Donald Trump ha un problema che neppure il presidente più abituato a liquidare i sondaggi negativi come “fake news” può ignorare facilmente: solo il 33% degli americani approva il suo operato. Il nuovo rilevamento Reuters/Ipsos, concluso il 17 agosto, porta il consenso del presidente al livello più basso dall’inizio del secondo mandato e fotografa un Paese nel quale quasi due cittadini su tre, il 64%, giudicano negativamente la sua gestione della Casa Bianca.
Rispetto all’inizio di agosto Trump perde altri due punti percentuali. Non è una semplice oscillazione statistica isolata, perché il calo si inserisce in una tendenza che accompagna ormai da mesi la sua presidenza. E arriva soprattutto nel momento politicamente peggiore: a novembre gli Stati Uniti voteranno per le elezioni di metà mandato e il Partito repubblicano dovrà difendere il controllo del Congresso con un presidente sempre meno popolare.
La guerra in Iran trascina Trump verso il basso
A pesare più di ogni altra cosa è la guerra contro l’Iran. Trump aveva promesso un conflitto breve e una rapida soluzione, ma a sei mesi dall’inizio delle ostilità gran parte degli americani non gli crede più. L’80% degli intervistati ritiene che il coinvolgimento degli Stati Uniti continuerà per un periodo prolungato, una convinzione che attraversa le divisioni politiche e raggiunge il 71% persino tra gli elettori repubblicani.
Il problema per la Casa Bianca non riguarda soltanto la durata della guerra. Il conflitto ha inciso sui mercati energetici, ha alimentato le tensioni nello Stretto di Hormuz e ha contribuito all’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti. Nello stesso tempo, i negoziati con Teheran non hanno ancora prodotto una soluzione stabile e Trump ha dichiarato il 18 agosto che non sono in corso né programmati nuovi colloqui, mentre dall’altra parte funzionari iraniani continuano a fornire versioni differenti sullo stato dei contatti.
Il risultato è una combinazione politicamente tossica: una guerra che gli americani vedono sempre meno breve, costi economici che arrivano direttamente alle famiglie e una Casa Bianca che fatica a mostrare una via d’uscita.
Solo un americano su tre approva il presidente
Il 33% rappresenta il punto più basso della seconda presidenza Trump e coincide con uno dei livelli peggiori toccati anche durante il suo primo mandato. Il sondaggio Reuters/Ipsos ha coinvolto 1.166 adulti statunitensi e presenta un margine di errore di circa tre punti percentuali.
La fotografia resta comunque pesante anche tenendo conto dell’incertezza statistica. Trump si trova oltre trenta punti sotto il livello di disapprovazione e ha perso consenso anche tra gli indipendenti, il gruppo che spesso decide le elezioni americane. Le analisi aggregate citate dalla CNN mostrano una caduta particolarmente forte proprio tra questi elettori, molto più ampia rispetto a quella registrata alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 2018.
E il 2018 non rappresenta esattamente un precedente rassicurante per i repubblicani: allora il partito perse il controllo della Camera.
Anche economia e immigrazione non salvano più Trump
La guerra non è l’unico fronte sul quale Trump sta perdendo terreno. Il nuovo sondaggio segnala un cambiamento significativo anche sull’economia, tradizionalmente uno degli argomenti più favorevoli ai repubblicani. Per la prima volta da circa un decennio, più elettori dichiarano di fidarsi dei democratici rispetto al Gop sulla gestione economica.
Anche sull’immigrazione, uno dei pilastri dell’identità politica trumpiana, il vantaggio repubblicano si è ridotto drasticamente. All’inizio del 2025 il Gop godeva di un margine di 26 punti sui democratici; oggi quel vantaggio sarebbe sceso a appena due punti.
Per Trump è forse il dato politicamente più pericoloso dopo quello generale sul gradimento. La sua forza elettorale si è sempre costruita sulla capacità di dominare alcuni temi specifici anche quando la sua popolarità personale rimaneva relativamente bassa. Se gli elettori iniziano a sottrargli anche economia e immigrazione, il problema non riguarda più soltanto l’immagine del presidente ma l’intera offerta politica repubblicana.
L’incubo delle elezioni di metà mandato
Mancano meno di ottanta giorni al voto di novembre e i repubblicani cominciano a guardare i numeri con crescente preoccupazione. Il partito deve difendere una maggioranza molto stretta alla Camera, mentre anche alcune competizioni per il Senato stanno diventando più difficili. Axios segnala che il malcontento verso Trump comincia a emergere persino tra una parte degli elettori repubblicani e che l’entusiasmo democratico potrebbe diventare un fattore decisivo nella partecipazione al voto.
Le elezioni di metà mandato puniscono spesso il partito del presidente, ma questa volta il confronto con il 2018 rende la situazione ancora più delicata. Allora Trump arrivò al voto con indici di popolarità negativi, ma meno deteriorati di quelli che alcune rilevazioni mostrano oggi. I democratici conquistarono la Camera con un’ondata che costò ai repubblicani decine di seggi.
Oggi la guerra in Iran aggiunge una variabile che otto anni fa non esisteva: un conflitto internazionale lungo e impopolare che rischia di trasformarsi in un referendum sulla leadership di Trump.
Il presidente più divisivo ora rischia di diventare un peso per il suo partito
Trump ha costruito gran parte della propria carriera politica sulla convinzione di possedere una base elettorale più resistente di quella di qualsiasi altro leader americano contemporaneo. Per anni quella convinzione ha avuto una base reale: scandali, processi, due impeachment e sconfitte elettorali non hanno mai distrutto il nucleo duro del trumpismo.
Il nuovo sondaggio suggerisce però che quella corazza possa essersi incrinata. Il 33% continua a rappresentare decine di milioni di americani fedeli al presidente, ma non basta per vincere elezioni nazionali e può diventare un problema enorme per candidati repubblicani costretti a scegliere se abbracciare Trump oppure prendere le distanze da lui.
A novembre non ci sarà il nome del presidente sulla scheda. Ci saranno però centinaia di candidati che dovranno rispondere delle sue politiche, della guerra in Iran, dei prezzi e dell’andamento dell’economia.
Ed è questo il dato che rende il 33% molto più di un brutto sondaggio personale. Donald Trump rischia di arrivare alle elezioni di metà mandato non più come il principale vantaggio elettorale dei repubblicani, ma come il loro problema più difficile da nascondere.







