Meta patteggia sulla dipendenza da social: fino a 17,1 miliardi di dollari e nuove regole per proteggere i minori

Il fondatore di Meta Zuckerberg durante la lettura della sentenza

Meta ha raggiunto un accordo da fino a 17,1 miliardi di dollari con 47 Stati americani, il Distretto di Columbia e i territori Usa per chiudere il contenzioso sull’accusa di avere progettato Facebook e Instagram in modo da favorire la dipendenza degli adolescenti. Un’intesa che potrebbe diventare uno spartiacque per l’intero settore dei social network, perché insieme alle sanzioni economiche obbliga il gruppo di Mark Zuckerberg a modificare concretamente il funzionamento delle piattaforme per gli utenti più giovani.

Il procedimento aveva assunto fin dall’inizio un peso particolare. Diversi osservatori lo avevano paragonato alle grandi cause contro l’industria del tabacco del secolo scorso, proprio perché al centro non c’era soltanto il comportamento di una singola azienda, ma il modello con cui un intero settore costruisce e mantiene l’attenzione degli utenti.

Meta ha scelto di chiudere la causa con un patteggiamento mentre il processo era già in corso in California. La società non ha ammesso formalmente alcuna responsabilità, ma ha accettato sia il pagamento di una somma gigantesca sia una serie di interventi strutturali su Facebook e Instagram.

Limiti notturni e più controlli per i genitori

L’accordo prevede che Meta introduca strumenti per ridurre il tempo trascorso online dagli adolescenti, blocchi notifiche e avvisi nelle ore notturne e rafforzi le limitazioni legate all’età. Il gruppo dovrà inoltre offrire ai genitori maggiori possibilità di controllo e intervenire sulle funzionalità che, secondo gli Stati americani, possono favorire comportamenti compulsivi o avere effetti negativi sulla salute mentale dei minori.

«L’obiettivo di questo caso era proteggere i nostri ragazzi», ha spiegato il procuratore generale del Colorado Phil Weiser, tra i promotori dell’azione legale. La priorità, ha aggiunto, consiste nel ridurre le sollecitazioni durante la notte e l’orario scolastico, incoraggiare pause dai social e limitare le caratteristiche considerate più dannose.

Il patteggiamento chiude di fatto anche un altro procedimento avviato a Oakland da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, che chiedevano complessivamente circa 200 miliardi di dollari per i presunti danni arrecati ai minori.

Meta pagherà subito 12 miliardi

La struttura dell’accordo prevede un primo versamento di circa 12 miliardi di dollari. La cifra potrà salire fino a 17,1 miliardi se anche Snap, TikTok e YouTube accetteranno a loro volta sanzioni economiche e modifiche ai rispettivi prodotti.

Meta sostiene di voler utilizzare l’intesa per creare uno standard comune nel settore. C.J. Mahoney, responsabile legale dell’azienda, ha spiegato che il gruppo vuole garantire agli adolescenti «un’esperienza sicura e produttiva» e che il nuovo modello potrà funzionare pienamente soltanto se anche le principali piattaforme concorrenti adotteranno misure analoghe.

Per il gruppo di Zuckerberg resta comunque un fronte giudiziario molto ampio. Meta deve ancora affrontare numerose cause presentate da distretti scolastici e privati cittadini e alcuni di questi procedimenti arriveranno davanti ai giudici nei prossimi mesi.

Una pressione giudiziaria sempre più forte su Zuckerberg

L’accordo arriva dopo una serie di sconfitte che hanno aumentato la pressione sul colosso di Menlo Park. A marzo Meta, insieme a YouTube, aveva perso una causa per lesioni personali, pagando sei milioni di dollari di risarcimento. Poche settimane fa un giudice del New Mexico aveva inoltre imposto alla società sanzioni per quasi un miliardo di dollari.

Il nuovo patteggiamento segna però un salto di scala. La somma figura tra le più elevate mai concordate da un’azienda tecnologica con le autorità statali americane e, soprattutto, non si limita a una compensazione economica: gli Stati hanno ottenuto modifiche obbligatorie ai prodotti.

È questo l’aspetto che potrebbe pesare maggiormente sul futuro dei social. Per anni le grandi piattaforme hanno resistito alle accuse di utilizzare algoritmi, notifiche e sistemi di raccomandazione per aumentare il tempo trascorso online anche tra gli utenti più giovani. Ora il contenzioso americano comincia a produrre conseguenze direttamente sul design dei servizi.

La partita, quindi, non riguarda più soltanto quanto dovrà pagare Meta. Riguarda il modo in cui Facebook, Instagram e probabilmente anche i loro concorrenti potranno continuare a rivolgersi agli adolescenti. E per la Silicon Valley potrebbe essere l’inizio di una stagione molto più regolamentata.