Meta, il processo sulla dipendenza dei minori e il report sulla privacy: “Raccoglie il triplo dei dati di Apple e Microsoft”

Mark Zuckerberg

Proprio nei giorni in cui negli Stati Uniti si apre un processo federale da 200 miliardi di dollari che potrebbe segnare una svolta epocale per il futuro di Meta, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg finisce nuovamente al centro del dibattito sulla gestione dei dati personali.

Una coalizione di Stati americani ha portato la società in tribunale con l’accusa di aver progettato deliberatamente prodotti in grado di causare dipendenza tra i più piccoli.Durante le battute iniziali e le dichiarazioni d’apertura del dibattimento, il procuratore della California Megan O’Neill ha attaccato duramente l’azienda, definendone la strategia commerciale come una trappola strutturata per catturare gli utenti, trattenerli il più a lungo possibile, raccogliere i loro dati e poi nascondere la verità al pubblico.

La fame di dati personali dei colossi tech

Ad amplificare le polemiche sul modello di business del colosso di Menlo Park arrivano i risultati di un’indagine condotta da Surfshark, società europea specializzata in cybersecurity.

Analizzando 171 applicazioni realizzate dai principali player tecnologici mondiali, i ricercatori hanno scoperto che le piattaforme della galassia Meta, tra cui Facebook, Instagram e WhatsApp, raccolgono in media 25 delle 35 categorie di dati personali catalogate nell’indagine.Si tratta di un volume di informazioni tre volte superiore rispetto a quello registrato da altri giganti come Microsoft e Apple. Nessun altro concorrente nel panorama tech sfiora livelli di tracciamento così pervasivi.

Le app Big Tech a confronto

L’aspetto più singolare emerso dall’analisi di Surfshark riguarda l’efficienza con cui Meta porta avanti questa massiccia estrazione di dati personali. Il gruppo di Zuckerberg ottiene infatti il primato attraverso appena 12 applicazioni proprietarie, a differenza di Google che ne gestisce ben 44. Guardando ai dati medi per singola applicazione, Meta guida la classifica con 25 tipologie di dati raccolti, seguita da Google che registra una media di 17 categorie. Più staccate troviamo Amazon con 12 tipologie di dati, Microsoft con una media di 8 e infine Apple con 7 tipologie.

L’unica vera eccezione al predominio di Meta tra le singole applicazioni invasive è rappresentata dall’assistente Amazon Alexa, capace di tracciare da sola 28 diverse categorie di informazioni.

Profilazione mirata per la pubblicità

Entrando nel dettaglio dei singoli software, la classifica stilata dai ricercatori vede al vertice assoluto degli strumenti più voraci l’assistente Meta AI con ben 33 tipologie di dati rilevate. A brevissima distanza si posiziona un gruppo compatto formato da Facebook, Messenger, Meta Horizon, Meta Ads Manager, Meta Business Suite e Forum, tutte appese alla quota di 32 tipologie di dati tracciati.

Tutte queste informazioni vengono collegate in modo diretto all’identità reale dell’utente. Incrociando le cronologie di navigazione effettuate all’esterno delle piattaforme, le decisioni d’acquisto, le query di ricerca e persino la posizione geografica precisa, che viene rilevata da nove software Meta anche quando basterebbe un’indicazione approssimativa, l’azienda riesce a costruire profili dettagliati per vendere annunci pubblicitari iper-targettizzati.