Trump contro Meloni. L’attacco del tycoon alla presidente del Consiglio ha provocato in Italia un effetto quasi paradossale: nel momento in cui il presidente americano ha scelto di colpire duramente la premier, gran parte della politica italiana si è stretta attorno a Palazzo Chigi. Non per affinità improvvise, né per un colpo di fulmine patriottico dell’ultima ora, ma per una ragione semplice: quando a essere colpita è la figura del presidente del Consiglio, il bersaglio diventa inevitabilmente anche il Paese.
È da qui che parte la reazione più netta arrivata dall’opposizione. Elly Schlein, intervenendo nell’Aula di Montecitorio, ha parlato di «ferma condanna per attacco alla premier» e ha scandito parole che segnano un confine preciso: «dopo i gravissimi attacchi del presidente americano Donald Trump, per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. L’Italia è un paese libero e sovrano e la nostra costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra. Nessun leader straniero può permettersi di insultare e minacciare il nostro Paese e il nostro governo. Chiediamo su questo condanna unanime». La sua presa di posizione è stata ripresa anche dai lanci di agenzia della serata.
Dall’opposizione alla maggioranza, la linea è una sola
A differenza di altri casi, stavolta il copione non è stato quello della rissa interna. Matteo Renzi ha scelto un’altra strada, politicamente più tagliente ma non meno chiara nella sostanza. Su X ha scritto: «Ecco le parole del presidente degli Stati Uniti: Meloni non ha coraggio, non la sento da tempo, non ha fatto nulla sulla sicurezza, ha fallito sui migranti, non lavora per giuste soluzioni energetiche. E questo, Donald Trump, che era il suo alleato: potete immaginarvi cosa dicono di lei gli altri?». Poi l’affondo tutto politico contro la premier: «Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato».
Giuseppe Conte, da parte sua, ha letto lo scontro come l’esito quasi inevitabile di una linea troppo ambigua: «Gli attacchi non mi sorprendono. In questo contesto avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza possono mettere un po’ al riparo. Invece l’ambiguità poi a un certo punto, come tutti i nodi, viene al pettine».
Carlo Calenda, invece, ha usato toni più secchi e più diretti, spostando il focus su Trump: «Meloni ha avuto coraggio a fare ciò che andava fatto da tempo: dire basta questo pazzo. Il che è già più di quello che hanno fatto tanti altri. E spero davvero che davanti a questo attacco di Trump al nostro paese saremo tutti compatti nel respingerlo al mittente».
Anche il Pd difende Meloni, ma chiede coerenza
Molto netta anche la posizione del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che ha scelto una formula difficile da equivocare: «La nostra condanna a Trump è ferma. Perché offendendo il presidente del Consiglio offende l’Italia intera. Non è accettabile, quindi massima vicinanza a Giorgia Meloni». Ma Boccia ha anche aggiunto una richiesta politica precisa alla premier: «A maggior ragione ci aspettiamo che lei diventi conseguente rispetto a questa presa di distanza del suo ex punto di riferimento ideologico. È evidente che gli interessi italiani vanno in direzione opposta rispetto a quelli del presidente americano».
Anche Luigi Marattin si è mosso sulla stessa linea di difesa istituzionale, pur dall’opposizione: «Ci sono momenti in cui la politica italiana deve difendere il proprio presidente del consiglio, sia che siamo in maggioranza che – come nel caso del Pld – in opposizione. Trump si sta comportando come quello che ha imboccato l’autostrada contro mano e pensa “guarda questi, che hanno tutti imboccato l’autostrada in direzione sbagliata”».
La maggioranza serra i ranghi e difende la premier
Sul fronte della maggioranza, il tono cambia ma la sostanza resta identica. Ignazio La Russa rivendica il diritto, anzi il dovere, di prendere le distanze quando serve: «Noi ci troviamo in piena sintonia con gli Stati Uniti d’America, quando non ci troviamo in sintonia abbiamo il dovere, prima ancora che il diritto, di dirlo». E aggiunge che, in questo caso, Meloni aveva il «dovere di prendere le distanze da un attacco frontale al sommo Pontefice».
Lorenzo Fontana ha scelto una linea più istituzionale: «Rivolgo la mia solidarietà alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Le sue parole in difesa del Santo Padre e della pace sono assolutamente condivisibili. Non può esserci alternativa a un impegno comune per il dialogo e la diplomazia».
Giovanni Donzelli, invece, ha registrato con evidente soddisfazione il sostegno arrivato persino dal Pd: «Ho apprezzato le parole di Elly Schlein in Parlamento, più di altri dell’opposizione che non hanno colto il suo intervento». Poi ha dribblato il commento diretto sulle parole di Trump con una battuta: «Ha parlato il presidente del consiglio, Trump ha risposto e devo commentare io? Va bene che ho una buona stima di me, ma penso basti…».
Tajani e Crosetto blindano Palazzo Chigi
I due ministri più esposti sul piano internazionale, Antonio Tajani e Guido Crosetto, hanno scelto di trasformare la difesa della premier in un messaggio più largo sulla postura italiana verso Washington. Tajani ha ribadito che «Noi siamo e rimaniamo sinceri sostenitori dell’unità dell’Occidente e solidi alleati degli Stati Uniti, ma questa unità si costruisce con lealtà, rispetto e franchezza reciproci». Poi la frase più politica: «Fino a oggi il presidente Trump considerava Giorgia Meloni una persona coraggiosa. Non si sbagliava perché è una donna che non rinuncia mai a dire ciò che pensa. E su Papa Leone XIV ha detto esattamente ciò che tutti noi cittadini italiani pensiamo. Il presidente del Consiglio con il governo difendono e difenderanno sempre e soltanto l’interesse dell’Italia». La linea di Tajani è coerente con la posizione ufficiale riferita dalle agenzie e con il clima di ricompattamento registrato dai media internazionali.
Crosetto ha insistito sul concetto di alleanza non subalterna: «L’amicizia tra nazioni alleate si fonda sul rispetto, non sulla rinuncia alla propria autonomia di giudizio. Essere alleati non significa accettare tutto in silenzio, ma avere il coraggio di dire con chiarezza ciò che si ritiene giusto». E ancora: «Il legame tra Italia e Stati Uniti non è in discussione, così come non è in discussione la solidità dell’alleanza».
Trump contro Meloni, l’Italia si ricompatta sulla premier
Il dato politico, alla fine, è tutto qui. Trump ha colpito Meloni per punirla dopo la difesa di Papa Leone. E per marcare la rottura con una leader che fino a pochi mesi fa veniva descritta come una delle sue interlocutrici europee più affidabili. Ma il risultato immediato, almeno in Italia, è stato opposto a quello forse immaginato dalla Casa Bianca. Maggioranza e opposizione hanno reagito quasi all’unisono, con sfumature diverse ma con un messaggio comune. Si può contestare Meloni su tutto, ma non si accetta che a farlo in quei termini sia un presidente straniero. La rottura tra Trump e la premier italiana, del resto, è stata confermata e inquadrata come un vero strappo diplomatico. Anche dalle ricostruzioni internazionali pubblicate oggi.







