Garlasco, De Rensis attacca i “non ricordo” di Cassese: “Assurdo dimenticare un’indagine così importante”

Antonio De Rensis

Il caso Garlasco torna a concentrarsi sui “non ricordo” di Gennaro Cassese, l’ex comandante dei carabinieri di Vigevano che seguì le prime fasi dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Cassese oggi risulta indagato per false informazioni ai pm, nell’ambito dei nuovi accertamenti coordinati dalla procura di Pavia.

A sollevare dubbi sulle sue amnesie è Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi insieme all’avvocata Giada Bocellari. De Rensis contesta soprattutto un punto: in una procura piccola come quella di Vigevano, e davanti a un delitto che scosse l’Italia intera, risulta difficile immaginare che un ufficiale possa dimenticare passaggi così delicati.

De Rensis e il peso dei “non ricordo”

Secondo De Rensis, il problema non riguarda un dettaglio marginale o un normale vuoto di memoria. L’avvocato sottolinea che il delitto di Garlasco rappresentò fin dall’inizio un’indagine enorme per il territorio, con un impatto mediatico e giudiziario impossibile da paragonare a un fatto di cronaca minore.

Da qui la sua osservazione: si può dimenticare un furto d’auto, ma appare molto più difficile dimenticare un’indagine così importante. Il riferimento riguarda proprio il ruolo che Cassese ricopriva nel 2007 e nel 2008, quando gli investigatori lavoravano sull’omicidio di Chiara Poggi e sui primi accertamenti legati ad Andrea Sempio.

Il malore di Sempio e l’ambulanza in caserma

Uno dei passaggi più discussi riguarda il malore che Andrea Sempio accusò durante l’interrogatorio del 2008. Quel giorno qualcuno chiese l’intervento del 118 in caserma, ma Cassese ha sostenuto di non ricordare quel dettaglio.

Il punto interessa oggi la procura perché quel malore si intreccia con un momento chiave della vecchia indagine: la consegna dello scontrino del parcheggio di Vigevano, elemento che contribuì a sostenere l’alibi di Sempio. Gli inquirenti vogliono capire perché alcuni passaggi non finirono nei verbali e quale peso ebbero nelle valutazioni dell’epoca.

La procura di Vigevano e la vecchia inchiesta

De Rensis insiste anche sulle dimensioni della procura di Vigevano. Non parla solo di una struttura fisica contenuta, ma anche di una competenza territoriale limitata. Proprio per questo, secondo l’avvocato, un caso come quello di Garlasco non poteva confondersi tra centinaia di fascicoli anonimi.

La sua critica punta quindi alla plausibilità dei ricordi mancanti. Cassese, all’epoca, non osservava la vicenda da lontano: ricopriva un ruolo operativo e seguiva una delle indagini più delicate mai entrate negli uffici giudiziari del territorio.

I punti ancora da chiarire

La nuova inchiesta guarda anche ad altri passaggi della prima fase investigativa. Sotto la lente finiscono le mancate verbalizzazioni, il trattamento dell’alibi di Andrea Sempio, lo scontrino del parcheggio e alcuni elementi che oggi gli inquirenti rileggono con attenzione diversa.

La difesa di Cassese respinge ogni accusa e collega i “non ricordo” al lungo tempo trascorso. La procura, invece, valuta se quelle amnesie possano nascondere reticenze su passaggi ritenuti rilevanti.

Un caso che torna sui vecchi atti

Il delitto di Chiara Poggi continua così a muoversi tra nuovi accertamenti e vecchi verbali. Ogni dettaglio della prima indagine torna al centro del confronto: chi ricordava cosa, chi annotò cosa, quali elementi entrarono negli atti e quali rimasero fuori.

Per De Rensis, i troppi “non ricordo” di Cassese non convincono. Per gli inquirenti, ora, il compito consiste nel capire se quei vuoti di memoria abbiano una spiegazione plausibile oppure se possano incidere sulla ricostruzione di una delle indagini più discusse degli ultimi vent’anni.