L’onda blu travolge Donald Trump. Alle elezioni di midterm 2026, i democratici conquistano la maggioranza alla Camera e al Senato, infliggendo una pesante sconfitta al presidente degli Stati Uniti e al Partito repubblicano. Il voto si trasforma in un referendum sulla Casa Bianca e boccia l’operato dell’amministrazione.
Alla Camera, i democratici ottengono un’ampia maggioranza. A scrutinio ultimato, il partito potrebbe superare quota 240 seggi sui 435 complessivi. Con Hakeem Jeffries alla guida, primo afroamericano a ricoprire il ruolo di speaker, i democratici potranno avviare un’intensa attività di controllo e indagine sull’amministrazione Trump.
La valanga democratica conquista il Senato
Il vero ribaltone arriva al Senato, dove i democratici conquistano una serie di vittorie in Stati che per decenni hanno rappresentato roccaforti repubblicane.
Il primo risultato di rilievo arriva dalla North Carolina, dove Roy Cooper conquista il seggio e apre la strada a una valanga di successi democratici. Il Partito repubblicano perde anche il South Carolina, dopo 28 anni di dominio ininterrotto. Annie Andrews sconfigge Darline Graham, sorella del senatore Lindsey, scomparso a luglio.
Quando in Italia è quasi l’alba, arrivano altri verdetti. In Texas, James Talarico supera di quasi 20 punti il repubblicano Ken Paxton. In Kansas, Adam Hamilton conquista una vittoria storica e riporta i democratici al successo dopo 94 anni.
In Ohio, Sherrod Brown sconfigge il repubblicano Jon Husted. Josh Turek in Iowa e Troy Jackson in Maine consolidano la maggioranza democratica. Anche Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, rivendica la vittoria.
Trump respinge la sconfitta e punta il dito sui candidati
Donald Trump non intende intestarsi la disfatta elettorale. Tra un messaggio sui social e l’altro, il presidente sostiene che la sua assenza dalle schede abbia penalizzato i repubblicani.
«Non c’ero sulla scheda. Se ci fossi stato, avremmo ottenuto una vittoria a valanga», afferma Trump. Il presidente ricorda di aver chiesto agli elettori di comportarsi come se fosse stato candidato, ma ammette che molti non hanno apprezzato i candidati repubblicani.
Durante un tour tra televisioni e giornali, Trump riconosce la sorpresa per il risultato. «Sono un po’ sorpreso, pensavo sarebbe andata meglio», dichiara, ricordando i comizi e la partecipazione del pubblico. Il presidente sperava di trasferire quell’entusiasmo sui candidati del suo partito.
Nel tentativo di spiegare la sconfitta, Trump accenna anche a un mea culpa. Secondo il presidente, gli elettori condividono la sua linea sull’Iran, ma non sono disposti ad affrontare le conseguenze economiche immediate, a partire dall’aumento del prezzo della benzina.
«È un problema a breve termine per un beneficio a lungo termine», sostiene Trump, che conclude con un’ammissione: «Peccato».
Le aperture ai democratici e la minaccia del veto
Al New York Times, Trump adotta toni concilianti e si dice disposto ad accettare il risultato elettorale. «Lavoreremo con i democratici e, sapete, non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un’intesa», dichiara.
Anche a Fox News il presidente riconosce il lavoro degli avversari politici. «Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro», afferma, prima di indicare nell’immigrazione un possibile terreno di collaborazione. Trump sostiene di aver sempre considerato importante un’intesa bipartisan su questo tema.
Il tono cambia durante l’intervista alla Cbs. Trump evoca «poteri enormi» e minaccia di utilizzare il veto presidenziale per bloccare le iniziative legislative dei democratici.
«Ho il potere supremo, si chiama veto», dichiara il presidente. Poco dopo, a Politico, corregge parzialmente il tiro: «Ho il diritto di porre il veto su tutto, ma non voglio passare due anni a mettere il veto su ogni cosa».
Trump assicura di voler collaborare con i democratici e ricorda di avere amici anche tra le fila dell’opposizione. Ma la contraddizione tra le aperture e le minacce resta evidente.
Negli stessi minuti, sul social Truth, il presidente pubblica una fotografia di un cappello rosso in puro stile Maga, con una sola parola stampata sopra: VETO.







