Le vacanze sono finite, la sveglia ricomincia a suonare, le mail si accumulano e settembre riporta improvvisamente davanti alla scrivania. Per molti il rientro significa anche fare i conti con ansia, malinconia, irritabilità, stanchezza e difficoltà a dormire. È il cosiddetto post vacation blues, la sindrome post vacanze che può accompagnare il passaggio dai ritmi rilassati delle ferie alla routine quotidiana.
Non si tratta di una vera patologia e soprattutto non va confusa con una depressione clinica. È piuttosto una fase di adattamento che può manifestarsi quando il cervello deve abbandonare rapidamente abitudini, orari e sensazioni associate al periodo di riposo per tornare a confrontarsi con lavoro, scuola, impegni e responsabilità.
La sindrome post vacanze e il «jet lag emotivo»
A spiegare il meccanismo è la psicoterapeuta Sara Piattino: «Il post vacation blues è una reazione a un cambiamento brusco». Durante le ferie il cervello si abitua a ritmi differenti e a condizioni associate al benessere, mentre il ritorno alla normalità impone nuovamente orari, regole e scadenze.
Una sorta di «jet lag emotivo», come lo definisce la psicoterapeuta. Bisogna ripristinare anche il normale ritmo sonno-veglia e il risultato può essere una combinazione di stanchezza e irritabilità, accompagnata dalla paradossale sensazione di avere «bisogno di una vacanza dopo la vacanza».
Il ritorno può inoltre riportare in primo piano problemi e insoddisfazioni temporaneamente accantonati durante le ferie. Proprio per questo è importante distinguere il normale disagio legato al cambiamento da uno stato di malessere più profondo e persistente.
La regola dei 21 giorni
Quanto può durare? Piattino richiama la cosiddetta regola dei 21 giorni, resa popolare dallo psicologo Maxwell Maltz: un periodo di circa tre settimane può essere necessario per adattarsi nuovamente a un comportamento o a una condizione.
Il limite dei 21 giorni non va però considerato una scadenza scientifica valida per tutti. Può essere piuttosto un’indicazione utile per osservare l’andamento del proprio stato d’animo. Se tristezza, apatia, ansia e frustrazione continuano a lungo e interferiscono con la vita quotidiana, il problema potrebbe andare oltre il semplice rientro dalle ferie.
In quel caso, sottolinea la psicoterapeuta, può essere utile interrogarsi sulle ragioni del malessere e rivolgersi a uno specialista.
Due giorni «cuscinetto» prima di tornare al lavoro
Una delle strategie più semplici consiste nell’evitare, quando possibile, di passare direttamente dalla spiaggia alla scrivania. Tornare a casa un paio di giorni prima della ripresa del lavoro permette al corpo e alla mente di riabituarsi gradualmente agli orari e alle abitudini quotidiane.
Lo stesso principio può essere applicato all’inizio delle ferie, evitando di concentrare immediatamente viaggi, impegni e attività nelle prime ore di vacanza. Un passaggio progressivo aiuta a ridurre gli sbalzi tra due stili di vita completamente diversi.
Foto, musica e profumi per prolungare il benessere
Un altro suggerimento è quello di non considerare le vacanze come una parentesi da chiudere bruscamente. Foto, musica e persino profumi associati ai giorni trascorsi lontano da casa possono aiutare a mantenere vive le sensazioni positive.
La psicoterapeuta parla di un «riallineamento sensoriale»: recuperare alcuni stimoli legati alle ferie può facilitare il passaggio emotivo verso la quotidianità. L’obiettivo non è vivere con la testa ancora sotto l’ombrellone, ma evitare che il ritorno venga percepito come una cesura traumatica.
E se dopo qualche settimana il problema resta, il post vacation blues può diventare anche un campanello d’allarme: forse a pesare non è la fine delle vacanze, ma qualcosa della vita alla quale si è tornati.







