Tensioni al Csm dopo il caso Ranucci-Lavitola: scontro aperto sul ruolo dell’Anm e la terzietà delle toghe

Sigfrido Ranucci

La vicenda giudiziaria che coinvolge il giornalista Sigfrido Ranucci e l’ex editore Valter Lavitola riaccende il dibattito all’interno del Consiglio superiore della magistratura, spaccando i consiglieri e chiamando in causa direttamente i vertici dell’Associazione nazionale magistrati.

Al centro delle polemiche c’è la standing ovation riservata al conduttore di Report durante l’assemblea generale dell’Anm del 25 ottobre 2025, un gesto che oggi divide le componenti del Csm tra chi chiede chiarezza e chi ne difende il valore simbolico e contestuale.

L’attacco di Giuffrè

Il consigliere del Csm Felice Giuffrè richiama l’attenzione sulla distinzione tra il piano penale e quello istituzionale, sottolineando come l’accertamento delle responsabilità spetti esclusivamente ai giudici ma evidenziando al contempo il forte imbarazzo provocato dalla vicenda. Per Giuffrè, l’immagine di quell’accoglienza trionfale rischia di incrinare la fiducia dei cittadini nella magistratura e di nuocere ai tanti magistrati che operano con rigore nel rispetto delle leggi.

Il consigliere sollecita una presa di posizione e una riflessione pubblica sui criteri etici e culturali che hanno guidato la scelta di invitare e celebrare Ranucci. Nel suo intervento, Giuffrè punta il dito contro quella che definisce una relazione tossica tra una parte del giornalismo militante, settori dell’associazionismo giudiziario e i cosiddetti professionisti dell’antimafia, stigmatizzando inoltre l’uso polemico o strumentale dei nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino evocati da Ranucci e dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

La replica di Carbone

Di avviso opposto è il consigliere del Csm Ernesto Carbone, il quale respinge la ricostruzione del collega pur ricordando di aver criticato in passato i metodi di un certo giornalismo d’inchiesta.

Carbone chiarisce che quell’assemblea rappresentava un momento di forte mobilitazione a tutela dell’autonomia della magistratura nel pieno del dibattito sulle riforme della giustizia, motivo per cui ridurre quell’applauso a una celebrazione personale del giornalista costituisce una forzatura.

Per l’Anm parla il presidente

Sul fronte dell’Anm interviene il presidente Giuseppe Tango, precisando che la standing ovation fu un atto spontaneo di solidarietà espresso all’indomani dell’attentato dinamitardo subito da Ranucci sotto la propria abitazione, un gesto in linea con i numerosi attestati di vicinanza giunti all’epoca da tutte le forze politiche.

Tango ribadisce la grandezza inarrivabile delle figure di Falcone e Borsellino e richiama tutti alla cautela in merito agli sviluppi dell’inchiesta della Dda di Roma, evidenziando come i magistrati titolari del fascicolo abbiano bisogno di tranquillità e tempo per fare piena luce sui fatti senza dannose strumentalizzazioni.