Risiko dei media a sinistra: Conte ha Rinascita e il Fatto Quotidiano, Schlein punta all’Unità e dietro la guerra dei giornali si gioca la leadership del campo largo

A sinistra è cominciato il Risiko dei media e dietro riviste, giornali, comitati scientifici ed editoriali filosofici si intravede una battaglia molto più concreta: quella per stabilire chi guiderà il campo largo alle prossime elezioni. Giuseppe Conte ha trovato in Rinascita, riportata in vita da Goffredo Bettini, un luogo nel quale costruire una piattaforma politica e culturale sempre più riconoscibile. Elly Schlein, mentre nel centrosinistra continua a incombere il problema della leadership, guarda invece alla possibilità di rilanciare l’Unità. Sullo sfondo resta Massimo D’Alema, che di riviste, fondazioni e battaglie combattute attraverso i media conosce da decenni ogni meccanismo.

È Carmelo Caruso sul Foglio a leggere il ritorno di Rinascita come qualcosa di molto più ambizioso di un’operazione editoriale. La storica rivista fondata da Palmiro Togliatti nel 1944 è tornata per iniziativa di Bettini e sta progressivamente diventando il luogo nel quale vengono elaborate, anticipate o rilanciate molte delle posizioni che caratterizzano la nuova fase politica di Conte. «Bettini è l’infrastruttura ma Conte è il veicolo», sintetizza Caruso. Una formula che fotografa bene il sospetto politico che agita una parte del Pd: dietro il laboratorio culturale potrebbe prendere forma anche l’operazione destinata a spostare il baricentro del campo largo dalla segretaria democratica al leader del Movimento 5 Stelle.

Rinascita diventa il laboratorio politico di Conte

Gli indizi messi in fila dal Foglio sono numerosi. La polemica contro il woke passa da Rinascita, così come le riflessioni sulla Russia e sulla necessità di costruire un nuovo pensiero progressista. Sulla stessa rivista Michele Fina, tesoriere del Pd, ha avanzato l’ipotesi di una figura terza capace di federare la coalizione, mentre Conte ha affrontato direttamente con Bettini il tema più esplosivo per il futuro del centrosinistra: le primarie per scegliere il candidato a Palazzo Chigi.

Il presidente del M5S non le considera necessariamente una dichiarazione di guerra tra alleati. «Non appartengono alla storia del Movimento, ma io non le ritengo divisive», spiega nell’intervista pubblicata dalla rivista. Una posizione significativa proprio mentre nel Pd cresce il timore che un confronto diretto tra Conte e Schlein possa trasformarsi in una resa dei conti dalla quale il campo largo uscirebbe comunque indebolito.

Bettini gli pone la questione citando apertamente D’Alema: le primarie potrebbero produrre una conflittualità capace di danneggiare irreparabilmente la coalizione? Conte evita di rivendicare la candidatura e risponde che «la stella polare che mi guida, davvero al di là della mia persona, è valutare collegialmente l’assetto migliore per competere contro la destra». Parole prudenti, dietro le quali rimane completamente aperta la questione decisiva: se il campo largo avrà reali possibilità di vincere, chi dovrà guidarlo?

Da Bettini a D’Alema, l’ombra dell’operazione «Elly fatti da parte»

Secondo la lettura del Foglio, è precisamente su questo terreno che il rilancio di Rinascita assume un significato politico. Bettini proviene dalla storia del Pci e del Pd, ma negli ultimi anni è diventato uno dei principali sostenitori dell’alleanza strategica con il Movimento 5 Stelle e uno degli interlocutori più ascoltati di Conte. Intorno alla rivista si ritrovano inoltre pezzi della cultura della sinistra postcomunista che guardano con crescente interesse all’ex presidente del Consiglio.

E poi c’è D’Alema. Il suo nome torna inevitabilmente quando si parla della ricerca di un possibile federatore e soprattutto della proposta di Roberto Speranza, suo storico riferimento politico, di individuare una personalità capace di rappresentare l’intera coalizione. Proprio D’Alema è stato tra i primi a mettere in guardia dai rischi delle primarie tra Conte e Schlein.

Il sospetto, naturalmente politico e tutto da dimostrare, è che la discussione sul «candidato terzo» possa diventare il modo più elegante per risolvere il problema della segretaria del Pd senza consegnare formalmente la leadership a Conte. Schlein dovrebbe rinunciare, Conte potrebbe presentare la propria rinuncia come sacrificio per l’unità e dal cilindro uscirebbe una figura condivisa. Resta da capire chi avrebbe davvero la forza per imporla e soprattutto perché i due leader dei maggiori partiti dell’opposizione dovrebbero accettare di farsi da parte.

Conte ha Rinascita, Schlein vuole l’Unità

Dentro questo scenario acquista un significato completamente diverso anche l’interesse attribuito a Schlein per l’Unità. Se Conte dispone ormai di un laboratorio culturale vicino alla propria impostazione e può contare sulla simpatia politica del Fatto Quotidiano, la segretaria del Pd rischia di trovarsi senza uno strumento editoriale capace di accompagnare la propria battaglia politica.

Il precedente storico abbonda. D’Alema ha fondato Italianieuropei e durante il lungo confronto con Walter Veltroni nacque anche Red Tv. Le riviste e i giornali della sinistra hanno sempre svolto una funzione che andava molto oltre l’informazione: costruivano classi dirigenti, elaboravano parole d’ordine, preparavano alleanze e soprattutto creavano il clima nel quale una soluzione politica poteva improvvisamente apparire inevitabile.

È questo il vero punto del Risiko mediatico in corso. Nessuno pensa seriamente che un periodico possa decidere da solo chi sarà il candidato premier del centrosinistra, ma controllare o influenzare uno spazio nel quale vengono elaborate le idee significa partecipare alla costruzione degli equilibri futuri. Se per mesi si discute della necessità di superare le identità dei singoli partiti, trovare un federatore, evitare primarie distruttive e costruire un nuovo soggetto progressista, quando arriverà il momento della scelta quelle idee avranno già preparato il terreno.

La guerra dei giornali nasconde quella per Palazzo Chigi

Il ritorno di Rinascita diventa così interessante soprattutto per ciò che racconta dei rapporti di forza nel campo largo. Conte sta cercando di accreditarsi sempre più come leader capace di parlare oltre il Movimento 5 Stelle e di costruire un rapporto con settori della sinistra storica. Bettini gli offre un ponte verso quel mondo e contemporaneamente un luogo di elaborazione politica. D’Alema osserva con interesse una discussione nella quale ritorna un tema a lui molto familiare: la costruzione della leadership attraverso la costruzione preventiva di una cultura politica.

Schlein, dall’altra parte, non può permettersi di assistere alla partita. Il Pd rimane il primo partito dell’opposizione e la sua segretaria non ha alcuna intenzione di considerare automaticamente Conte il candidato naturale a Palazzo Chigi. L’eventuale ritorno dell’Unità dentro la sua area politica assumerebbe quindi un valore che supera ampiamente la nostalgia per lo storico quotidiano della sinistra.

Conte con Rinascita, Schlein con l’Unità, il Fatto che guarda con simpatia al leader pentastellato e le vecchie volpi della sinistra che tornano a muovere le proprie pedine. Il Risiko dei media è appena cominciato, ma il territorio che tutti vogliono conquistare non è una redazione: è la leadership del campo largo e, attraverso quella, la candidatura a Palazzo Chigi.