Salvini impallina Giorgetti sulle pensioni: la Lega pretende altri 1,5 miliardi per resuscitare Quota 100. E Meloni rischia la rivolta

Salvini – Giorgetti

Matteo Salvini vuole resuscitare Quota 100, ma rischia di dover prima resuscitare la credibilità delle sue promesse sulle pensioni. E questa volta il nemico non si nasconde tra i banchi dell’opposizione: si chiama Giancarlo Giorgetti, è il ministro dell’Economia e appartiene alla stessa Lega. I fedelissimi del vicepremier accusano il titolare del Tesoro di aver tradito gli accordi sulla manovra 2027, scrivendo una norma talmente generica da consentire a Fratelli d’Italia e Forza Italia di svuotare il progetto leghista. Risultato: Salvini pretende 1,5 miliardi di euro aggiuntivi, da sommare ai 2,5 miliardi già previsti nel fondo per accompagnare i lavoratori verso la pensione. Il conto sale così a quattro miliardi, mentre nella maggioranza si apre l’ennesima battaglia per decidere chi debba incassare i dividendi politici della legge di bilancio.

Salvini contro Giorgetti: «Ha tradito i patti sulle pensioni»

La resa dei conti si concentra sull’articolo 52 della manovra, quello che istituisce un fondo da 850 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029 per interventi previdenziali che il governo dovrà definire successivamente. Nelle intenzioni della Lega, quei soldi avrebbero dovuto finanziare un nuovo canale di pensionamento anticipato, consentendo ai lavoratori di lasciare il lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi.

Una formula che Salvini vorrebbe presentare come il ritorno di Quota 100, anche se la somma tra età e contributi raggiungerebbe esattamente quota 100 attraverso requisiti diversi da quelli della misura originaria. Il problema è che il testo della legge non contiene questa promessa.

Secondo i dirigenti leghisti, Giorgetti avrebbe commesso un errore nella formulazione della norma, lasciando troppo spazio alle interpretazioni degli alleati. Un esponente del Carroccio parla dell’«urgenza di rimediare a un errore». Un’accusa che pesa ancora di più perché arriva dallo stesso partito del ministro incaricato di tenere sotto controllo i conti pubblici.

Il pasticcio degli 850 milioni: nella manovra non compare la nuova Quota 100

Il passaggio che ha fatto infuriare Salvini riguarda la destinazione delle risorse. L’articolo 52 parla di interventi per «specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali».

Una formulazione molto ampia, che non obbliga il governo a utilizzare gli stanziamenti per introdurre il pensionamento anticipato a 64 anni con 36 di contributi. In sostanza, la Lega vede in quel fondo il primo passo verso una nuova Quota 100, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia sostengono che il testo non preveda affatto un simile automatismo.

La differenza non è soltanto linguistica. Il governo dovrà stabilire le modalità concrete di utilizzo delle risorse attraverso un successivo provvedimento attuativo. Fino a quel momento, nessun lavoratore potrà considerare acquisito il diritto a lasciare il lavoro con i requisiti immaginati da Salvini.

Ed è proprio questa incertezza ad aver scatenato la protesta dei dirigenti leghisti, convinti che il ministro dell’Economia avrebbe dovuto blindare la misura già nella legge di bilancio.

La Lega chiede altri 1,5 miliardi: quattro miliardi per salvare la promessa elettorale

Per rimediare, il Carroccio chiede uno stanziamento aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro, che porterebbe da 2,5 a 4 miliardi la dotazione complessiva del Fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro. L’obiettivo politico è evidente: aumentare le risorse per rendere più difficile agli alleati utilizzare il fondo per finalità diverse dal pensionamento anticipato.

Salvini ha bisogno di un risultato riconoscibile su uno dei temi che accompagnano da anni la propaganda leghista. Il superamento della legge Fornero resta una promessa centrale del partito, ma le misure introdotte negli ultimi anni non hanno prodotto la rivoluzione annunciata. Il governo non ha rinnovato strumenti come Opzione Donna e Quota 103, mentre il nuovo fondo non garantisce ancora alcuna uscita anticipata generalizzata.

A complicare il quadro contribuisce anche la revisione dei coefficienti di trasformazione per il calcolo contributivo degli assegni, che potrebbe comportare per alcuni futuri pensionati importi inferiori rispetto alle condizioni precedenti, con riduzioni che nelle ipotesi richiamate arrivano fino al 4%. La Lega, dunque, vuole evitare di presentarsi agli elettori con l’ennesima promessa rinviata.

Il congresso leghista mette Giorgetti all’angolo: pensione a 64 anni e 36 di contributi

A rendere ancora più delicata la posizione del ministro dell’Economia c’è un documento che il congresso straordinario della Lega ha approvato alla fine di ottobre. Il testo impegna il partito a «promuovere un canale volontario di pensionamento anticipato accessibile al raggiungimento congiunto di almeno 64 anni di età e 36 anni di contribuzione, anche per i lavoratori con anzianità contributiva precedente al 1996».

Non si tratta quindi soltanto di una proposta lanciata da Salvini durante una conferenza stampa. La Lega ha trasformato quel progetto in un impegno politico ufficiale. La precisazione sui contributi versati prima del 1996 è particolarmente importante, perché punta a coinvolgere anche lavoratori che non rientrano interamente nel sistema contributivo.

Ma il documento del partito non modifica automaticamente la legge di bilancio. Per trasformare l’impegno in un diritto pensionistico servono una norma precisa, criteri di accesso e risorse sufficienti a finanziare le uscite. Giorgetti deve quindi rispondere a due esigenze difficili da conciliare: rispettare i vincoli dei conti pubblici e soddisfare un partito che pretende risultati immediati.

Fratelli d’Italia e Forza Italia preparano lo sgambetto a Salvini

La battaglia sulle pensioni non si limita allo scontro interno alla Lega. Anche gli alleati di governo vogliono mettere le mani sulle risorse disponibili, ma hanno priorità differenti. Fratelli d’Italia e Forza Italia puntano soprattutto a correggere il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, cercando di attenuare le penalizzazioni legate all’adeguamento degli assegni all’inflazione.

Una strada diversa da quella immaginata da Salvini: anziché concentrare nuovi stanziamenti sulle uscite anticipate, i due partiti vogliono intervenire sul potere d’acquisto di chi è già in pensione. Il segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha promesso alla leader della Cisl, Daniela Fumarola, che farà «tutto il possibile» per tutelare il ceto medio.

Gli azzurri chiedono inoltre interventi sulla previdenza delle forze dell’ordine e nuove misure per la scuola. Tutte proposte che richiedono ulteriori coperture finanziarie. Per Giorgetti il problema diventa così una questione di aritmetica politica prima ancora che economica: ogni partito pretende risorse per il proprio elettorato, ma nessuno vuole rinunciare alle misure che considera più importanti.

Elsa Fornero demolisce il piano di Salvini: «Una misura ingannevole»

A mettere in discussione la strategia del vicepremier interviene anche Elsa Fornero, l’ex ministra del Lavoro che firmò la riforma previdenziale diventata il principale bersaglio politico della Lega. Fornero giudica il fondo per le pensioni anticipate «una misura ingannevole» e accusa Salvini di non aver ancora compreso il funzionamento del sistema previdenziale.

«È l’ennesima trovata di breve periodo di un signore a caccia di voti», sostiene l’ex ministra, secondo la quale il leader leghista continua a inseguire un risultato simbolico più che una riforma strutturale. «Ormai la sua è una questione personale. Così può dire di aver smontato la legge Fornero, anche solo per un anno».

La critica riguarda la sostenibilità di misure temporanee che consentono ad alcune categorie di anticipare l’uscita dal lavoro senza modificare in modo organico il sistema pensionistico. Fornero contesta anche l’innalzamento della soglia per il regime di flat tax destinato agli autonomi, definendolo «una strizzatina d’occhio a chi evade». Parole che alimentano ulteriormente il confronto politico sulla manovra, già attraversato dalle tensioni tra i partiti della maggioranza.

Meloni deve trovare i soldi, Giorgetti deve difendere i conti e Salvini vuole la sua Quota 100

Il nodo delle pensioni fotografa una contraddizione che attraversa l’intera legge di bilancio. Salvini vuole poter annunciare il ritorno di una formula di pensionamento anticipato. Giorgetti deve garantire la sostenibilità degli stanziamenti. Fratelli d’Italia e Forza Italia preferiscono utilizzare le risorse per altri interventi previdenziali. Giorgia Meloni deve evitare che la manovra si trasformi in una guerra permanente tra gli alleati.

Il Carroccio chiede 1,5 miliardi aggiuntivi per mettere al sicuro il proprio progetto, ma non basta aumentare un fondo per introdurre automaticamente una nuova Quota 100. Servono anche una modifica legislativa chiara e un accordo politico che, al momento, non emerge. L’ironia della vicenda è che Salvini si ritrova a contestare proprio il ministro leghista che dovrebbe rappresentare una garanzia per le sue richieste economiche.

Così Giorgetti, già alle prese con le proteste sulla sanità, sulla scuola e sulle altre misure della manovra, deve difendersi anche dal fuoco amico. Per il ministro dell’Economia, il nemico più difficile da convincere potrebbe non essere l’opposizione. Potrebbe essere il suo stesso segretario di partito.