Un documento che parla di soldi, stipendi, finanziamenti alla cassa di solidarietà antifascista e di una presunta «gestione collettiva» del ruolo di parlamentare europeo. Poi le domande di Filippo Roma, il silenzio di Ilaria Salis, la richiesta dell’eurodeputata di far intervenire la polizia e una risposta destinata inevitabilmente a diventare virale: «Ma io sento delle mosche che mi ronzano nelle orecchie».
Ieri sera Le Iene hanno mostrato il documento che circola da tempo in rete e porta la firma generica «Gli ex lavoratori di Ilaria Salis», senza però indicare nomi e cognomi. Il testo racconta la versione degli ex collaboratori dell’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e ricostruisce ciò che sarebbe accaduto dietro le quinte prima e dopo l’elezione di Salis a Bruxelles.
Il condizionale resta indispensabile: il documento contiene affermazioni degli ex collaboratori e Salis, durante il confronto con Roma, non ne ha confermato l’autenticità né è entrata nel merito delle accuse. Il servizio televisivo ha però mostrato il testo e ha rivolto direttamente all’eurodeputata una lunga serie di domande proprio per ottenere una risposta sulla sua veridicità.
Il documento mostrato in tv: «Accordo sui compensi»
La vicenda parte quando Ilaria Salis si trova ancora detenuta in Ungheria con l’accusa di aver partecipato all’aggressione di alcuni militanti di estrema destra durante il cosiddetto Giorno dell’Onore a Budapest, contestazioni che lei ha sempre respinto. In Italia cresce la mobilitazione in suo favore e nel 2024 Alleanza Verdi e Sinistra la candida alle elezioni europee. Salis ottiene il seggio, conquista l’immunità parlamentare e lascia il carcere ungherese.
Secondo il documento mostrato ieri sera, alcuni collaboratori avrebbero contribuito alla campagna che portò prima alla candidatura e successivamente all’elezione. Il testo sostiene che, in quella fase, il gruppo avrebbe raggiunto un accordo sulla futura gestione dell’attività politica e delle risorse economiche.
Ed è qui che compaiono le cifre. Secondo quanto riportato nel documento, l’accordo avrebbe previsto 2.500 euro per gli assistenti locali, 3.000 euro per gli assistenti accreditati a Bruxelles e 4.000 euro per Salis, invece degli 8.700 euro netti indicati nel testo come compenso spettante all’europarlamentare.
Le somme eccedenti, sempre secondo la versione contenuta nel documento, avrebbero dovuto alimentare la cassa di solidarietà antifascista nata per sostenere le spese degli imputati e dei detenuti coinvolti nel caso Budapest.
Il documento sostiene inoltre che le parti avessero immaginato una gestione più ampia e condivisa dell’attività politica della futura parlamentare. Successivamente, però, quell’accordo sarebbe saltato e i rapporti tra Salis e alcuni collaboratori si sarebbero deteriorati.
La condanna da 300.900 euro e il conto pignorato
Nel frattempo la vicenda ha assunto anche una dimensione giudiziaria. Un giudice ha condannato Salis in primo grado a pagare 300.900 euro per il licenziamento senza giusta causa e senza preavviso di due ex collaboratori, uno dei quali lavorava con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa e l’altra con partita Iva.
Salis ha impugnato la decisione e sostiene di non aver ricevuto correttamente la notifica della causa. L’europarlamentare ha inoltre fornito pubblicamente una ricostruzione completamente diversa della rottura con i collaboratori: secondo la sua versione, il rapporto fiduciario si era ormai deteriorato, gli ex collaboratori avrebbero cercato di condizionare le sue decisioni e si sarebbero verificate gravi inadempienze professionali.
Qualche settimana dopo la sentenza è arrivato un altro capitolo: il pignoramento del conto corrente per circa 7 mila euro di spese legali. Anche in quel caso Salis ha sostenuto di non aver saputo nulla della procedura.
Proprio su questa doppia circostanza Filippo Roma ha insistito durante il servizio andato in onda ieri sera: prima una condanna che Salis sostiene di non aver conosciuto, poi un pignoramento del quale afferma ugualmente di non aver avuto notizia.
Filippo Roma incalza Salis: «Questo documento è vero o falso?»
Roma ha raggiunto Salis durante una serata dedicata alla «convergenza antifascista» e ha cominciato dalla contraddizione che rappresenta il cuore del servizio.
«Onorevole Salis, buonasera, complimenti, lei è la paladina della lotta all’antifascismo e dei diritti dei lavoratori. Ma che è successo? Ci spiega. Com’è possibile che proprio lei sia stata condannata per aver licenziato senza giusta causa due ex dipendenti, uno con Cococo e un’altra partita Iva?».
Poi l’inviato è passato direttamente alle questioni giudiziarie: «È vero che è stata processata in sua insaputa? Che non sapeva nulla? Perché noi abbiamo letto che lei ha detto di non aver ricevuto la notifica, poi abbiamo anche saputo che a un certo punto è stata condannata a pagare 7 mila euro di spese legali, neanche questo sapeva?».
Salis non ha risposto nel merito e Roma ha quindi tirato fuori il documento.
«Questo documento, lei l’ha mai letto? È importante che lei ci dica se è vero o è falso, perché così avvertiamo e informiamo tutti coloro che lo stanno leggendo, perché sta circolando in rete. Lo dica, è falso, è un fake, oppure ci può dire se è vero».
La domanda sui soldi: «Metà dello stipendio al fondo di Budapest?»
Roma ha quindi chiesto a Salis di rispondere sul contenuto più delicato del documento: «È vero che c’è stato un accordo tra lei e i suoi collaboratori, secondo il quale avreste dovuto fare una gestione collettiva del suo ruolo di parlamentare e della sua attività politica?».
L’inviato ha insistito anche sulla destinazione del denaro: «È vero che c’era un accordo secondo il quale lei avrebbe dovuto versare metà del suo stipendio a un fondo per pagare le spese dei coimputati di Budapest?».
Salis non ha confermato né smentito quelle affermazioni durante il confronto mostrato dal programma. A un certo punto ha invece chiesto l’intervento della polizia, sostenendo che Roma la stesse molestando.
L’inviato ha reagito immediatamente: «Ma che molestie, stiamo facendo domande di interesse pubblico, si rifugia con la polizia».
Poi ha aggiunto un’altra domanda: «È vero che lei ha diffidato gli ex collaboratori che ha licenziato a divulgare notizie sul vostro rapporto di lavoro?».
Salis a Roma: «Sento delle mosche che mi ronzano nelle orecchie»
È a questo punto che arriva la risposta più tagliente dell’europarlamentare.
«Ma io sento delle mosche che mi ronzano nelle orecchie».
Roma replica: «Ma solo questo sa dire?».
E Salis: «Non credo che si faccia così giornalismo…».
L’inviato non arretra: «Dopo aver combattuto strenuamente sulle piazze poi non risponde alle domande e si rifugia chiedendo aiuto alla polizia».
Il confronto continua e coinvolge anche un’altra giornalista presente. Salis sostiene che la cronista l’avesse già «tormentata a Strasburgo» e afferma che avrebbe ricevuto una sanzione. La giornalista replica invece che Salis avrebbe cercato di farla cacciare dal Parlamento europeo.
Roma interviene nuovamente: «Non la tratti così male, sta facendo il suo mestiere, è una lavoratrice».
La domanda sul fidanzamento con un collaboratore resta senza risposta
Il servizio affronta infine un altro elemento personale indicato come possibile origine della rottura all’interno del gruppo. Roma chiede a Salis se i rapporti con gli ex collaboratori si siano incrinati quando l’europarlamentare avrebbe iniziato una relazione sentimentale con uno di loro.
Anche questa domanda resta senza una risposta nel merito.
Salis si rivolge in inglese alle persone che la circondano e mette in dubbio che Roma e gli altri presenti siano realmente giornalisti. L’inviato torna allora su un altro punto: perché gli ex collaboratori non dovrebbero poter divulgare informazioni sul rapporto di lavoro, mentre Salis ha potuto raccontare pubblicamente la propria versione della vicenda sui social?
La domanda rimane ancora una volta sospesa.
Roma va da Fratoianni: «Ricandiderebbe Ilaria Salis?»
Il servizio di ieri sera non si è fermato all’europarlamentare. Filippo Roma ha raggiunto anche Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e uno dei leader di Alleanza Verdi e Sinistra, il partito che nel 2024 sostenne la candidatura di Salis alle europee.
«E la ricandiderebbe?», gli chiede Roma.
«Vedremo, dipende anche da quali sono le ragioni», risponde Fratoianni.
L’inviato insiste: «Però al di là delle ragioni, una condanna è una condanna».
Fratoianni replica: «Quando ci sarà la cosa valuteremo. Sarebbe una cosa molto grave».
Resta quindi aperta la questione centrale sollevata dal servizio andato in onda ieri sera. Esiste un documento che attribuisce agli ex collaboratori di Ilaria Salis una ricostruzione dettagliata dei rapporti economici e politici all’interno del gruppo, comprese cifre precise e un presunto accordo sulla destinazione di una parte del denaro. Il programma lo ha mostrato e ha chiesto direttamente all’europarlamentare se fosse autentico.
Nel confronto trasmesso in televisione, Salis non ha risposto né sì né no. Ha contestato il modo in cui Roma le poneva le domande, ha chiesto l’intervento della polizia e ha liquidato l’inviato con quella frase: «Sento delle mosche che mi ronzano nelle orecchie».







