La verità sulla morte di Pier Paolo Pasolini torna sotto la lente della magistratura. La Procura di Roma ha deciso di riaprire le indagini sull’omicidio dello scrittore, poeta e regista, brutalmente ucciso all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.
La nuova iniziativa giudiziaria prende le mosse da una testimonianza inedita e da tre piste investigative contenute in un esposto presentato dall’avvocato Stefano Maccioni. Gli approfondimenti riguardano soprattutto l’attività artistica e intellettuale di Pasolini negli ultimi mesi della sua vita, con particolare attenzione ad alcune opere e agli articoli pubblicati poco prima della sua morte.
Tra gli elementi indicati dal legale figura innanzitutto Salò o le 120 giornate di Sodoma, il film attraverso il quale Pasolini affrontò, con una rappresentazione estrema, il tema del fascismo e dei rapporti di potere. Un altro punto centrale è Petrolio, il romanzo rimasto incompiuto nel quale l’autore affrontava anche la morte di Enrico Mattei e la figura di Eugenio Cefis, suo successore alla guida dell’Eni.
A questi lavori si aggiungono alcuni articoli pubblicati a ridosso dell’omicidio, nei quali Pasolini denunciava intrecci e dinamiche del potere politico ed economico italiano. Proprio questo contesto rappresenta uno degli aspetti che gli investigatori potrebbero essere chiamati ad approfondire.
Una nuova testimonianza riapre il caso Pasolini
Non è la prima volta che l’avvocato Maccioni tenta di riportare all’attenzione della magistratura il delitto Pasolini. Già nel 2010 era riuscito a ottenere la riapertura degli accertamenti. Le indagini, proseguite fino al 2015, si erano però concluse con un’archiviazione: i profili genetici individuati sul corpo della vittima non erano stati associati ad alcuna persona identificata.
Un ulteriore tentativo, presentato nel 2023, non aveva avuto esito positivo. La svolta è arrivata nel novembre 2025, quando Maccioni, in rappresentanza dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti, ha depositato una nuova istanza accolta dalla Procura.
A fare la differenza sarebbe stata soprattutto la dichiarazione di un ex appartenente alle forze dell’ordine, oggi in pensione. L’uomo avrebbe riferito al legale circostanze legate alla prima inchiesta sull’omicidio, fornendo elementi che potrebbero contribuire a una diversa ricostruzione dei fatti.
I dubbi sulla condanna di Giuseppe Pelosi
Secondo Maccioni, la ricostruzione giudiziaria che attribuiva a Giuseppe Pelosi la responsabilità esclusiva dell’omicidio presenta ormai numerosi punti da chiarire. Pelosi, condannato in via definitiva per il delitto, è morto nel 2017.
«Come evidenziato oramai da quasi 18 anni, la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni, in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste», sostiene l’avvocato.
Si tratta della posizione del legale e dei promotori dell’istanza, che chiedono di verificare nuovamente gli elementi emersi nel corso degli anni e di approfondire eventuali responsabilità ulteriori.
A oltre mezzo secolo da quella notte all’Idroscalo, il caso Pasolini continua dunque a interrogare la storia giudiziaria italiana. La nuova riapertura delle indagini non rappresenta ancora una risposta definitiva, ma segna un nuovo capitolo nella ricerca della verità su uno degli omicidi più controversi del nostro Paese.







