Venezia, stop alla moschea di Mestre: è scontro tra il sindaco Venturini e la comunità bengalese

Un’area industriale dismessa da 15 milioni di euro a ridosso della stazione di Mestre e una trattativa che si trascina da oltre quindici anni. Sono questi i numeri e i presupposti al centro del nuovo e durissimo scontro sulla moschea di via Giustizia. A riaccendere la miccia è stata la decisione del neosindaco di Venezia, Simone Venturini, di congelare l’iter amministrativo per la trasformazione urbanistica dell’immobile da commerciale a luogo di culto.

Le condizioni del sindaco

“Sono un sostenitore della libertà religiosa, ma oggi non ci sono le condizioni per aprire una moschea. La comunità bengalese deve prima compiere passi importanti sul fronte dell’integrazione”, ha spiegato il primo cittadino. Venturini ha subordinato il via libera al rispetto delle leggi italiane, all’apprendimento della lingua, alla scolarizzazione dei minori, al decoro urbano della zona e persino al superamento del velo integrale (pratica che in realtà riguarda una minoranza della comunità locale).

La minaccia dello sciopero

La replica è arrivata a stretto giro da Prince Howlader, 33enne italiano di origini bengalesi e presidente dell’associazione Giovani per l’Umanità. “Siamo stanchi di essere presi in giro dal Comune”, ha attaccato Howlader. “Se non ci consentiranno di costruire la moschea scenderemo in piazza. Se scioperiamo noi bengalesi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il comparto turistico tra cucine, ristoranti e alberghi”. Una linea dura che richiama quanto già sfiorato nel 2017 per la chiusura del centro di via Fogazzaro, quando si ripiegò sulla soluzione temporanea del PalaPlip prima dell’acquisto dell’immobile in via Giustizia.

Le reazioni della politica e della Chiesa

Il centrodestra ha fatto quadrato attorno al sindaco: l’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint ha parlato di “minacce e toni arroganti”, mentre Raffaele Speranza (Fratelli d’Italia) ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di un blocco delle attività produttive. Sul fronte opposto, il consigliere PD Andrea Martella ha chiesto trasparenza su una pratica amministrativa che lo stesso Venturini aveva seguito da assessore nella precedente giunta Brugnaro.

In questo clima teso si registra l’intervento del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che ha auspicato “un dialogo costruttivo e una maggiore fiducia reciproca”.

Spaccature nella comunità islamica

Le minacce di blocco della città non incontrano tuttavia unanime consenso all’interno della stessa comunità bengalese. Se da un lato l’attivista Alvin Onik ribadisce la richiesta di “uno spazio decoroso per pregare senza chiedere privilegi”, dall’altro l’imprenditrice e influencer Rhitu Miah critica entrambe le parti: “Sbaglia il Comune ad applicare un ricatto sull’integrazione, ma sbaglia anche Howlader a parlare a nome di tutti e a rispondere con i ricatti dello sciopero”.

Sulla necessità di evitare lo scontro frontale concordano anche gli imprenditori locali Md Jahangir Alam e Clark Manwar. A chiedere la riapertura dei canali ufficiali è infine Sadmir Aliovsky, presidente della Comunità islamica di Venezia e provincia: “Siamo una realtà numerosa, stabile e radicata. Serve subito un confronto istituzionale per trovare una soluzione condivisa”.