Gli Stati Uniti sono tornati a bombardare obiettivi iraniani sull’isola di Larak, interrompendo una pausa operativa durata un mese. Secondo Washington, l’azione mirava a neutralizzare lanciatori che minacciavano lo Stretto di Hormuz, area già al centro di incidenti: secondo i pasdaran, una petroliera avrebbe preso fuoco dopo aver urtato una mina.
L’ultimo attacco americano risaliva al 29 luglio, quando l’esercito Usa aveva reagito a quello che definì “un tentativo di attacco a sorpresa” contro le proprie forze nella regione.
La risposta iraniana
Teheran sostiene di aver risposto colpendo con missili balistici due basi aeree statunitensi in Giordania, provocando “gravi danni”. L’esercito giordano ha però dichiarato di aver intercettato otto missili.
L’Iran afferma inoltre di aver preso di mira personale americano in una base negli Emirati Arabi Uniti e di aver abbattuto un drone Usa sullo Stretto di Hormuz. Gli Emirati hanno definito l’incursione del drone iraniano nelle loro acque territoriali una “pericolosa escalation”, riservandosi il diritto di rispondere.
Le accuse incrociate
Washington sostiene che l’attacco a Larak servisse a impedire all’Iran di piazzare nuove mine marine nello Stretto, pochi giorni dopo aver annunciato la bonifica dell’area.Teheran respinge la versione: “Pura fantasia”, ha dichiarato una fonte militare all’agenzia Tasnim. Secondo l’Iran, lo scontro “non ha nulla a che vedere con la posa di mine” e le petroliere colpite sarebbero state “punite” con attacchi mirati alle basi americane nella regione.
Trump e Gharibabadi
Donald Trump, intervistato da Fox, ha annunciato una risposta dura: “Li colpiremo duramente”, ha detto riferendosi all’attacco iraniano contro le forze americane. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha replicato definendo l’azione Usa “un’aggressione militare” e promettendo una risposta “decisa” a qualsiasi violazione dell’integrità territoriale. “Gli stranieri devono essere allontanati dalla regione”, ha aggiunto.







