa.

Il Mondiale diventa il terreno dello scontro decisivo

La partita non riguarda soltanto una nuova società commerciale. In gioco c’è il controllo del calcio mondiale, la destinazione dei ricavi e il rapporto tra federazioni, confederazioni e capitale privato. La Uefa teme che la Fifa possa usare il Mondiale per costruire un organismo sempre più autonomo, ricco e distante dagli equilibri tradizionali dello sport.

Infantino punta invece sulle risorse immediate e promette alle federazioni un salto finanziario senza precedenti. Il presidente sa che molti Paesi giudicheranno il progetto soprattutto in base al denaro disponibile per stadi, vivai, campionati e strutture. L’Europa risponde alzando il prezzo politico e minacciando di sottrarre alle competizioni Fifa le nazionali più forti, i campioni più conosciuti e gran parte del mercato televisivo mondiale.

Il primo confronto arriverà a settembre, ma la vera resa dei conti si consumerà nei mesi successivi. La Uefa ha scelto la linea più dura possibile e ha messo Infantino davanti a un’alternativa: ritirare il progetto oppure provare a organizzare il calcio mondiale senza l’Europa.