Il segreto della confessione resta inviolabile. Ma se quella conversazione è avvenuta fuori dal confessionale, don Stefano potrebbe parlare. È uno dei nuovi elementi che emergono nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella. Una vicenda nella quale gli investigatori stanno concentrando sempre più l’attenzione sulla rete dei rapporti personali e familiari che circondava le due vittime.
A riportare gli ultimi sviluppi è Vita in Diretta. L’attenzione degli inquirenti sarebbe tornata sul parroco del paese non tanto per quanto Antonella potrebbe avergli confidato in confessione, materia sulla quale il sacerdote è tutelato dal segreto, quanto per un successivo colloquio che don Stefano avrebbe avuto con il marito della donna indicata come amica di Gianni Di Vita. Una conversazione che sarebbe avvenuta dopo il recente confronto in Questura e che potrebbe assumere un peso completamente diverso nell’indagine.
Il colloquio con don Stefano che interessa agli investigatori
La distinzione è decisiva. Se il sacerdote avesse appreso determinate circostanze durante una confessione, quelle informazioni rimarrebbero coperte dal segreto. Diverso sarebbe il caso di una normale conversazione avvenuta al di fuori del sacramento.
Ed è proprio su questo secondo terreno che si sarebbe riacceso l’interesse degli investigatori. Secondo quanto riferito dalla trasmissione, don Stefano avrebbe parlato con il marito dell’amica di Gianni Di Vita dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta. Il contenuto del colloquio non è noto, ma potrebbe essere utile per ricostruire i rapporti tra i protagonisti di una vicenda che appare sempre più intricata. Il sacerdote potrebbe quindi essere ascoltato come persona informata sui fatti proprio per chiarire che cosa gli sia stato detto in quella circostanza.
L’incontro tra Antonella e il marito dell’amica
Gli investigatori starebbero inoltre cercando di chiarire un altro passaggio ancora oscuro: un incontro che sarebbe avvenuto tra Antonella Di Ielsi e il marito della donna vicina a Gianni Di Vita, nonostante i rapporti difficili che sarebbero esistiti tra le due donne.
Perché si sarebbero incontrati? Di che cosa avrebbero parlato? E quale significato assumono i contatti tra loro alla luce di quanto emerso successivamente? Sono domande che acquistano peso mentre la Procura di Larino approfondisce la possibile pista sentimentale e familiare. Il marito dell’amica di Gianni, tecnico di laboratorio in un istituto agrario di Riccia, sarebbe già stato ascoltato due volte e potrebbe essere nuovamente convocato.
Parallelamente proseguono gli accertamenti sui dispositivi elettronici sequestrati. Secondo quanto riferito da Vita in Diretta, sarebbero emersi elementi ritenuti importanti nonostante le presunte reticenze riscontrate in alcune delle oltre duecento persone ascoltate durante questi mesi.
L’utente anonimo che cercava informazioni sulla ricina
Un’altra risposta potenzialmente importante potrebbe arrivare dagli Stati Uniti. Gli investigatori attenderebbero infatti informazioni utili a identificare l’utente anonimo che avrebbe effettuato ricerche sulla ricina attraverso una piattaforma online. L’identificazione di quella persona potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale: permetterebbe di verificare chi si sia interessato alla sostanza prima della morte di Antonella e Sara e, soprattutto, se quelle ricerche possano essere collegate all’avvelenamento.
Sul tavolo restano inoltre gli accertamenti scientifici relativi alla presenza della tossina e alle modalità con cui sarebbe stata somministrata. Gianni Di Vita ha raccontato di aver accusato disturbi gastrointestinali nelle stesse ore in cui moglie e figlia stavano male, ma secondo quanto riportato dalla trasmissione gli accertamenti degli specialisti del Robert Koch Institute escluderebbero che abbia ingerito ricina.
Il papà di Antonella e quella frase sulla gelosia
A riemergere sono infine le parole pronunciate tempo fa da Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella. Parole che oggi vengono rilette alla luce dell’attenzione crescente degli investigatori verso i rapporti personali che circondavano la famiglia.
«È una febbre continua. Dicono sia stato fatto per gelosia, ma se fosse gelosa, casomai doveva essere il contrario. Doveva essere lei a punire quelli che volevano prendere il posto loro, ma ancora non lo sappiamo», aveva detto l’uomo. Una frase carica di amarezza, pronunciata mentre la famiglia cercava ancora di comprendere quale potesse essere il movente di un duplice avvelenamento rimasto per mesi senza una spiegazione.
Adesso proprio la gelosia e gli intrecci sentimentali sembrano essere diventati uno dei terreni sui quali gli investigatori stanno scavando con maggiore attenzione. E il colloquio avvenuto fuori dal confessionale potrebbe aggiungere un altro tassello alla ricostruzione dei rapporti che precedettero la morte di Antonella e Sara.







