Basta un conto in banca a molti zeri per comprare e blindare un intero centro storico italiano. Succede a Locorotondo, dove la vita quotidiana di un’intera comunità è stata letteralmente paralizzata per far spazio al matrimonio da favola tra il portiere Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante. Tra la maestosa Chiesa Madre di San Giorgio Martire e i festeggiamenti blindati nella lussuosa Residenza Pettolecchia sul litorale di Fasano, la meravigliosa cornice della Valle d’Itria è stata trasformata nell’ennesimo set ad uso e consumo del jet set internazionale, spinto da una sfilata di star del calcio e celebrità scortate come capi di Stato. A fare da contorno a questa passerella dorata non ci sono però solo applausi, ma l’indignazione furente di una cittadinanza trattata da ospite sgradito a casa propria.
Viabilità stravolta con un preavviso minimo
La viabilità del centro è stata stravolta con un preavviso minimo, arrivato solo poche ore prima dell’evento a margine di un vertice in Prefettura a Bari. Transenne impediscono l’accesso a Piazza Fra G. A. Rodio e al sagrato della Chiesa Madre, mentre divieti di sosta a tappeto soffocano via Nardelli, via Vittorio Veneto e piazza Mitrano e rimarranno lì fino a tarda sera. Un vero e proprio sequestro temporaneo del suolo pubblico che solleva un interrogativo etico tanto evidente quanto scomodo: da quando un evento strettamente privato ha il potere di sospendere i diritti dei residenti di una cittadina?
La decisione dell’amministrazione comunale ha scatenato una bufera politica e sociale che travalica i confini pugliesi.Il caso Locorotondo non è che l’ultimo capitolo di una deriva speculativa già vista con le nozze di Dua Lipa a Palermo o la megalomane occupazione di Venezia da parte di Jeff Bezos.La matrice resta la stessa: lo spazio comune viene svenduto ed espropriato ai cittadini per compiacere l’ego di super ricchi e potenti.
Sul web la rabbia dei residenti “sequestrati”
Sul web la rabbia dei residenti sottolineano come un calciatore, per quanto celebre, non sia né il Papa né un capo di Stato e non debba godere di trattamenti di favore che piegano le istituzioni locali. C’è chi parla apertamente di un atto inopportuno e irritante, rimproverando alla giunta comunale di non doversi scusare, ma vergognare.
Restano isolate e deboli le voci di chi prova a giustificare la blindatura parlando di “opportunità turistica” e “vetrina mediatica”. La realtà racconta una storia diversa, fatta di una comunità umiliata e costretta a subire disagi in nome di un turismo d’élite che prende tutto senza lasciare nulla al territorio. seSe non traffico, divieti e la certezza che, con il giusto prezzo, anche il bene pubblico può diventare un bene privato.







