Kherson, la città liberata dall’occupazione, continua costantemente a essere bersagliata dai droni russi. Oggi gran parte dell’area è protetta da un’imponente tela di reti da pesca tese lungo le strade, tra i pali della luce e sopra ospedali e centrali elettriche: ordigni e velivoli senza pilota rimangono impigliati nelle maglie prima di poter esplodere, salvando strutture e vite umane. Una protezione tanto semplice quanto efficace, ideata e prodotta a migliaia di chilometri di distanza da un gruppo di marinai bretoni.
Quattro pescatori e un aiuto concreto
A raccontare questa catena di solidarietà è un reportage del quotidiano Le Monde, che mette al centro della vicenda quattro pescatori francesi: Gérard Le Duff, Christian Abaziou, Jean-Jacques Tanguy e Yannick Calvez. Quattro uomini rimasti estranei alle dinamiche della geopolitica internazionale, ma spinti dal solo desiderio di dare un aiuto concreto a una popolazione sotto attacco.
La nascita della solidarietà bretone
La portata dell’iniziativa è apparsa chiara durante un incontro ufficiale tenutosi all’ambasciata ucraina a Parigi. In quell’occasione, Zelensky ha voluto ringraziare personalmente i marinai con profonda commozione: «Non potete immaginare quante vite umane siano state salvate grazie al vostro aiuto». L’avventura solidale è iniziata all’indomani dell’invasione russa del 2022 tra le barche, i bar e un salone da parrucchiera gestito da una donna di origini ucraine nei pressi di Brest. In breve tempo, un gruppo di residenti e pensionati della zona si è mobilitato organizzando un primo camion di aiuti. Con l’ingresso nel progetto di un ex commerciante di ortofrutta è nata l’associazione Kernic Solidarités, che ha acquistato un mezzo pesante per trasformarlo in un convoglio umanitario permanente.
Dalle divise mimetiche alla difesa dai droni
L’intuizione decisiva è arrivata da Mariya, un’amica ucraina della parrucchiera locale. Inizialmente pensate per mimetizzare le divise dei soldati al fronte, le reti da pesca si sono rivelate la risposta perfetta alla nuova minaccia della guerra: i droni kamikaze.Come spiegato dagli esperti della marineria bretone, non sono state impiegate le classiche maglie sottili usate per la pesca di piccoli pesci, bensì le reti da posta a tre teli impiegate per la rana pescatrice: strutture di elevata resistenza, alte due metri e mezzo e lunghe fino a cinquanta metri. Dopo una riunione organizzata direttamente sulla banchina del porto, l’intera comunità dei pescatori ha scelto di aderire alla raccolta.







