Garlasco, Cataliotti sfida Giletti sui video intimi di Chiara Poggi: «Dove sta scritto che Sempio li ha visti?». Scintille sulle intercettazioni

Massimo Giletti

Andrea Sempio non avrebbe confessato nulla nelle intercettazioni che la Procura di Pavia considera rilevanti per la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo il suo avvocato, Liborio Cataliotti, quelle frasi non nascondono ammissioni compromettenti, ma riproducono informazioni che l’indagato aveva ascoltato attraverso podcast, video su YouTube e approfondimenti giornalistici.

Una spiegazione che il legale sostiene di poter documentare e che provoca un acceso confronto con Massimo Giletti, soprattutto quando la discussione arriva alla chiavetta Usb contenente filmati intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Cataliotti contesta l’ipotesi che Sempio abbia visto quei video, mentre Giletti insiste su una distinzione fondamentale: conoscere l’esistenza della chiavetta non significa sapere che cosa contenesse. Sullo sfondo rimane il presunto movente sessuale sul quale lavorano gli investigatori, un’ipotesi che la difesa respinge e che rappresenta uno dei punti più controversi della nuova ricostruzione del delitto di Garlasco.

Le intercettazioni di Sempio e la spiegazione di Cataliotti

Al centro del confronto ci sono alcune intercettazioni del 14 aprile 2025, quando Andrea Sempio, già indagato da poche settimane, parla da solo in automobile e sembra fare riferimento alle telefonate effettuate all’abitazione della famiglia Poggi e alla chiavetta Usb contenente video intimi della vittima e del fidanzato Alberto Stasi. Gli inquirenti attribuiscono a quelle parole una possibile valenza confessoria, inserendole nel quadro degli elementi che, secondo la loro ricostruzione, potrebbero sostenere l’ipotesi di un movente sessuale. La difesa contesta radicalmente questa interpretazione e sostiene che Sempio non stesse raccontando esperienze personali, ma ripetendo informazioni già circolate pubblicamente.

Cataliotti afferma di poter ricostruire l’origine delle frasi pronunciate dal suo assistito, individuando le fonti dalle quali avrebbe ricavato i diversi riferimenti al caso. «Quando trovate riferimenti alla vicenda noi saremo in grado di dimostrare e indicare esattamente dove attingeva», sostiene il legale, spiegando che Sempio seguiva con attenzione gli approfondimenti dedicati al delitto, prendeva appunti e successivamente ripeteva i contenuti ascoltati. «Sempio sente le trasmissioni, appunta quello che viene detto, lo riproduce in modo testuale e fedele, seguendo la stessa cronologia», aggiunge Cataliotti, precisando che l’indagato condivideva poi alcune considerazioni con un’amica e con la propria avvocata Angela Taccia.

Per il difensore, questa ricostruzione toglierebbe alle intercettazioni il significato che gli investigatori intendono attribuire loro. Il fatto che Sempio menzioni dettagli relativi al delitto, sostiene Cataliotti, non dimostrerebbe una conoscenza diretta degli avvenimenti, perché quegli stessi particolari avrebbero già trovato spazio in contenuti accessibili al pubblico. La questione decisiva diventa quindi la possibilità di verificare se le fonti indicate dalla difesa contenessero effettivamente le informazioni richiamate dall’indagato e se fossero disponibili prima delle conversazioni intercettate.

La chiavetta Usb e lo scontro con Giletti: «Non si sapeva che contenesse un video intimo»

La discussione si accende quando Cataliotti affronta il tema della chiavetta Usb che conteneva filmati intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Secondo una delle ipotesi investigative, Sempio potrebbe aver avuto accesso a quei contenuti, un elemento che gli inquirenti valutano nell’ambito della ricostruzione del possibile movente. Il legale contesta che esistano prove sufficienti a sostenere questa conclusione e ricorda che della chiavetta si parlava pubblicamente già nel 2008. A quel punto Massimo Giletti interviene per contestare l’equivalenza tra la conoscenza dell’esistenza del supporto informatico e quella del suo contenuto: «Si sapeva dell’esistenza di una chiavetta, ma non si sapeva che all’interno ci fosse un filmato intimo».

Cataliotti non arretra e chiede di individuare un elemento concreto che dimostri la visione dei filmati da parte dell’indagato. «Mi dica dove Sempio dice di avere visto un video intimo di Chiara e Stasi, poi parliamo del resto», replica il difensore, dopo che anche Paolo Reale, consulente della famiglia Poggi, ha osservato che non emergono elementi per affermare che una terza persona abbia preso e utilizzato la chiavetta. Il legale sostiene inoltre che, al momento dell’intercettazione del 14 aprile 2025, l’ipotesi di una presunta attrazione di Sempio per Chiara collegata alla visione dei filmati fosse già oggetto di discussione pubblica. «Il 14 aprile 2025 l’ipotesi che la passione fantomatica di Sempio per Chiara fosse frutto della visione dei video intimi era già discussa, ne abbiamo indicato anche le fonti», afferma.

La risposta di Giletti evidenzia quanto il punto sia controverso: «Per me è una notizia, fino a oggi non l’ho mai saputo, sarò ignorante o deficiente come dice Capra, a me non risultava». Il confronto ruota dunque intorno a una distinzione essenziale per l’indagine: se Sempio avesse appreso determinate informazioni da fonti pubbliche, la loro presenza nelle intercettazioni avrebbe un significato diverso rispetto all’eventuale conoscenza diretta di materiali riservati. Cataliotti sostiene di poter dimostrare la prima ipotesi, mentre la valutazione della rilevanza investigativa delle conversazioni rimane affidata agli accertamenti della Procura.

I vecchi video di Sempio e il presunto movente sessuale

Un altro momento di forte tensione riguarda i video personali che Andrea Sempio aveva registrato anni prima e che sono recentemente tornati al centro dell’attenzione. In alcune registrazioni l’indagato parla da solo, affrontando temi legati agli stupri e al rapporto con il mondo femminile. La diffusione di quei contenuti ha alimentato interrogativi sulla sua personalità e sul loro eventuale collegamento con l’ipotesi di un movente sessuale, ma Cataliotti contesta il tentativo di trasformare dichiarazioni isolate in elementi capaci di dimostrare una responsabilità nell’omicidio.

Giletti manifesta apertamente il proprio scetticismo davanti alle spiegazioni della difesa: «Non mi dica che nascono da un podcast perché non ci credo». Cataliotti risponde richiamando un passaggio delle registrazioni per mostrare quanto possa risultare fuorviante interpretare letteralmente ogni frase pronunciata da Sempio. «L’ha sentito dire: “Ho fatto cose brutte anche stamattina”, secondo lei aveva commesso un omicidio anche quella mattina? Non lasciamoci condizionare dalle suggestioni, sono la miglior prova di quanto queste frasi siano completamente sganciate dalla vicenda omicidiaria per cui è indagato».

Il difensore sostiene quindi che i contenuti dei video non consentano di ricavare automaticamente un collegamento con l’uccisione di Chiara Poggi. La sua posizione si estende anche ai diari dell’indagato, che considera materiali da interpretare nel loro contesto e non attraverso singole espressioni estrapolate. La Procura, invece, continua a esaminare le dichiarazioni e gli altri elementi raccolti nell’ambito della propria ricostruzione investigativa. La divergenza riguarda proprio il valore da attribuire a parole e comportamenti che possono apparire inquietanti, ma che richiedono riscontri specifici prima di assumere un significato probatorio.

Il nodo del movente e la strategia della difesa di Andrea Sempio

L’ipotesi del movente sessuale costituisce uno dei terreni sui quali si concentra il confronto tra la Procura di Pavia e i legali di Andrea Sempio. Secondo la ricostruzione investigativa richiamata nel dibattito, l’indagato potrebbe aver nutrito un interesse per Chiara Poggi e aver avuto accesso ai video intimi custoditi nella chiavetta Usb. Cataliotti respinge questa impostazione, sostenendo che non esistano elementi per dimostrare presunte avances di Sempio nei confronti della vittima né un suo rifiuto. Contesta inoltre che le intercettazioni possano colmare queste lacune, perché le frasi pronunciate dall’indagato deriverebbero da informazioni pubbliche che la difesa afferma di aver già individuato.

Il confronto con Giletti mette in evidenza proprio la questione che gli investigatori dovranno affrontare: stabilire se determinati riferimenti contenuti nelle conversazioni di Sempio rivelino conoscenze personali oppure riproducano semplicemente notizie apprese successivamente attraverso il racconto pubblico del delitto. Non basta, infatti, dimostrare che un argomento fosse genericamente noto; occorre verificare quali dettagli circolassero, attraverso quali fonti e dove fossero reperibili e se coincidessero con le espressioni che gli investigatori ritengono significative. È su questa verifica che Cataliotti intende costruire una parte importante della strategia difensiva, annunciando di poter indicare con precisione le fonti utilizzate dal proprio assistito.

La stessa impostazione riguarda i vecchi video e i diari di Sempio, che la difesa considera estranei all’omicidio e che, secondo il legale, non possono sostenere da soli l’ipotesi di un movente sessuale. Le spiegazioni di Cataliotti non cancellano gli interrogativi sollevati dagli inquirenti, ma introducono una possibile interpretazione alternativa che dovrà confrontarsi con la cronologia delle pubblicazioni, il contenuto delle intercettazioni e gli altri risultati dell’indagine. Nel frattempo, lo scontro con Giletti fotografa quanto la vicenda della chiavetta Usb continui a dividere anche chi segue da anni il caso: da una parte la convinzione che alcuni dettagli meritino ulteriori approfondimenti, dall’altra la richiesta della difesa di non attribuire a Sempio conoscenze dirette senza dimostrare che abbia effettivamente avuto accesso ai materiali.