Donald Trump perde il controllo del Congresso e si ritrova davanti a due anni di presidenza che promettono di trasformarsi in una guerra di trincea. Lo tsunami democratico delle elezioni di metà mandato travolge la maggioranza repubblicana sia alla Camera sia al Senato, consegnando all’opposizione le leve parlamentari per ostacolare la Casa Bianca. Il presidente riconosce la sconfitta, ma cerca subito di prenderne le distanze: «Con il mio nome sulla scheda avremmo vinto. Accetto il risultato». Una dichiarazione che sposta il peso del tracollo sui candidati repubblicani e apre una questione politica destinata a dominare i prossimi mesi: quanto potere conserva Trump su un partito che ha appena perso entrambe le camere? La risposta arriverà anche dalle scelte del presidente, che ha già preparato un piano per governare aggirando, dove possibile, il Parlamento.
Lo tsunami democratico travolge Trump e cambia gli equilibri di Washington
Le elezioni di metà mandato consegnano ai democratici il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato. Il risultato modifica radicalmente il rapporto tra il presidente e il Congresso, fino a oggi dominato dai repubblicani.
La sconfitta assume un peso ancora maggiore per il successo democratico in Stati tradizionalmente favorevoli alla destra, come Texas e Kansas. La perdita di queste roccaforti rende più difficile per Trump attribuire il risultato soltanto a qualche competizione locale.
Il presidente, tuttavia, rivendica la propria capacità di mobilitare gli elettori. La frase sul suo nome assente dalle schede suggerisce una distinzione tra il consenso personale di Trump e quello dei candidati repubblicani.
È una lettura politica che dovrà confrontarsi con i risultati nei singoli Stati. Intanto, il partito si prepara a discutere le responsabilità della sconfitta e le strategie per le presidenziali del 2028.
Il piano segreto della Casa Bianca per governare senza il Congresso
La possibilità di perdere le maggioranze parlamentari non ha colto impreparata l’amministrazione. Già dalla primavera alcuni collaboratori del presidente lavoravano a un programma per affrontare un Congresso controllato dai democratici.
Tra i protagonisti figura Russell Vought, responsabile dell’Office of Management and Budget, l’organismo che coordina la politica di bilancio federale.
Il progetto punta a concentrare l’azione del governo nei settori in cui la presidenza dispone di maggiore autonomia. Trump potrebbe quindi intensificare il ricorso agli strumenti esecutivi per intervenire su commercio, immigrazione e amministrazione federale.
Tra le ipotesi figurano nuovi dazi, soprattutto sulle terre rare e sulle turbine eoliche, e ulteriori restrizioni sui visti di lavoro e di studio.
La Casa Bianca valuta anche iniziative sulle agenzie federali e sui settori industriali considerati strategici. Resta però un limite decisivo: gli ordini esecutivi non possono sostituire le leggi né autorizzare spese che il Congresso non ha approvato.
La battaglia sui finanziamenti e il rischio di un nuovo shutdown
Il problema più immediato riguarda il denaro necessario per finanziare le attività del governo. La Costituzione americana attribuisce al Congresso il cosiddetto potere della borsa, cioè la competenza fondamentale sulle autorizzazioni di spesa.
Per questo Trump punta a sfruttare le ultime settimane della maggioranza repubblicana uscente. L’obiettivo è ottenere l’approvazione di un ampio provvedimento di finanziamento, con particolare attenzione alle spese militari, prima del 3 gennaio 2027.
In quella data entrerà in carica il nuovo Congresso, nel quale i democratici controlleranno entrambe le assemblee.
Da quel momento ogni negoziato sul bilancio diventerà un terreno di confronto tra la Casa Bianca e l’opposizione. I democratici potranno condizionare i finanziamenti federali, mentre Trump conserverà il potere di respingere le leggi che non condivide.
Il rischio è una nuova paralisi amministrativa. In assenza di un accordo sulle risorse, alcune attività federali potrebbero fermarsi, provocando un altro shutdown.
Il presidente ha già dimostrato in passato di essere disposto ad affrontare questo tipo di scontro. Ma una lunga interruzione delle attività governative avrebbe conseguenze anche per cittadini, dipendenti pubblici e servizi federali.
I democratici preparano le indagini su Trump e sui suoi ministri
La conquista del Congresso offre ai democratici uno strumento che durante la maggioranza repubblicana non avevano: la guida delle commissioni parlamentari.
L’opposizione potrà avviare indagini, convocare funzionari, richiedere documenti e approfondire le decisioni più controverse dell’amministrazione.
Tra i possibili obiettivi figurano gli interessi economici di Trump e della sua famiglia, le politiche migratorie e le deportazioni verso Paesi che non garantiscono adeguate tutele dei diritti umani.
Particolare attenzione potrebbe concentrarsi anche sul segretario alla Difesa Pete Hegseth, per le operazioni militari contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi.
Le accuse riguardano soprattutto la proporzionalità degli interventi e la possibilità di fermare le imbarcazioni senza ricorrere ad attacchi letali. In almeno un episodio sono emersi dubbi sull’identità delle persone colpite.
Le commissioni dovranno accertare eventuali responsabilità attraverso documenti, testimonianze e verifiche. Le contestazioni politiche non equivalgono, da sole, alla dimostrazione di illeciti.
Torna lo spettro dell’impeachment, ma i democratici sono divisi
Trump aveva evocato il rischio di un nuovo impeachment già durante la notte elettorale. In un’email ai sostenitori aveva sostenuto che i democratici avrebbero chiesto apertamente la sua messa in stato d’accusa in caso di vittoria.
Ora la conquista della Camera rende concretamente possibile l’avvio di un terzo procedimento.
Una parte dell’ala progressista democratica vorrebbe utilizzare questo strumento contro il presidente. I vertici del partito, tuttavia, mostrano maggiore prudenza, anche alla luce dei risultati politici dei precedenti impeachment.
Trump ha già affrontato due procedimenti durante il primo mandato, nel 2019 e nel 2021. In entrambi i casi il Senato lo ha assolto.
La Costituzione prevede che la Camera approvi gli articoli di impeachment a maggioranza semplice. Per condannare e rimuovere il presidente, invece, occorre il voto favorevole di due terzi del Senato.
Anche con entrambe le camere sotto controllo democratico, quindi, la rimozione di Trump richiederebbe un sostegno molto più ampio di quello necessario per governare il Congresso.
La resa dei conti tra i repubblicani e la successione a Trump
La sconfitta elettorale apre anche una crisi interna al Partito repubblicano. Trump conserva la presidenza e un ruolo centrale nel movimento Maga, ma il risultato potrebbe ridurre la sua capacità di imporre le scelte politiche del partito.
La questione più delicata riguarda la successione del 2028. Il presidente non potrà candidarsi a un terzo mandato eletto, e la corsa alla Casa Bianca potrebbe diventare il terreno di uno scontro tra le diverse anime repubblicane.
Anche il vicepresidente JD Vance esce politicamente esposto dalla sconfitta, dopo aver partecipato attivamente alla campagna elettorale.
Nel partito convivono conservatori tradizionali, nazionalisti, esponenti della nuova destra populista e figure vicine al mondo tecnologico. La leadership di Trump ha finora contribuito a mantenere unite queste componenti.
Il risultato delle elezioni potrebbe incoraggiare alcuni dirigenti a rivendicare maggiore autonomia, soprattutto nella scelta del prossimo candidato presidenziale.
La domanda è se Trump riuscirà a conservare il ruolo di arbitro della successione oppure se i repubblicani apriranno una competizione più ampia, nella quale il movimento Maga dovrà confrontarsi con altre correnti.
Politica estera, Cina e Russia: dove Trump conserva maggiore libertà
La perdita del Congresso non priva il presidente delle proprie competenze in politica estera e nella gestione delle forze armate.
Trump potrà continuare a condurre negoziati internazionali, esercitare le attribuzioni di comandante in capo e utilizzare gli strumenti diplomatici della presidenza.
Tra gli appuntamenti più importanti figura il confronto con Xi Jinping e Vladimir Putin, che il presidente dovrebbe incontrare durante una prossima visita in Cina.
Anche il Golfo e i rapporti con Cuba potrebbero tornare al centro delle iniziative della Casa Bianca. Qualsiasi ipotesi di intervento militare, tuttavia, dovrebbe confrontarsi con i limiti costituzionali e legislativi applicabili.
Il presidente potrebbe cercare nella politica internazionale risultati che gli consentano di mantenere l’iniziativa politica nonostante la sconfitta interna.
Nel frattempo, i democratici dovranno dimostrare di saper utilizzare la nuova maggioranza senza trasformare ogni provvedimento in uno scontro destinato a concludersi con un veto.
Tra le possibili aree di dialogo figurano le politiche abitative e la riforma della giustizia penale. Hakeem Jeffries, destinato a guidare la nuova maggioranza alla Camera, avrebbe già esplorato alcune possibilità di confronto attraverso Jared Kushner, genero e collaboratore di Trump.
Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027. Da quel momento la presidenza Trump dovrà confrontarsi con due assemblee controllate dall’opposizione, mentre il Partito repubblicano inizierà a preparare la battaglia per il 2028.







