Patrimoniale, il campo largo rischia di esplodere: Conte dice no, Fratoianni vuole tassare i ricchi e Schlein prende tempo. Renzi gode

Campo largo con Fratoianni, Schlein, Conte, Bonell

Il campo largo vuole tassare i super-ricchi, purché nessuno pronunci la parola «patrimoniale». Una missione quasi impossibile per Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, che devono ancora trovare una ricetta fiscale comune prima di presentarsi agli elettori come alternativa al centrodestra. Il problema è che ognuno ha una soluzione diversa e, soprattutto, una diversa idea di quali tasse possano far vincere o perdere le elezioni.

Conte considera la patrimoniale un fallimento già sperimentato altrove, Fratoianni vuole introdurre un’imposta sulle grandissime fortune e Schlein preferisce rinviare il confronto a livello europeo. Nel frattempo, Matteo Renzi si ritrova sorprendentemente d’accordo con il leader del Movimento 5 Stelle. Un’intesa inattesa che rende ancora più complicata la ricerca di un programma condiviso.

Conte boccia la patrimoniale e si ritrova d’accordo con Renzi

A mettere un primo paletto è stato Giuseppe Conte, che non intende trasformare la tassazione dei patrimoni nel manifesto economico della futura coalizione progressista. «Dobbiamo uscire dal quadro ideologico», ha spiegato il presidente del Movimento 5 Stelle, liquidando l’ipotesi di un’imposta patrimoniale con un giudizio netto: «È stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato».

Una posizione che lo avvicina a Matteo Renzi, da tempo contrario a una misura che considera politicamente controproducente. Il leader di Italia Viva ha definito la patrimoniale «un errore tattico e strategico», convinto che offrirebbe al centrodestra un argomento elettorale particolarmente efficace.

Per una volta, dunque, Conte e Renzi condividono la stessa preoccupazione: evitare che la coalizione si presenti alle urne con una proposta che gli avversari potrebbero raccontare come un’aggressione ai risparmi degli italiani. Il punto, però, è che il campo largo continua a cercare risorse per finanziare sanità, scuola e sostegno ai salari. E qualcuno dovrà spiegare dove recuperarle.

Fratoianni non arretra: «Tassare lo 0,1% degli italiani più ricchi»

Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e protagonista dell’alleanza con i Verdi, non ha alcuna intenzione di rinunciare alla tassazione delle grandi fortune. «È curioso sostenere che parlarne faccia perdere le elezioni quando tutti i sondaggi registrano un ampio consenso sulla tassazione delle grandissime ricchezze», osserva, contestando l’idea che la patrimoniale rappresenti necessariamente un suicidio elettorale.

La proposta che sostiene, elaborata da Oxfam, riguarda i patrimoni personali netti superiori a 5,4 milioni di euro. Secondo le stime citate da Fratoianni, coinvolgerebbe circa 50 mila italiani, pari allo 0,1% della popolazione, e garantirebbe un gettito aggiuntivo di 13 miliardi di euro all’anno.

Risorse che Avs vorrebbe destinare alla sanità pubblica, alla scuola e al sostegno dei salari. Fratoianni insiste sulla distinzione tra grandi patrimoni e risparmio ordinario: la sua proposta non punta alle famiglie proprietarie di una casa, ma a una fascia estremamente ristretta di contribuenti con ricchezze milionarie. Resta però da convincere gli alleati, a cominciare da Conte, che proprio sulla parola «patrimoniale» ha già alzato un muro.

Schlein prende tempo: il timore di regalare un assist a Meloni

Nel mezzo della disputa si trova Elly Schlein, che deve tenere insieme le diverse anime del Partito democratico e contemporaneamente costruire un’intesa con Movimento 5 Stelle e Avs. Finora la segretaria dem ha evitato di sposare apertamente la proposta di Fratoianni, preferendo sostenere la necessità di affrontare il tema della tassazione delle grandi ricchezze «a livello europeo».

Una posizione prudente che consente di non chiudere la porta alla redistribuzione fiscale, ma evita anche di trasformare la patrimoniale in una bandiera immediatamente riconoscibile. La preoccupazione politica è evidente: Giorgia Meloni e il centrodestra potrebbero sfruttare il tema per accusare l’opposizione di voler aumentare le tasse.

Nel Pd, tuttavia, qualcuno comincia a chiedere una discussione più esplicita. Il responsabile dell’organizzazione e numero due del partito, Igor Taruffi, ha aperto al confronto. «È una discussione che dovremo fare», ha dichiarato, richiamando le difficoltà economiche e salariali che attraversano il Paese.

«Come dimostrano le manifestazioni di questi giorni, esiste una questione sociale e salariale di straordinaria attualità a cui bisogna dare risposta, e ovviamente le risorse non si inventano, vanno in qualche modo recuperate». Il problema, appunto, è decidere da chi recuperarle e attraverso quali strumenti.

Non solo patrimoniale: il Pd vuole cambiare l’Irpef

La discussione fiscale del campo largo non riguarda soltanto i grandi patrimoni. Il Partito democratico lavora a una riforma complessiva dell’Irpef, con l’obiettivo di alleggerire il carico sui redditi medio-bassi e modificare il sistema delle aliquote. Tra le ipotesi figura l’introduzione di un’aliquota continua, sul modello tedesco, per rendere più graduale la progressione dell’imposta ed evitare salti nel prelievo fiscale.

Il progetto prevede anche un allargamento della base imponibile attraverso la revisione dei regimi sostitutivi, comprese alcune forme di tassazione cedolare, e una razionalizzazione delle agevolazioni. L’obiettivo è recuperare risorse senza aumentare indiscriminatamente le imposte sui redditi da lavoro.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra sostiene una revisione del sistema fiscale in questa direzione, accompagnandola però a una maggiore tassazione delle ricchezze più elevate. Le proposte comprendono inoltre lo stop ai condoni, il rafforzamento della lotta all’evasione e un maggiore utilizzo degli strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale per individuare le irregolarità fiscali.

Un altro obiettivo condiviso riguarda il contrasto al fiscal drag, il fenomeno che può aumentare il peso effettivo dell’Irpef quando gli stipendi crescono nominalmente per effetto dell’inflazione.

Fratoianni rilancia: «Una patrimoniale sulle mafie». E spunta la cannabis legale

Il leader di Sinistra Italiana non limita le proprie proposte alla tassazione delle grandi fortune. Fratoianni suggerisce anche altre strade per aumentare le entrate pubbliche. «Se il governo cerca soldi, potrebbe mettere una bella patrimoniale sulle mafie e legalizzare le droghe leggere, come avviene in altri Paesi», sostiene.

Sul secondo punto trova un alleato in Riccardo Magi, segretario di +Europa, che intende chiedere al campo largo di inserire la legalizzazione della cannabis negli emendamenti comuni alla manovra e successivamente nel programma elettorale. Secondo le stime richiamate da Magi, la regolamentazione del mercato potrebbe generare entrate per lo Stato comprese tra 4 e 7 miliardi di euro.

Si tratta di previsioni che dipendono dalle caratteristiche dell’eventuale riforma, dalle aliquote applicate e dalla capacità di trasferire una parte del mercato illegale verso quello regolamentato. La proposta, comunque, aggiunge un altro argomento al già complicato confronto tra le forze progressiste, chiamate a trovare una posizione comune anche su temi che dividono sensibilità politiche ed elettorati differenti.

Il campo largo cerca un programma, ma sulle tasse rischia la guerra interna

La patrimoniale è soltanto uno dei nodi che Pd, Movimento 5 Stelle e Avs devono sciogliere per arrivare a un programma elettorale condiviso. Sul tavolo restano le differenze in politica estera, a cominciare dall’Ucraina, e quelle sulle priorità economiche. La tassazione delle rendite finanziarie, il rapporto tra imposte sul lavoro e imposte sulla ricchezza, la revisione dell’Irpef e il finanziamento dei servizi pubblici richiedono scelte che difficilmente possono ridursi a uno slogan.

Conte vuole evitare una misura che considera inefficace. Fratoianni insiste sulla redistribuzione delle grandi fortune. Schlein cerca una mediazione che non comprometta l’unità della coalizione e non consegni alla destra un bersaglio facile. Il risultato è un paradosso politico: tutti parlano della necessità di recuperare risorse per ridurre le disuguaglianze, ma non riescono ancora a mettersi d’accordo su chi debba pagare il conto. Mentre il campo largo cerca un nome meno indigesto per la patrimoniale, la battaglia sul fisco è già cominciata.