Caso Ranucci, Crosetto rompe il fronte del centrodestra: «Sono garantista, basta processi mediatici». E Sigfrido lo ringrazia

Guido Crosetto

Nel pieno della bufera che ha investito Sigfrido Ranucci, dal centrodestra arriva una voce decisamente fuori dal coro. È quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, che rivendica il proprio garantismo e prende le distanze dal fuoco di fila contro il giornalista e conduttore di Report. Una posizione tanto più significativa perché arriva da un esponente di primo piano di Fratelli d’Italia e perché Crosetto non nasconde affatto le profonde divergenze avute in passato con la trasmissione di Rai3.

«Valgono, per me, nei confronti del caso Report e di Ranucci, le stesse riflessioni che ho sempre fatto nei confronti di chiunque», scrive il ministro sui social. Poi entra direttamente nel merito: «Sono disgustato dalle continue violazioni del segreto investigativo e dalla pubblicazione di intercettazioni e chat che, per legge, non dovrebbero essere pubblicate».

Crosetto: «Sono e rimango garantista»

Il ministro della Difesa non usa mezze parole. La diffusione di materiale investigativo che dovrebbe rimanere riservato rappresenta, secondo Crosetto, «un vulnus alla Costituzione e alla democrazia». Ma il passaggio politicamente più pesante arriva subito dopo.

«Difendo il diritto di non essere giudicati moralisticamente solo sulla base delle persone che si frequentano. Sono e rimango garantista», afferma Crosetto, mettendo così una distanza evidente tra la propria posizione e quella di quanti, nel centrodestra, hanno utilizzato il caso per attaccare Ranucci.

Il principio, sostiene il ministro, deve valere indipendentemente da chi si trovi dall’altra parte. Anche quando il destinatario di un processo mediatico è un giornalista che in passato non ha certo risparmiato inchieste e critiche allo stesso Crosetto e al governo.

La stoccata a Report: «Anche Ranucci è stato interprete di questa barbarie»

Quella del ministro non è però una difesa politica di Report. Crosetto accompagna infatti il garantismo con una stoccata piuttosto evidente nei confronti dello stesso Ranucci.

«Continuerò a considerare una barbarie inaccettabile questo modo di fare informazione e di celebrare processi nelle piazze mediatiche», scrive. E aggiunge: «Anche quando a subirlo è qualcuno che, in passato, di quella stessa barbarie è stato spesso interprete».

Tradotto: Crosetto non ritira le critiche rivolte negli anni al giornalismo d’inchiesta televisivo e al modo in cui Report ha raccontato alcune vicende, ma rifiuta di applicare a Ranucci gli stessi metodi che contesta quando vengono utilizzati contro altri. Una distinzione che assume inevitabilmente un peso politico nel momento in cui il caso è diventato terreno di scontro tra maggioranza, opposizione e vertici Rai.

Ranucci ringrazia il ministro: «Coerente, nonostante Report»

La risposta del conduttore di Report è arrivata attraverso Instagram ed è altrettanto significativa, soprattutto considerando che tra la trasmissione e Crosetto non sono mancati scontri durissimi.

«Ringrazio un ministro, verso il quale non siamo stati teneri, per la sua coerenza», scrive Ranucci. Il giornalista sottolinea poi il significato che attribuisce alla presa di posizione del titolare della Difesa: Crosetto, secondo Ranucci, si sarebbe «dissociato dalla scelta di delegittimarmi fatta dalla Rai».

Una risposta che trasforma lo scambio in qualcosa di più di un semplice gesto di cortesia tra avversari. Da una parte c’è un ministro che non rinnega le proprie critiche a Report ma rivendica il garantismo proprio quando potrebbe essere politicamente più conveniente dimenticarlo; dall’altra un giornalista che riconosce pubblicamente questa posizione nonostante anni di rapporti tutt’altro che teneri.

Una crepa nel fronte contro il conduttore di Report

Il caso Ranucci continua così a dividere anche il centrodestra. Crosetto sceglie una linea diversa: nessuna solidarietà automatica sul piano giornalistico, nessuna assoluzione del modo di lavorare di Report, ma neppure la disponibilità a trasformare intercettazioni, frequentazioni e materiale investigativo in una condanna pubblica preventiva. Il ministro riassume tutto in una parola: garantismo. E proprio Ranucci, uno dei giornalisti più criticati negli ultimi anni dalla maggioranza, finisce per riconoscerglielo pubblicamente.

In una vicenda ormai diventata anche uno scontro politico sulla Rai e sull’informazione, è forse questo il dato più interessante: Crosetto e Ranucci continuano probabilmente a pensarla in maniera opposta su moltissime cose. Ma almeno sul diritto a non essere condannati in una piazza mediatica, questa volta si sono ritrovati dalla stessa parte.