Le interferenze ci sono state, ma non costituiscono reato. Si avvia verso la conclusione l’inchiesta milanese che per oltre un anno ha fatto tremare i palazzi del calcio italiano. La Procura della Repubblica di Milano ha infatti formulato la richiesta di archiviazione per l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e, contestualmente, ha iscritto e subito archiviato l’Inter (indagata in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società).
I magistrati milanesi hanno inviato gli atti alla Procura Generale per il visto e, parallelamente, hanno trasmesso l’intero fascicolo alla Procura sportiva della FIGC e al CONI. Se sul piano penale la vicenda si sgonfia, su quello sportivo e d’immagine rischia di lasciare strascichi pesanti.
Il “modello Calciopoli” e il nodo della frode sportiva
Perché i pm hanno chiesto l’archiviazione se le pressioni sono state accertate? La risposta risiede nella giurisprudenza nata vent’anni fa con il processo Calciopoli. Per configurare il reato di frode sportiva non basta dimostrare l’esistenza di un’interferenza o di una pressione sul designatore. È necessaria la prova che tale condotta fosse finalizzata ad alterare attivamente la regolarità di una partita.
Fare pressione per ottenere “arbitri migliori” o per evitare fischietti sgraditi è considerato un comportamento “disdicevole” e potenzialmente rilevante per la giustizia sportiva, ma non costituisce un reato penale. Inoltre, con le nuove regole della legge Cartabia, i pm hanno ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio con una “ragionevole previsione di condanna”.
“L’Inter rompe a bestia”: il pressing sui designatori
Le carte dell’inchiesta svelano comunque un retroscena di fortissime tensioni e costanti pressioni da parte del club nerazzurro sui vertici arbitrali tra la primavera del 2025 e l’aprile del 2026. I fari degli inquirenti si sono accesi in particolare sul veto interista nei confronti dell’arbitro Simone Sozza. Il 29 aprile 2025, in un’intercettazione, Gianluca Rocchi confida al collega Andrea Gervasoni l’intenzione di cambiare la designazione per Verona-Inter:
«Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il c… pesantemente, stavo pensando… Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?»
Poco dopo, lo stesso Rocchi si sfoga con Dino Tommasi confermando il cambio: «L’Inter rompe il c… ancora a bestia, e preferisco metterci uno che è pulito con l’Inter». Una decisione che provoca la reazione sbigottita di Tommasi: «È una cosa assurda che Sozza non possa più fare l’Inter».
Le telefonate “fantasma” e il ruolo di Marotta
Nelle intercettazioni emerge anche il ruolo del presidente nerazzurro Giuseppe Marotta e del capo dell’ufficio legislativo della FIGC, Giancarlo Viglione.
In una telefonata con Riccardo Pinzani (referente AIA per i rapporti con i club), quest’ultimo riferisce a Rocchi che Giorgio Schenone (addetto agli arbitri dell’Inter) lo ha informato del fatto che Marotta stesse parlando della questione-arbitri direttamente con Viglione. Rocchi conferma stizzito: «Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io».
Queste specifiche telefonate non sono però mai state registrate dagli inquirenti: l’ipotesi è che siano avvenute su canali non intercettabili (come WhatsApp) e il tentativo della Guardia di Finanza di installare un trojan sul telefono di Rocchi non è andato a buon fine.
Lo sfogo del dirigente: “Vergognatevi, ora vi mandano arbitri di m…”
Il clima di scontro totale emerge chiaramente anche da uno sfogo di Giorgio Schenone, riportato da Pinzani a Rocchi. Persino all’interno del club milanese c’era chi riteneva eccessivo il continuo lamentarsi della dirigenza: «Mi ha detto Giorgio [Schenone] che all’Inter gli ha detto: “Oh avete rotto il c…! Sozza non lo volete più, Doveri non lo volete più perché porta male, ora non volete più Colombo… Dovete andare a fare in c…!, vergognatevi! Ora fanno bene a mandarvi gli arbitri di m…!”»
Ora la palla passa alla giustizia sportiva. Se la Procura della Repubblica ha deciso di fermarsi, le carte inviate alla FIGC potrebbero riaccendere il caso sotto il profilo della violazione dei principi di lealtà, probità e correttezza sportiva.







