Difesa, l’Italia cambia rotta e prende fino a 10 miliardi dal fondo Safe Ue: ora per Meloni si apre il problema Salvini

militari in azione

Alla fine l’Italia salirà sul treno del fondo Safe e lo farà con una cifra tutt’altro che simbolica. Il governo sarebbe pronto a utilizzare tra 8 e 10 miliardi di euro dei 14,9 miliardi messi a disposizione di Roma dal nuovo programma europeo per finanziare gli investimenti nella difesa.

Una decisione che segna un cambio di passo dopo mesi di esitazioni e trattative con Bruxelles. Tanto che dalla Commissione europea è arrivato immediatamente un segnale di soddisfazione: «La situazione sta andando nella giusta direzione». Per l’esecutivo comunitario l’Italia è ormai «pienamente a bordo». Resta però un problema tutto politico e tutto italiano: come reagirà Matteo Salvini?

Il leader della Lega ha ripetutamente contestato l’aumento delle spese militari e la corsa europea agli armamenti, marcando una distanza evidente dalla linea più atlantista seguita da Giorgia Meloni. E una partecipazione italiana per una decina di miliardi al Safe potrebbe riaprire una delle fratture più delicate della maggioranza.

Fondo Safe, l’Italia pronta a utilizzare fino a 10 miliardi

Il Safe, Security Action for Europe, mette complessivamente sul tavolo 150 miliardi di euro e coinvolge 19 Paesi. Non si tratta di contributi a fondo perduto, ma di prestiti raccolti dalla Commissione sui mercati per conto dell’Unione e successivamente concessi agli Stati a condizioni finanziarie favorevoli.

All’Italia sono stati assegnati potenzialmente 14,9 miliardi, quinta quota più consistente dopo quelle destinate a Polonia, Romania, Ungheria e Francia. Roma non dovrebbe utilizzare l’intero plafond, ma una «larga maggioranza»: secondo le indicazioni emerse nelle interlocuzioni con Bruxelles, la richiesta dovrebbe fermarsi fra gli 8 e i 10 miliardi.

Una cifra comunque decisamente superiore alle ipotesi circolate inizialmente. I finanziamenti potranno essere utilizzati per munizioni, artiglieria, droni, cybersicurezza e mobilità militare, ma anche per sistemi molto più complessi come difesa aerea, capacità navali, tecnologie spaziali e guerra elettronica.

Bruxelles promuove Meloni dopo mesi di tensioni

Il cambio di passo italiano è stato accolto positivamente dalla Commissione. «L’Italia ha un’industria militare estremamente competente e svolge un ruolo cruciale per l’Ue nel suo complesso», ha sottolineato un portavoce dell’esecutivo comunitario. I toni sono molto diversi rispetto a quelli di poche settimane fa. Quando a luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva indicato la fine dell’anno come possibile termine per la decisione italiana, Bruxelles aveva reagito con irritazione: «Non c’è tempo da perdere».

Il confronto andava avanti da maggio. Giorgia Meloni aveva collegato l’eventuale adesione italiana al Safe alla richiesta di maggiore flessibilità europea sulle spese energetiche, sostenendo che senza margini aggiuntivi sarebbe stato difficile spiegare all’opinione pubblica il ricorso a nuovi prestiti per la difesa.

Durante l’estate le interlocuzioni sono proseguite e il contatto decisivo sarebbe arrivato alla fine della scorsa settimana. Ora Roma dovrà definire l’elenco dei progetti da finanziare e inviarlo alla Commissione. L’obiettivo europeo è chiudere la procedura entro settembre.

Salvini contrario al riarmo, il nuovo fronte dentro il governo

Se il problema con Bruxelles sembra avviato verso la soluzione, quello dentro la maggioranza potrebbe invece riaprirsi. Matteo Salvini ha costruito negli ultimi mesi una parte importante della propria linea politica proprio sull’opposizione all’aumento delle spese militari europee, insistendo sulla necessità di destinare maggiori risorse a sanità, pensioni, famiglie e imprese. La posizione della Lega è diventata ancora più delicata con il crescente peso nel dibattito interno al partito delle posizioni contrarie al sostegno militare all’Ucraina.

Meloni continua invece a mantenere l’Italia dentro il quadro euroatlantico, pur evitando alcuni passi compiuti da Francia, Regno Unito e altri Paesi della Coalizione dei Volenterosi. Roma, per esempio, ha escluso la partecipazione alle esercitazioni annunciate per ottobre e novembre e continua a negare qualsiasi ipotesi di invio di militari italiani in Ucraina. Sul Safe, però, il governo sembra aver scelto.

Dieci miliardi che mettono alla prova gli equilibri della maggioranza

Il punto politico sarà capire come Palazzo Chigi presenterà l’operazione. Il Safe permette infatti di finanziare anche tecnologie, infrastrutture, cybersicurezza e sistemi di difesa che possono essere descritti in un quadro più ampio della semplice corsa agli armamenti.

C’è inoltre una robusta componente industriale. I contratti prevedono che non più del 35% del valore dei componenti possa provenire da Paesi esterni all’Unione europea, allo Spazio economico europeo-Efta o all’Ucraina. Una clausola destinata a favorire direttamente l’industria europea della difesa, compresa quella italiana. Ma resta difficile aggirare il dato centrale: l’Italia si prepara a utilizzare fino a 10 miliardi di prestiti europei per rafforzare le proprie capacità militari.

Bruxelles può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Per Giorgia Meloni, invece, potrebbe cominciare adesso la parte politicamente più complicata: convincere Salvini e la Lega che quei miliardi non rappresentano proprio quel “riarmo europeo” contro il quale il vicepremier si è scagliato per mesi.