Trump perde tutto e dà la colpa ai candidati: attacca Fox News, promette accordi con i democratici e proclama la settimana anticomunista

Donald Trump

Donald Trump perde Camera e Senato, ma trova subito i responsabili della disfatta: i candidati repubblicani, gli elettori che non li hanno graditi e perfino Fox News. Tutti, tranne lui. La notte dello tsunami democratico diventa così una lunga sequenza di accuse, sfoghi e improvvise aperture al dialogo. Mentre il Partito repubblicano incassa una sconfitta pesantissima, il presidente sostiene che con il suo nome sulle schede elettorali sarebbe arrivata una vittoria schiacciante. Poi, davanti al New York Times, cambia registro e annuncia di accettare il risultato. Nel frattempo attacca una commentatrice televisiva, riconosce che la guerra in Iran ha pesato sul voto e trova anche il tempo di proclamare una settimana dedicata all’anticomunismo. Una scelta che aggiunge un ulteriore elemento alla giornata più difficile del suo secondo mandato.

Trump scarica la sconfitta sui candidati repubblicani

Il primo tentativo di spiegare il risultato arriva attraverso Truth Social. Trump rivendica la propria popolarità e attribuisce il tracollo del partito all’assenza del suo nome dalle schede elettorali.

«Il mio nome non era sulla scheda elettorale. Se lo fosse stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!», scrive il presidente, aggiungendo che «gli elettori non hanno gradito i candidati».

La ricostruzione presenta però una contraddizione. Durante la campagna Trump aveva invitato i sostenitori a comportarsi come se stessero votando direttamente per lui. Aveva partecipato a numerosi comizi e chiesto agli elettori di sostenere i candidati repubblicani come espressione del proprio programma.

Ora il presidente cerca di separare la propria immagine dal risultato delle urne. Nel colloquio con Fox News critica la qualità delle campagne elettorali repubblicane e cita la sconfitta del governatore del Texas Greg Abbott, accusandolo di essersi allontanato dalla base conservatrice.

Il messaggio ai dirigenti del partito appare evidente: Trump non intende assumersi la responsabilità politica della perdita del Congresso.

Fox News finisce nel mirino: «È stupida come un sasso»

La rabbia del presidente investe anche Fox News, l’emittente conservatrice che per anni ha rappresentato uno dei suoi principali punti di riferimento mediatici.

Trump sceglie proprio Fox per seguire lo scrutinio insieme ai consiglieri più fidati. Ma poco dopo la chiusura dei primi seggi attacca Jessica Tarlov, una delle commentatrici progressiste della rete.

«È stupida come un sasso e la sua voce mi infastidisce», scrive il presidente, trasformando il dissenso verso un’opinionista in un insulto personale.

Poco dopo arriva un’altra offensiva, questa volta contro la linea editoriale dell’emittente. Trump sostiene che Fox News stia perdendo spettatori perché dedica troppo spazio ai democratici e ai loro attacchi contro di lui.

«Gli ascolti di Fox News sono in netto calo (del 27%!) perché dedicano troppo tempo a occuparsi dei “Democratici ossessionati da Trump”!», afferma su Truth Social.

Il dato sugli ascolti è una rivendicazione del presidente. La sua reazione mostra comunque quanto il risultato elettorale abbia incrinato anche il rapporto con un mezzo d’informazione tradizionalmente vicino all’area repubblicana.

Poi la retromarcia: «Accetto il risultato, lavoreremo con i democratici»

Tra uno sfogo e l’altro, Trump concede al New York Times una dichiarazione dal tono completamente diverso.

«Sono assolutamente disposto ad accettare quei risultati. Lavoreremo con i Democratici e, sapete, non vediamo l’ora di collaborare con loro», afferma il presidente.

Un’apertura che contrasta con gli avvertimenti lanciati alla vigilia del voto, quando aveva minacciato di utilizzare i poteri presidenziali per contrastare un Congresso controllato dall’opposizione.

Trump riconosce anche l’efficacia della campagna democratica. Parlando con Fox News, definisce «un buon lavoro» l’organizzazione elettorale degli avversari.

Resta da capire quanto spazio avranno gli accordi nella nuova fase politica. I democratici controlleranno entrambe le camere, ma Trump conserverà il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso.

Per superare un veto servono i due terzi dei voti alla Camera e al Senato. Il presidente potrebbe quindi bloccare numerose iniziative legislative, costringendo la maggioranza democratica a negoziare.

La guerra in Iran ha pesato sul voto, ma Trump non si pente

Il presidente ammette almeno una delle cause della sconfitta: la guerra contro l’Iran.

Intervistato dal Wall Street Journal, Trump riconosce che il conflitto ha contribuito al risultato elettorale. «L’Iran è stato uno dei fattori», dichiara, senza però manifestare ripensamenti sulla decisione di aprire il fronte militare.

La questione pesa anche per le conseguenze economiche della guerra. Le tensioni nello stretto di Hormuz hanno contribuito all’aumento dei prezzi energetici, aggravando le difficoltà delle famiglie americane.

Il conflitto ha inoltre alimentato le critiche di una parte della base Maga, alla quale Trump aveva promesso di evitare nuove guerre.

Nonostante la sconfitta, il presidente esclude cambiamenti immediati nella squadra di governo. Conferma il sostegno al segretario alla Difesa Pete Hegseth, che potrebbe diventare uno dei principali obiettivi delle future indagini parlamentari democratiche.

La scelta segnala la volontà di non trasformare il risultato elettorale in un rimpasto dell’amministrazione.

La settimana dell’anticomunismo nel giorno della disfatta

Mentre i democratici conquistano il Congresso, la Casa Bianca pubblica sul proprio sito ufficiale la proclamazione di una settimana dedicata all’anticomunismo.

L’iniziativa assume un particolare significato politico per la coincidenza con la sconfitta elettorale. Trump sceglie di richiamare uno dei temi tradizionali della contrapposizione ideologica americana proprio mentre l’opposizione conquista Camera e Senato.

La proclamazione non modifica gli equilibri parlamentari, ma contribuisce a definire il linguaggio con cui il presidente intende affrontare i prossimi due anni.

Alla vigilia del voto Trump aveva già chiesto finanziamenti ai sostenitori, avvertendo che una vittoria democratica avrebbe aperto la strada a un nuovo impeachment. Ora quella maggioranza è diventata realtà.

Il presidente dovrà confrontarsi con commissioni parlamentari guidate dall’opposizione, possibili indagini sulla sua amministrazione e una battaglia sempre più aperta sulla successione repubblicana del 2028.

Per il momento, però, Trump non annuncia alcuna revisione del proprio programma. Accetta formalmente il verdetto delle urne, promette collaborazione con i democratici e contemporaneamente attribuisce ai candidati del suo partito la responsabilità della sconfitta.