Prince canta ancora: esce «Timeless», dieci rarità e inediti dalla leggendaria cassaforte di Paisley Park

Prince

Prince canta ancora. A dieci anni dalla morte dell’artista di Purple Rain e Kiss, arriva «Timeless», album postumo composto da dieci brani tra inediti e rarità recuperati dall’immenso archivio custodito a Paisley Park. Non una semplice raccolta di materiale rimasto fuori dai dischi ufficiali, ma un viaggio cronologico attraverso quasi quarant’anni di musica, capace di mostrare quanto fosse sterminata la produzione del musicista di Minneapolis.

La fonte di questo patrimonio è la leggendaria The Vault, letteralmente «la cassaforte»: il caveau costruito nei meandri di Paisley Park, la residenza-studio di Prince trasformata dopo la sua morte in museo. Dentro sono rimaste registrazioni, versioni alternative, prove e canzoni mai pubblicate accumulate durante una carriera segnata da una produttività quasi ossessiva.

Quando Prince morì, il 21 aprile 2016, si arrivò a ipotizzare che il materiale conservato nella cassaforte fosse sufficiente per pubblicare un nuovo album ogni anno per un secolo. «Timeless» apre un’altra finestra su quel tesoro.

Da «I Am You» al Prince che deve ancora diventare Prince

Il disco segue un ordine cronologico e parte dal 1977 con «I Am You», brano rimasto finora inedito. Prince non aveva ancora vent’anni e non aveva pubblicato neppure il suo album d’esordio, For You, che sarebbe arrivato l’anno successivo.

Eppure nella canzone sono già riconoscibili molti degli elementi che avrebbero costruito il suo stile: funk, riff, falsetto e quella capacità di attraversare generi diversi senza lasciarsi rinchiudere in nessuno di essi.

Dagli anni Ottanta e Novanta arrivano gran parte degli altri brani selezionati per «Timeless». Tra questi c’è «Tick Tick Bang», in una versione precedente e profondamente diversa rispetto a quella che Prince avrebbe pubblicato anni dopo in Graffiti Bridge, e la più romantica «I Wonder», registrata nel 1989. C’è anche «With This Tear», ballata del 1991 successivamente interpretata da Céline Dion. Proprio questo brano era stato scelto come primo estratto dell’album.

L’ultima canzone arriva dal concerto di Atlanta

Se l’apertura di «Timeless» mostra un Prince giovanissimo, la chiusura conduce invece direttamente agli ultimi giorni della sua vita. L’album termina con una registrazione dal vivo di «How Come You Don’t Call Me Anymore», eseguita soltanto con pianoforte e voce durante il concerto di Atlanta del 14 aprile 2016. Fu l’ultima esibizione pubblica di Prince. Una settimana dopo sarebbe morto a Paisley Park.

Dopo quel concerto, già rinviato a causa di problemi di salute, Prince salì sul suo jet privato diretto a Minneapolis ma si sentì male durante il viaggio. L’aereo effettuò un atterraggio d’emergenza e il musicista venne soccorso con Narcan, farmaco utilizzato per contrastare le overdose da oppioidi. Il 21 aprile 2016 Prince venne trovato morto nell’ascensore di Paisley Park. Aveva 57 anni. Gli accertamenti stabilirono che la causa era stata un’overdose accidentale di fentanyl.

La cassaforte di Prince continua ad aprirsi

La pubblicazione di «Timeless» riporta inevitabilmente l’attenzione sulla quantità di musica che Prince ha lasciato dietro di sé. The Vault rappresenta ancora oggi una sorta di seconda discografia parallela dell’artista, costruita con materiale che per ragioni artistiche, discografiche o semplicemente personali non aveva deciso di pubblicare.

Prince aveva raccontato nel 1983 il modo in cui la musica aveva progressivamente conquistato la sua vita: «Ho iniziato a farlo semplicemente come una specie di hobby, poi è diventato un lavoro e un modo per mangiare e adesso lo faccio come arte».

Una produzione incessante che continua a creare problemi anche nella gestione della sua eredità. Il documentario di nove ore realizzato per Netflix dal regista Ezra Edelman, pur completato, è rimasto bloccato dopo i contrasti con chi amministra il patrimonio dell’artista.

«Timeless» percorre una strada diversa: lascia parlare direttamente la musica. Dieci registrazioni estratte dalla cassaforte, dal ragazzo del 1977 alla voce dell’ultimo concerto del 2016, per raccontare Prince attraverso ciò che più di ogni altra cosa ha lasciato dietro di sé: una quantità apparentemente inesauribile di canzoni.