Pietracatella, spunta un politico nell’inchiesta sulla ricina: ascoltato in gran segreto a Larino. È vicino al marito delle vittime

Ricina a Pietracatella

Un politico molisano, vicino a Gianni Di Vita, è entrato nel giro delle persone ascoltate dagli investigatori che indagano sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. La novità arriva da Pietracatella, il piccolo centro della provincia di Campobasso al centro di uno dei casi di cronaca nera più inquietanti degli ultimi mesi. Gli inquirenti avrebbero convocato l’esponente politico, che ricopre un incarico di rilievo in Molise, direttamente a Larino, evitando la questura di Campobasso, dove la presenza costante di giornalisti e telecamere rende difficile garantire la riservatezza degli incontri. L’identità della persona ascoltata non è emersa e, soprattutto, non esistono elementi pubblici che consentano di attribuirle un coinvolgimento nel duplice avvelenamento. La circostanza aggiunge però un nuovo tassello all’attività investigativa della Procura di Larino, impegnata a ricostruire come la sostanza tossica sia entrata in contatto con le due vittime.

Il politico vicino a Gianni Di Vita ascoltato lontano da Campobasso

L’indiscrezione riguarda una persona che avrebbe rapporti di vicinanza con Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, le due vittime dell’avvelenamento. Si tratterebbe di un esponente politico che ricopre un incarico importante in Molise e che gli investigatori avrebbero deciso di ascoltare nell’ambito degli accertamenti sul caso. Al momento non sono noti né il nome né il contenuto delle dichiarazioni, così come non emergono indicazioni precise sulle ragioni della convocazione. L’audizione non implica di per sé alcun sospetto nei confronti della persona ascoltata: gli investigatori possono raccogliere testimonianze anche da chi conosce la famiglia o dispone di informazioni utili a ricostruirne le frequentazioni, le abitudini e i rapporti personali.

A rendere particolarmente interessante la notizia è il luogo scelto per l’incontro. Gli inquirenti avrebbero ascoltato il politico a Larino, sede della Procura che coordina le indagini, anziché nella questura di Campobasso, dove abitualmente convocano le persone informate sui fatti. Da mesi, infatti, l’attenzione mediatica sul caso ha trasformato gli ingressi degli uffici investigativi in punti di osservazione permanente, con giornalisti e operatori pronti a documentare ogni arrivo. La scelta di Larino avrebbe consentito di svolgere l’audizione lontano da questa esposizione, preservando la riservatezza della persona convocata e delle informazioni eventualmente raccolte.

La Procura mantiene il massimo riserbo sull’inchiesta

La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, continua a mantenere una linea di stretta riservatezza sulle indagini. Gli investigatori non hanno reso pubblici dettagli sull’audizione del politico e non hanno chiarito quale contributo possa offrire alla ricostruzione degli avvenimenti. L’assenza di informazioni ufficiali impedisce di stabilire se la convocazione riguardi circostanze direttamente collegate all’avvelenamento oppure elementi più generali relativi alla famiglia Di Vita e alle persone che la frequentavano.

La cautela degli inquirenti accompagna il caso fin dalla scoperta della ricina nei campioni biologici delle vittime, un elemento che ha trasformato la tragedia familiare in un’inchiesta per avvelenamento. Sara Di Vita morì il 27 dicembre 2025, mentre la madre Antonella Di Ielsi perse la vita il giorno successivo, il 28 dicembre. Due decessi ravvicinati che hanno lasciato Gianni Di Vita senza la moglie e la figlia e che hanno imposto agli investigatori di ricostruire gli ultimi giorni delle due donne, cercando di individuare l’origine dell’esposizione alla sostanza tossica.

La ricina è una tossina estremamente pericolosa che deriva dalla pianta del ricino. La sua individuazione nei campioni biologici ha rappresentato un passaggio decisivo per orientare gli accertamenti, ma la scoperta della sostanza non chiarisce automaticamente come le vittime siano entrate in contatto con essa, né chi possa aver avuto un ruolo nell’eventuale somministrazione. Sono proprio queste le questioni sulle quali l’inchiesta deve fare luce attraverso analisi scientifiche, testimonianze e ricostruzione delle circostanze precedenti ai decessi.

I rapporti della famiglia e le persone ascoltate dagli investigatori

L’audizione di una figura politica vicina a Gianni Di Vita introduce un elemento di interesse soprattutto per la rete di conoscenze che gli investigatori stanno esaminando. In un’inchiesta complessa, la ricostruzione dei rapporti personali può aiutare a individuare informazioni che non emergono dagli accertamenti tecnici, come incontri, conversazioni, abitudini e circostanze che potrebbero assumere rilievo soltanto se confrontate con altri elementi. Non è però possibile stabilire, sulla base delle informazioni disponibili, quale sia stato l’argomento affrontato durante l’audizione di Larino, né se gli investigatori abbiano acquisito nuovi elementi.

Il nome del politico resta riservato, così come il contenuto del suo eventuale contributo. La sua vicinanza a Gianni Di Vita costituisce l’unico collegamento finora emerso pubblicamente, insieme all’incarico di rilievo che ricoprirebbe in Molise. Non risultano indicazioni che consentano di considerarlo indagato o di attribuirgli una posizione diversa da quella di persona ascoltata nell’ambito degli accertamenti. Una distinzione importante in una vicenda nella quale la ricerca di risposte ha già acceso una forte attenzione intorno alla vita privata della famiglia e alle persone che ne fanno parte.

Pietracatella, il mistero della ricina e le domande ancora senza risposta

A oltre dieci mesi dalla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, il punto centrale dell’inchiesta rimane l’origine dell’avvelenamento. La presenza della ricina nei campioni biologici ha fornito agli investigatori un elemento scientifico fondamentale, ma restano da chiarire le modalità dell’esposizione e la sequenza degli eventi che hanno preceduto i due decessi. La Procura continua a lavorare senza anticipare pubblicamente le proprie valutazioni, mentre ogni nuova audizione contribuisce potenzialmente ad ampliare il quadro delle informazioni disponibili.

L’ascolto riservato di un politico molisano vicino al marito e padre delle vittime rappresenta dunque una novità nell’attività investigativa, non una svolta già dimostrata. Per comprendere il suo effettivo significato sarà necessario sapere se la testimonianza abbia fornito elementi utili e quale rapporto abbiano, eventualmente, con gli accertamenti sulla ricina. Per il momento gli investigatori mantengono il silenzio, anche sull’identità della persona convocata a Larino, mentre il duplice avvelenamento di Pietracatella continua a presentare interrogativi ai quali la Procura cerca ancora una risposta.