Il Ministero della Cultura interviene sul caso Svergognata dopo l’articolo pubblicato ieri da LaCapitale e smentisce che la produzione abbia chiesto o ottenuto contributi pubblici o tax credit. Pubblichiamo integralmente la precisazione ricevuta, come previsto dalla legge e come è corretto fare:
«In merito alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione, il Ministero della Cultura precisa che la produzione dell’opera audiovisiva dal titolo “Svergognata” non ha presentato alcuna domanda di contributo pubblico, tax credit o altra misura di sostegno economico.
Il Ministero pertanto non ha approvato né riconosciuto o concesso alcun beneficio a favore dell’opera, né tantomeno ha avviato alcun tipo di valutazione al riguardo.
Roma, 26 agosto 2026».
Una smentita molto netta. Che tuttavia presenta un problema: lo screenshot acquisito dalla redazione direttamente dal sito del Ministero mostra Svergognata nel database pubblico della Direzione generale Cinema e audiovisivo.
Non si tratta di una fonte anonima, di un’indiscrezione o di un documento proveniente da terzi. La fonte è lo stesso Ministero che oggi interviene per smentire la notizia.

«Svergognata» compare nel database ufficiale del Ministero
Il punto diventa ancora più rilevante leggendo la descrizione che il MiC fornisce della propria banca dati. Il database comprende infatti le «opere registrate presso il sistema telematico DGCOL ai fini dell’ottenimento di contributi e riconoscimenti ai sensi della legge 220/2016, di cui risulta almeno una domanda approvata».
Svergognata compariva in quella banca dati. Di conseguenza abbiamo chiesto al Ministero come fosse possibile conciliare questo elemento con l’affermazione secondo cui sull’opera non sarebbe stato «avviato alcun tipo di valutazione».
Ed è a questo punto che è arrivato un chiarimento decisivo: per Svergognata è stata presentata una domanda per il riconoscimento dell’italianità dell’opera.
Dunque una domanda esiste, una procedura amministrativa è stata avviata e il titolo compare nel database ministeriale proprio per questo motivo.
Questo non significa che Svergognata abbia ricevuto finanziamenti pubblici. Significa però che non si può sostenere che l’opera non sia mai stata presa in considerazione dal sistema ministeriale.
Il riconoscimento dell’italianità è il primo passaggio dell’iter
Il riconoscimento dell’italianità attribuisce all’opera uno status giuridico-amministrativo previsto dalla Legge Cinema 220/2016. Certifica, in sostanza, che il prodotto possiede i requisiti per essere considerato un’opera italiana.
E la distinzione è fondamentale.
Il riconoscimento dell’italianità non è un tax credit e non comporta automaticamente l’erogazione di un solo euro di denaro pubblico. Costituisce però un passaggio preliminare necessario per poter accedere alle misure riservate dalla normativa alle opere italiane, tra le quali rientrano anche le agevolazioni fiscali.
In altre parole: ottenere il riconoscimento dell’italianità non significa avere ottenuto un finanziamento, ma rappresenta il prodromo amministrativo necessario per poter successivamente accedere ai benefici previsti dalla legge, quando questi richiedano la nazionalità italiana dell’opera.
Ed è proprio qui che la precisazione del Ministero consente di leggere correttamente anche quanto pubblicato da LaCapitale.
Cosa avevamo scritto su «Svergognata»
Nel nostro articolo la notizia veniva attribuita esplicitamente alla fonte e formulata al condizionale:
«Secondo Davide Maggio, per “Svergognata” sarebbe stata approvata dal Ministero della Cultura una domanda per accedere a una misura prevista dalla Legge Cinema 220 del 2016, con costi di produzione dichiarati, al momento della presentazione, per circa 1,1 milioni di euro».
Oggi sappiamo, grazie allo stesso Ministero, quale domanda giustificava la presenza di Svergognata nel database: quella relativa al riconoscimento dell’italianità.
Non risulta invece che il MiC abbia successivamente discusso, approvato o concesso un tax credit, un contributo o qualsiasi altra forma di sostegno economico alla produzione. E su questo punto prendiamo atto senza riserve della precisazione ministeriale: allo stato attuale non risulta concesso alcun finanziamento pubblico a Svergognata.
Ma questo non cancella ciò che documenta il database.
Nessun finanziamento concesso, ma non è vero che non sia partito alcun iter
Sono dunque due affermazioni differenti e non devono essere confuse.
La prima: «Svergognata ha già ricevuto un finanziamento pubblico». Non risulta e, alla luce della precisazione del Ministero, non abbiamo elementi per sostenerlo.
La seconda: «Svergognata non è mai entrata in alcun iter presso il Ministero». Questa affermazione entra invece in contrasto con la documentazione pubblica e con il successivo chiarimento dello stesso MiC.
La produzione ha presentato una domanda per il riconoscimento dell’italianità; il Ministero l’ha presa in esame; l’opera compare nel database DGCOL che raccoglie le opere per le quali risulta almeno una domanda approvata. Il primo passaggio amministrativo era dunque stato compiuto.
Ed è precisamente questo il punto sul quale lo screenshot che pubblichiamo assume valore documentale.
Lo screenshot del MiC chiarisce ciò che la nota lascia fuori
La replica del Ministero chiarisce quindi un elemento importante e LaCapitale lo registra: nessun tax credit o contributo economico risulta finora concesso a Svergognata.
Lo stesso Ministero, però, conferma contestualmente che una domanda relativa all’opera era stata presentata. Il riconoscimento dell’italianità rappresenta infatti la condizione preliminare che permette a un’opera di presentarsi, quando ricorrano gli altri requisiti previsti, alle successive misure riservate alle produzioni italiane.
Per questo la presenza di Svergognata nel database ministeriale smentisce l’idea che l’opera non sia mai stata presa in considerazione e dimostra che l’iter amministrativo preliminare era stato avviato.
Non significa che arriveranno finanziamenti. Non significa che un tax credit verrà approvato. E soprattutto non significa che sia già stato concesso denaro pubblico.
Significa una cosa molto più semplice: il primo passo era stato fatto.
A documentarlo non è LaCapitale. È il database pubblico del Ministero della Cultura. E, dopo la nostra richiesta di chiarimenti, è lo stesso ufficio stampa del Ministero a confermarne la ragione.







