Garlasco, Stefania Cappa denuncia Milo Infante per ricettazione. Il giornalista: «Mediaset non pagherà per me, ne rispondo io»

Stefania Cappa denuncia Milo Infante per diffamazione

Nuovo capitolo giudiziario intorno al delitto di Garlasco. Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, ha denunciato Milo Infante per ricettazione e il giornalista ha scelto di rispondere pubblicamente, annunciando di voler sollevare Mediaset da qualsiasi responsabilità e di affrontare personalmente le conseguenze dell’iniziativa giudiziaria.

Infante ha spiegato di avere appreso la notizia «a mezzo stampa» e ha mostrato l’articolo 648 del Codice penale, che disciplina il reato di ricettazione. «Stefania Cappa, a mezzo stampa, mi ha fatto pervenire la notizia che sono stato denunciato per questo reato», ha dichiarato.

Il giornalista ha sottolineato soprattutto la gravità dell’accusa, distinguendola dalla diffamazione, contestazione molto più direttamente legata all’attività di chi lavora nell’informazione. Resta naturalmente alla magistratura il compito di verificare contenuto, presupposti e fondatezza della denuncia.

Mediaset offre assistenza, Infante rinuncia: «Pagherò di tasca mia»

Infante ha raccontato di avere parlato della vicenda con Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione e della Comunicazione di Mediaset. Secondo quanto riferito dal giornalista, Crippa gli avrebbe garantito il pieno sostegno dell’azienda: «Non ti preoccupare, Mediaset c’è, noi ti tuteleremo con ogni mezzo e in ogni dove».

Il conduttore ha però deciso di seguire una strada diversa. Dopo avere ringraziato Crippa e Mediaset per la disponibilità, ha annunciato di voler sollevare l’azienda «da ogni responsabilità» e di assumersi «totalmente e integralmente» quella che eventualmente dovessero attribuirgli i giudici.

La motivazione riguarda proprio la natura dell’accusa: «La ricettazione è un reato grave». Per questo, ha spiegato Infante, non ritiene corretto farsi difendere economicamente dall’azienda di Pier Silvio Berlusconi: «Non ho cuore e coraggio di farmi difendere da una grande azienda come Mediaset perché sarebbe un abuso. È giusto che paghi di tasca mia».

La denuncia e il nuovo fronte intorno alla famiglia Cappa

La vicenda arriva mentre il nome della famiglia Cappa è tornato con forza al centro del dibattito sul caso Garlasco. Nei giorni scorsi sono emersi dettagli sulla denuncia-querela presentata da Stefania Cappa alla Procura di Milano nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, Alessandro De Giuseppe e Francesco Marchetto.

Secondo quanto riportato, la denuncia contesta l’esistenza di una presunta «regia mediatica» che avrebbe avuto lo scopo di orientare l’attenzione lontano da Alberto Stasi e di concentrarla sulla famiglia Cappa. Si tratta di accuse che dovranno essere vagliate dagli inquirenti e che si inseriscono in una fase nella quale l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi ha generato anche numerosi contenziosi paralleli.

La denuncia nei confronti di Infante apre adesso un ulteriore fronte, questa volta direttamente legato al lavoro di un giornalista che negli ultimi mesi ha dedicato ampio spazio agli sviluppi delle nuove indagini.

Infante: «Se racconti la verità non è diffamazione»

Nella parte conclusiva del suo intervento Infante ha spostato il ragionamento sul rapporto tra cronaca giudiziaria e libertà d’informazione. A suo giudizio la ricettazione «non appartiene alla professione giornalistica», mentre la diffamazione rappresenta uno dei reati che possono essere contestati a chi pubblica o diffonde notizie.

«La diffamazione deve essere provata», ha aggiunto, sostenendo che «se tu racconti la verità non è diffamazione». Infante ha quindi rivendicato il compito del giornalismo di cercare anche quella «verità che spesso è nascosta e che nessuno vorrebbe che venisse fuori».

La denuncia di Stefania Cappa dovrà ora seguire il proprio percorso giudiziario. Infante, nel frattempo, ha scelto di separare nettamente la propria posizione da quella dell’azienda per cui lavora: Mediaset gli aveva offerto tutela, ma il giornalista ha deciso di affrontare personalmente la vicenda.