La morte a Palermo di una bambina di quattro anni colpita dalla difterite ha riportato improvvisamente l’Italia davanti a una malattia che sembrava appartenere al passato. E adesso i numeri sulle vaccinazioni pediatriche mostrano perché il caso siciliano non può essere liquidato come una tragica eccezione: nel 2025 ben 13 Regioni italiane non hanno raggiunto la soglia del 95% di bambini vaccinati, considerata il livello di riferimento per garantire un’elevata protezione della popolazione e limitare la circolazione degli agenti infettivi.
A riportare i dati è Marzio Bartoloni sul Sole 24 Ore, che mette in relazione il calo delle coperture con il ritorno di patologie diventate rarissime proprio grazie alle campagne vaccinali. Nel caso della difterite, la morte della bambina palermitana del 20 agosto rappresenta un segnale particolarmente pesante: tra i bambini fino a cinque anni non si registrava un decesso in Italia dal 2015.
Sicilia fanalino di coda: vaccinato soltanto l’85,88% dei bambini
Il dato più preoccupante arriva proprio dalla Sicilia, dove la copertura si ferma all’85,88%, quasi dieci punti sotto la soglia del 95%. Subito dopo compare la provincia autonoma di Bolzano con l’87,39%.
Le difficoltà maggiori si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno. La Puglia è al 91,72%, l’Abruzzo al 92,33%, il Molise al 92,53%, la Sardegna al 92,82% e la Basilicata al 92,93%. Sotto il 95% risultano però anche territori settentrionali come il Friuli-Venezia Giulia, fermo al 92,57%, e la Valle d’Aosta, al 93,76%.
Dall’altra parte della classifica ci sono invece Regioni che si avvicinano alla copertura totale: Toscana 97,90%, Lombardia 97,56% e provincia autonoma di Trento 97,18%. Una forbice territoriale che mostra quanto possa cambiare, spostandosi da una parte all’altra del Paese, il livello di protezione della popolazione infantile.
La difterite era praticamente scomparsa dall’Italia
È soprattutto la storia della difterite a rendere significativo il nuovo allarme. Per decenni la malattia era stata ridotta a una presenza quasi residuale. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, nel 2020 e nel 2021 in Italia non era stato registrato alcun caso, mentre se ne erano verificati tre complessivamente tra il 2022 e il 2023 e cinque nel 2024.
Numeri minuscoli rispetto al passato e anche rispetto a quelli registrati complessivamente in Europa, dove i casi erano stati 362 nel 2022, 237 nel 2023 e 151 nel 2024.
Il ruolo delle vaccinazioni nell’abbattimento delle malattie infettive emerge anche dalle stime dell’Istituto superiore di sanità: secondo uno studio citato dal quotidiano economico, i vaccini avrebbero evitato in Italia circa due milioni di casi di malattia dagli anni Trenta al 2015 e, dalla fine degli anni Settanta, avrebbero contribuito a evitare circa duemila morti ogni anno.
Non c’è soltanto la difterite: cosa protegge il vaccino esavalente
Il problema, infatti, non riguarda una sola malattia. Percentuali di copertura analoghe interessano le altre patologie contro cui viene utilizzato il vaccino esavalente, somministrato ai bambini per proteggerli contemporaneamente da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b.
Si tratta di malattie che proprio grazie alle vaccinazioni di massa sono diventate rare o, in alcuni casi, quasi invisibili alle nuove generazioni. Ed è questo paradossalmente uno dei rischi: quando una patologia scompare dall’esperienza quotidiana, può diminuire anche la percezione della sua pericolosità.
La vaccinazione rientra nel sistema degli obblighi vaccinali, rafforzato dalla legge 119 del 2017, che ha portato a dieci le vaccinazioni obbligatorie per i minori.
Il caso di Palermo riaccende l’allarme sulle coperture
La morte della bambina siciliana assume così un significato che supera il singolo caso. La difterite non era scomparsa perché il batterio avesse cessato di rappresentare un pericolo, ma perché la diffusione della vaccinazione aveva drasticamente ridotto le possibilità di circolazione della malattia.
Il dato delle 13 Regioni sotto il 95% mostra adesso una situazione molto diversa da territorio a territorio, con alcune aree ancora vicine alla copertura totale e altre che hanno accumulato un ritardo consistente.
E il numero che pesa più di tutti resta quello siciliano: 85,88%. Proprio nella Regione che oggi piange una bambina di quattro anni morta per una malattia che, dopo decenni di vaccinazioni, l’Italia aveva quasi dimenticato.







