Manovra, Meloni finisce sotto il fuoco amico: Bertolaso denuncia tagli insostenibili alla sanità e Valditara scopre 7mila posti in meno

Giorgia Meloni

La manovra di Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti riesce nell’impresa di far arrabbiare persino chi dovrebbe difenderla. Non bastavano le proteste dei sindacati, dei medici, degli infermieri e degli insegnanti: adesso a contestare la legge di bilancio 2027 arrivano anche gli amministratori del centrodestra e alcuni ministri del governo.

Il caso più clamoroso esplode in Lombardia, dove Guido Bertolaso, assessore alla Salute della giunta guidata dal leghista Attilio Fontana, denuncia quasi mezzo miliardo di euro di risorse mancanti e definisce la situazione «insostenibile». A Roma, intanto, il ministro della Salute Orazio Schillaci chiede a Giorgetti più fondi per gli stipendi dei medici, mentre il collega dell’Istruzione Giuseppe Valditara scopre dalle tabelle del ministero dell’Economia che nei prossimi tre anni la scuola perderà quasi settemila posti. Il particolare più imbarazzante? Valditara e Giorgetti appartengono entrambi alla Lega.

Bertolaso attacca il governo: «Ci tolgono quasi mezzo miliardo, tagli insostenibili»

La bordata più pesante arriva dalla Lombardia, la Regione più popolosa d’Italia e uno dei principali bastioni elettorali del centrodestra. Guido Bertolaso non cerca formule diplomatiche per descrivere le conseguenze della manovra sul sistema sanitario regionale.

«Ci viene fatto un taglio di quasi mezzo miliardo di euro», denuncia l’assessore, aggiungendo che «i tagli per la sanità adesso sono davvero insostenibili». La questione riguarda soprattutto la distanza tra le risorse che il governo mette a disposizione e quelle che le Regioni avevano chiesto per sostenere il funzionamento degli ospedali e dei servizi territoriali.

L’esecutivo prevede un incremento di 3,4 miliardi di euro per la sanità, ma circa un miliardo deriva già dalle disposizioni della precedente legge di bilancio. Le Regioni avevano chiesto complessivamente circa 7 miliardi.

Il divario, secondo Bertolaso, comporta per la Lombardia quasi mezzo miliardo di euro in meno rispetto alle necessità indicate. Tecnicamente non si tratta di una riduzione nominale degli stanziamenti rispetto all’anno precedente, ma di un incremento inferiore al fabbisogno. Una distinzione contabile che, secondo l’assessore, non cambia le difficoltà operative della sanità regionale.

Quando una critica del genere arriva da un esponente della maggioranza che governa la Lombardia, per Palazzo Chigi diventa più difficile liquidarla come la consueta polemica dell’opposizione.

Schillaci contro Giorgetti: servono più soldi per gli stipendi dei medici

Le tensioni non si fermano alle amministrazioni regionali. Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci cerca di ottenere ulteriori risorse dal collega dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La richiesta riguarda soprattutto le retribuzioni dei medici, uno dei nodi più delicati per un Servizio sanitario nazionale che deve fare i conti con carenze di personale, difficoltà di reclutamento e concorrenza del settore privato.

Il governo rivendica l’aumento del Fondo sanitario nazionale, che dovrebbe raggiungere 146,3 miliardi di euro nel 2027, per poi salire a 147,1 miliardi nel 2028 e a 148,2 miliardi nel 2029.

Secondo le cifre presentate dall’esecutivo, l’incremento complessivo ammonta a 7,1 miliardi. Le opposizioni e numerose organizzazioni del settore contestano però l’adeguatezza degli stanziamenti rispetto ai costi crescenti del sistema. La Fondazione Gimbe considera insufficienti le risorse, mentre il Partito democratico, attraverso Francesco Boccia, accusa il governo di voler indebolire la sanità pubblica.

Schillaci, da parte sua, prova a ottenere margini di intervento sui compensi dei professionisti. Una richiesta che rende evidente quanto la distribuzione delle risorse continui a provocare attriti anche all’interno del Consiglio dei ministri.

Cgil, infermieri e specialisti sul piede di guerra: «Ospedali a rischio»

Le proteste coinvolgono ormai diverse categorie del personale sanitario. Federico Bozzanca, segretario della Funzione pubblica Cgil, denuncia il rischio di un progressivo indebolimento del Servizio sanitario nazionale e annuncia lo sciopero del 20 novembre.

«Siamo di fronte a un graduale smantellamento del servizio sanitario nazionale», sostiene il sindacalista, paventando «il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori che saranno spinti ancor di più ad andare a lavorare altrove».

Anche gli infermieri contestano la manovra. Il sindacato Nursind parla di «nulla cosmico per gli infermieri», criticando l’assenza di risposte adeguate alle richieste della categoria.

I sindacati dei medici ospedalieri valutano a loro volta iniziative di protesta, mentre il Sumai, che rappresenta gli specialisti ambulatoriali, minaccia una mobilitazione se il Parlamento non modificherà il testo.

La critica degli specialisti è precisa: «Nel disegno di legge di bilancio non c’è una sola riga per la specialistica ambulatoriale convenzionata e non c’è un euro per il rinnovo delle convenzioni». Il fronte sanitario si presenta così diviso tra un governo che rivendica l’aumento delle risorse e professionisti che chiedono finanziamenti più consistenti per garantire personale, retribuzioni e servizi.

Valditara scopre quasi 7mila posti in meno nella scuola: la sorpresa arriva dal suo stesso governo

Se la sanità provoca uno scontro politico, la scuola offre alla maggioranza un altro motivo di imbarazzo. Le tabelle del ministero dell’Economia prevedono infatti una riduzione di 6.974 posti nell’organico scolastico tra il 2027 e il 2029. Nel dettaglio, la manovra indica 4.925 posti in meno nell’organico dell’autonomia dei docenti e altri 2.049 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, il cosiddetto personale Ata.

La notizia avrebbe sorpreso lo stesso ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara. Secondo quanto emerge dagli ambienti del dicastero, durante il Consiglio dei ministri non sarebbe arrivata una comunicazione esplicita sulla riduzione degli organici. La scoperta sarebbe avvenuta soltanto dopo la lettura delle tabelle predisposte dal ministero dell’Economia.

Un cortocircuito politico non da poco: Giorgetti e Valditara appartengono allo stesso partito, la Lega, eppure il ministro dell’Istruzione si sarebbe trovato davanti a una misura che il suo stesso dicastero non si aspettava. La riduzione riguarda posti previsti negli organici del prossimo triennio e non equivale automaticamente al licenziamento di quasi settemila dipendenti attualmente in servizio. Resta comunque una contrazione significativa delle dotazioni di personale previste per le scuole.

Scuola, sindacati pronti alla protesta. Risparmi anche su università e ricerca

La prospettiva di quasi settemila posti in meno ha provocato la reazione delle organizzazioni sindacali. Cgil, Cisl, Uil e Gilda valutano una mobilitazione comune, alla quale potrebbe aderire anche il sindacato dei dirigenti scolastici.

Il malcontento coinvolge inoltre il mondo dell’editoria scolastica, che contesta l’ipotesi di introdurre libri di testo digitali a prezzi dimezzati per contrastare il caro-libri. La manovra interviene anche sui finanziamenti destinati alla ricerca e alla formazione superiore. Le disposizioni prevedono risparmi per 40,9 milioni di euro nel 2027 e per 44 milioni di euro negli anni successivi, con effetti su enti di ricerca, università, accademie e conservatori.

Il governo respinge le accuse di voler tagliare scuola e ricerca, ma le cifre contenute nel disegno di legge alimentano la protesta delle categorie interessate. La contestazione assume un peso politico particolare proprio perché il ministro competente avrebbe appreso soltanto dalle tabelle del Tesoro l’entità della riduzione prevista per gli organici.

Meloni e Giorgetti difendono i conti, ma la maggioranza litiga sui soldi

La legge di bilancio 2027 arriva dunque all’esame parlamentare con diversi fronti aperti. Da una parte il governo rivendica gli incrementi nominali della spesa sanitaria e la necessità di rispettare gli equilibri di finanza pubblica. Dall’altra Regioni, sindacati e categorie professionali chiedono risorse maggiori per sostenere servizi e personale.

La particolarità di questa manovra è che le contestazioni non arrivano soltanto dagli avversari politici di Giorgia Meloni. Bertolaso governa la sanità lombarda insieme al centrodestra, Schillaci siede nel Consiglio dei ministri e Valditara appartiene alla stessa Lega del titolare dell’Economia.

Le tensioni mostrano quanto sia difficile conciliare le richieste dei singoli ministeri e delle amministrazioni regionali con i vincoli di bilancio. Per la maggioranza, il passaggio parlamentare diventa quindi anche una prova di tenuta interna: i partiti dovranno decidere se modificare gli stanziamenti, recuperare nuove risorse o difendere il testo predisposto da Giorgetti.

Intanto Bertolaso continua a parlare di tagli insostenibili, i medici chiedono aumenti, gli infermieri protestano e la scuola fa i conti con quasi settemila posti in meno. E Palazzo Chigi si ritrova a dover rispondere non soltanto all’opposizione, ma anche a una parte della propria squadra.