Report, la redazione si spacca ma Ranucci resiste: “Attacco politico, io non me ne vado”

Sigfrido Ranucci

È una vera e propria spaccatura interna quella che sta travolgendo Report e il suo conduttore Sigfrido Ranucci. Abbandonato da una parte della sua stessa redazione a poche ore dalle decisioni definitive della Rai sul suo futuro, il giornalista rivendica il proprio operato e respinge l’ipotesi di un cambio al vertice: «Qualsiasi incarico minore è un demansionamento. Perché dovrei accettarlo per cose scritte sui giornali che non sono vere? Con la mia storia, poi? Siamo in attesa di una decisione che ha una chiara matrice politica, ma io resisto fino all’ultimo».

Clima interno incandescente

Il clima all’interno della trasmissione si è incandescente a seguito della vicenda legata a Valter Lavitola. La tensione è esplosa nella chat di redazione con accuse di “riunioni carbonare” e contatti con il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini. A fronte di una parte del gruppo che spingeva per una nota di pieno sostegno a Ranucci, un nucleo di firmatari storici – tra cui Giorgio Mottola, Giulio Valesini, Giulia Innocenzi, Paolo Mondani, Bernardo Iovene, Manuele Bonaccorsi e Danilo Procaccianti – ha scelto di staccarsi e diffondere una propria posizione a firma “Gli inviati di Report”.

Il documento degli inviati

Nel loro testo, gli inviati definiscono l’eventuale allontanamento di Ranucci come l’esito di un «preciso disegno politico» e difendono il valore del marchio e l’indipendenza del programma. Allo stesso tempo, però, chiedono un avvicendamento interno escludendo figure esterne: «Alla luce della ridda di nomi circolati, esprimiamo contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno. All’interno della redazione ci sono già le professionalità necessarie che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina».

L’obiettivo proposto dagli autori sarebbe quello di avviare una trattativa per «una conduzione a più voci e un principio di rotazione con una squadra autoriale corale, senza più uomini soli al comando».

Le reazioni di Ranucci

Ranucci, che aveva convocato l’intera redazione per l’8 settembre, continua nel frattempo a chiamare in causa le pressioni istituzionali e politiche avanzate negli ultimi mesi: «È dall’inizio della legislatura che una volta il presidente del Senato, poi Salvini, poi tutto il gotha di FdI, fanno la guerra a Report». Una presa di posizione netta in attesa dei prossimi passaggi formali da parte di Viale Mazzini.