Per qualche minuto Dubai ha smesso di essere soltanto la metropoli dei grattacieli, degli hotel di lusso e delle spiagge affollate ed è tornata a fare i conti con la guerra. Sui telefoni cellulari dei residenti degli Emirati Arabi Uniti è comparso un messaggio che lasciava poco spazio alle interpretazioni: possibile minaccia missilistica, raggiungere immediatamente un luogo sicuro.
L’allarme è scattato nella serata di martedì 18 agosto, quando i sistemi di difesa degli Emirati hanno rilevato due missili balistici che, secondo Abu Dhabi, provenivano dall’Iran. Poco dopo diversi residenti di Dubai hanno riferito di aver sentito esplosioni. Le autorità hanno spiegato che i rumori potevano provenire dall’attivazione dei sistemi di difesa aerea.
Il pericolo è rientrato rapidamente e nessun missile ha colpito la città. Ma quanto accaduto segna un nuovo brusco salto della tensione nel Golfo e dimostra quanto il conflitto con l’Iran possa ormai raggiungere anche uno dei luoghi considerati più sicuri e cosmopoliti del Medio Oriente.
«Cercate immediatamente un luogo sicuro»
Il messaggio del ministero dell’Interno è arrivato direttamente sui cellulari della popolazione. Le autorità hanno avvertito della presenza di «potenziali minacce missilistiche» e hanno invitato tutti a raggiungere immediatamente un luogo sicuro all’interno dell’edificio protetto più vicino.
L’allerta ha interessato anche Dubai e ha provocato momenti di forte apprensione. Non si trattava di una procedura ormai diventata quotidiana: gli Emirati non lanciavano un avvertimento reale di questo tipo da mesi. A giugno si era verificato un falso allarme, mentre in precedenza la popolazione aveva già dovuto familiarizzare con le procedure di emergenza durante le fasi più violente della guerra.
Questa volta, però, i radar avevano effettivamente individuato una minaccia.
Il ministero della Difesa emiratino ha successivamente spiegato di avere rilevato due missili balistici lanciati dall’Iran. Uno è caduto in mare all’interno delle acque territoriali degli Emirati, il secondo al di fuori. Secondo Abu Dhabi, gli ordigni avrebbero puntato contro il traffico marittimo nella regione.
Le esplosioni sentite a Dubai
Mentre l’allarme raggiungeva i telefoni, a Dubai sono state avvertite alcune esplosioni. Le autorità hanno invitato la popolazione a non lasciarsi prendere dal panico, spiegando che eventuali boati potevano derivare dalle intercettazioni della difesa aerea.
Poco dopo è arrivato il cessato allarme. Un secondo messaggio ha informato i residenti che la situazione era tornata sicura e che potevano riprendere le normali attività, pur continuando a seguire le indicazioni delle autorità.
Non risultano vittime o danni provocati dai due missili. Ma l’assenza di conseguenze materiali non riduce il peso politico dell’episodio.
Gli Emirati rappresentano uno dei principali centri finanziari, turistici e commerciali dell’intero Medio Oriente. Dubai ha costruito una parte enorme del proprio successo internazionale proprio sulla percezione di sicurezza e stabilità, anche mentre intorno al Golfo si moltiplicavano guerre e crisi.
Un allarme che ordina agli abitanti di cercare rifugio modifica inevitabilmente quella fotografia.
Abu Dhabi accusa l’Iran, Teheran nega
Il governo degli Emirati attribuisce i due missili all’Iran. Teheran ha invece respinto l’accusa e definito infondata la ricostruzione emiratina.
Il confronto arriva in una fase particolarmente delicata della guerra iniziata il 28 febbraio con l’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran. Nei mesi successivi il conflitto si è progressivamente allargato e ha coinvolto anche Paesi del Golfo che ospitano installazioni militari occidentali o mantengono stretti rapporti con Washington.
Gli Emirati avevano già conosciuto direttamente gli effetti della guerra. Nei mesi scorsi missili e droni avevano raggiunto il loro territorio e a maggio un attacco aveva interessato il porto di Fujairah. Successivamente la minaccia diretta sembrava essersi ridotta, anche se gli attacchi contro il traffico commerciale nel Golfo erano proseguiti. Il nuovo episodio interrompe quella relativa tregua.
Gli Emirati bloccano gli scambi con Teheran
La reazione di Abu Dhabi non si è limitata alle dichiarazioni diplomatiche. Gli Emirati hanno annunciato la sospensione immediata di tutte le transazioni commerciali, economiche e finanziarie con l’Iran, una decisione pesantissima considerando i rapporti tra i due Paesi.
Prima della guerra gli Emirati rappresentavano infatti uno dei principali partner commerciali di Teheran e soprattutto un fondamentale punto di transito per le merci iraniane. Secondo i dati riportati dall’Associated Press, attraverso gli Emirati passava oltre il 30% delle importazioni iraniane, mentre il Paese assorbiva circa il 13% delle esportazioni dell’Iran.
La decisione rischia quindi di produrre conseguenze molto più ampie rispetto ai pochi minuti di allarme vissuti a Dubai.
Mercoledì mattina anche i mercati hanno cominciato a registrare la tensione. L’indice principale di Abu Dhabi ha perso lo 0,9%, mentre quello di Dubai ha ceduto lo 0,2%.
La guerra torna a minacciare il Golfo
Dietro i due missili c’è soprattutto il grande nodo dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo dal quale transita una quota fondamentale dell’energia mondiale.
Negli ultimi mesi il Golfo è diventato uno dei fronti più pericolosi del conflitto. Navi commerciali sono finite sotto attacco, le compagnie hanno dovuto rivalutare rotte e rischi e le tensioni hanno ripetutamente spinto verso l’alto i prezzi dell’energia. A luglio il livello di rischio per le imbarcazioni nello Stretto era salito a «severo» dopo nuovi attacchi contro petroliere.
Secondo gli Emirati, proprio il traffico marittimo costituiva l’obiettivo dei due missili rilevati martedì.
Questo rende l’episodio ancora più delicato. Un attacco contro Dubai avrebbe un significato. Un tentativo di colpire le rotte commerciali davanti alle coste emiratine ne avrebbe un altro, ma potrebbe produrre conseguenze economiche internazionali altrettanto pesanti.
Dubai scopre ancora una volta di essere dentro la guerra
L’allarme è durato poco. I missili sono finiti in mare, i sistemi di sicurezza hanno cessato l’emergenza e la vita a Dubai ha rapidamente ripreso il proprio ritmo.
Ma per migliaia di residenti e turisti è rimasta sullo schermo del telefono un’immagine che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata quasi inconcepibile nella città simbolo della ricchezza e della sicurezza del Golfo: l’ordine di trovare immediatamente un rifugio per una possibile minaccia missilistica. La guerra non ha raggiunto i grattacieli di Dubai questa volta. È arrivata però abbastanza vicino da far suonare gli allarmi. E soprattutto abbastanza vicino da spingere gli Emirati a interrompere i rapporti economici con uno dei loro più importanti partner regionali.







