Dalle stelle degli Oscar all’oblio nel giro di un tweet. L’attrice spagnola Karla Sofía Gascón, nel 2024 a Cannes, ha riscritto la storia con una standing ovation infinita per il musical Emilia Pérez, il premio come miglior attrice e la prima candidatura all’Oscar come protagonista per una donna transgender. Poi, il baratro. Vecchi tweet giudicati razzisti sono riemersi dal passato, trasformando la favorita alla statuetta in un bersaglio, costringendola a una ritirata strategica nell’ombra. Ma oggi Karla è tornata, più forte e tagliente che mai.
Il sogno infranto e la rinascita con Carlo Verdone
Dopo la tempesta mediatica che ha rischiato di travolgere la sua carriera, la Gascón ha scelto l’Italia per ripartire. Ha girato con Carlo Verdone Scuola di seduzione, si è trasformata in una spietata pistolera nel western Trinity e ha appena concluso le riprese in Argentina di Las Malas. Nonostante il dolore per il traguardo sfiorato a Los Angeles, l’attrice ha mantenuto il suo equilibrio.
Alla domanda su come abbia gestito quel vortice che avrebbe depresso chiunque, risponde con fermezza: “Parto dal presupposto che il lavoro viene giudicato sempre. Devi sapere chi sei tu, qual è la verità e a quel punto nessuno ti muovere dal tuo centro. Questa carriera è una maratona non una gara dei 100 metri”.
L’etichetta transgender
Nonostante il successo internazionale, il mondo del cinema fatica ancora a guardare oltre l’identità di genere. Un peso che Karla sente tutto, ma che trasforma in una missione politica e sociale.
“Si, sono sempre sempre etichettata, il che è negativo per un’attrice e positivo perché sai di essere comunque un simbolo per le persone transgender e LGBT e puoi influenzare, il cinema stesso può aiutare a cambiare la cultura. Bisogna ricordarsi sempre che sono le persone maggiormente discriminate al mondo, in tutti i sensi, dalle religioni, dai governi, a quanto pare è la peggiore umanità, quasi che non meriti di vivere”, ha dichiarato con amarezza durante il Marateale 2026.
La prima chiamata arrivata a 16 anni
Per Karla Sofía Gascón, il set non è solo lavoro, ma una necessità viscerale, quasi spirituale. Un processo di trasformazione che richiede un distacco netto una volta spenti i riflettori.
“A me a 16 anni ma non c’è un’età, per me è una specie di chiamata, la scelta di sperimentare di vivere altre vite dentro me. Io la darei come materia scolastica obbligatoria, farebbe benissimo. Recitare è lasciare entrare dentro di te una persona diversa. Infatti quando termina un set, almeno per me, bisogna fare un esorcismo: ‘esci da questo corpo’. Ho cominciato facendo la comparsa, ho fatto mille e mille film e ho imparato tantissimo, imitare gli attori è stata la mia scuola”.
Il desiderio di recitare per Bond
Sebbene si definisca una persona di estrema bontà, il cinema continua a vederla in ruoli oscuri, complessi e malvagi. Una sfida che lei accetta con entusiasmo, cercando sempre il distacco massimo dalla sua vita reale.
“Personaggi come Emilia Perez sono regali, ruoli complessi. Ricevo molte proposte, spesso legate al mondo transgender, io le valuto tutte, per me i ruoli devono avere anima, vita e verità a prescindere da cosa raccontano. E poi provo a sceglierli lontanissimi da me, perché più mi sono distanti più mi sento libera, che è il motivo per cui faccio questo lavoro oltre che per amore, altrimenti non può durare tutta la vita. Poi tornando al villain mi vedono anche così, che poi io in verità sono buonissima, la più buona del mondo, non a livello di Santa Teresa di Calcutta ma comunque lo sono, ma certo al cinema sono una noia, molto meglio divertirsi a fare la pistolera come in Trinidad o la capa delle prostitute trans in Las Malas”.
E per il futuro, l’attrice ha già le idee chiare su quale sia la vetta da scalare: “Adorerei D’Artagnan e mi piacerebbe tantissimo fare la cattivissima in un film di James Bond. Spero di arrivarci”.







