Il nuovo indagato ormai ha un nome e quella notizia l’abbiamo già raccontata: Roberto Internò, 65 anni, fratello di Isabella Internò. Ma nelle carte con cui la Procura di Castrovillari ha chiuso le indagini sulla morte di Donato “Denis” Bergamini emerge adesso il particolare che cambia completamente il peso della sua posizione. Gli inquirenti non gli attribuiscono infatti un ruolo marginale o semplicemente di supporto: secondo l’ipotesi accusatoria Roberto Internò avrebbe avuto il ruolo di esecutore materiale dell’omicidio.
E non sarebbe stato solo. La ricostruzione della Procura chiama in causa anche il padre di Isabella e Roberto Internò, nel frattempo deceduto, che secondo l’accusa avrebbe partecipato al delitto. Un nuovo capitolo giudiziario che arriva quasi 37 anni dopo quel 18 novembre 1989 nel quale il corpo del centrocampista del Cosenza finì sotto un camion sulla statale 106 Jonica, a Roseto Capo Spulico.
La Procura: Roberto Internò avrebbe partecipato materialmente all’omicidio
I carabinieri del Nucleo investigativo di Cosenza hanno notificato a Roberto Internò l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’accusa contestata è concorso in omicidio e la chiusura dell’inchiesta apre ora la strada alle successive determinazioni della Procura e all’eventuale nuovo procedimento.
Il passaggio più pesante riguarda però il ruolo che gli investigatori attribuiscono al 65enne. Roberto Internò avrebbe preso parte materialmente all’uccisione di Bergamini, secondo una ricostruzione che amplia ulteriormente lo scenario già emerso nel processo contro la sorella Isabella.
La Procura ritiene inoltre che nell’omicidio avrebbe avuto un ruolo anche il padre dei due, morto nel frattempo e quindi non più perseguibile. L’intera ricostruzione rappresenta naturalmente la tesi dell’accusa, che dovrà confrontarsi con le ragioni della difesa e con l’eventuale vaglio di un nuovo processo.
Denis ucciso prima di finire sotto il camion
La nuova indagine si inserisce nella ricostruzione che ha già portato alla condanna in primo grado di Isabella Internò a 16 anni di reclusione. Secondo l’accusa, infatti, Bergamini non si suicidò gettandosi sotto un camion, come si sostenne inizialmente per anni.
Gli inquirenti ritengono che il calciatore fosse già morto quando il suo corpo finì sulla carreggiata. Denis sarebbe stato narcotizzato, o comunque ridotto in condizioni tali da impedirgli di difendersi, e successivamente ucciso per asfissia meccanica. Solo dopo il cadavere sarebbe stato collocato sulla strada e fatto travolgere dal mezzo pesante, costruendo così la scena di quello che avrebbe dovuto apparire come un suicidio.
Una ricostruzione radicalmente diversa dalla versione che per decenni aveva accompagnato la morte del calciatore e che i giudici di primo grado hanno accolto nel processo a Isabella Internò.
Quasi 37 anni dopo si allarga ancora l’inchiesta
La morte di Bergamini risale al 18 novembre 1989. Da allora la famiglia del calciatore non ha mai accettato l’ipotesi del suicidio e il caso ha attraversato archiviazioni, riaperture, nuove perizie e accertamenti scientifici fino alla svolta giudiziaria che ha portato Isabella Internò davanti alla Corte d’Assise. Il 20 settembre 2021 l’ex fidanzata venne rinviata a giudizio con l’accusa di concorso nell’omicidio. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna a 16 anni di reclusione, mentre adesso il procedimento è arrivato davanti ai giudici d’appello.
Ed è proprio mentre quel processo si avvicina a un nuovo momento decisivo che l’indagine sul fratello Roberto apre uno scenario parallelo e potenzialmente enorme. Non si tratta più soltanto di stabilire se altre persone fossero presenti o conoscessero quanto accaduto quella sera: la Procura attribuisce al nuovo indagato un coinvolgimento diretto nell’esecuzione del delitto.
Il 17 novembre la sentenza d’appello per Isabella Internò
Le due vicende giudiziarie viaggiano per il momento su binari distinti, ma inevitabilmente finiscono per incrociarsi nella ricostruzione complessiva della morte di Denis. Il prossimo appuntamento cruciale arriverà il 17 novembre, quando è prevista la sentenza d’appello nei confronti di Isabella Internò.
L’ex fidanzata continua a respingere l’accusa, mentre la Procura porta avanti il nuovo filone che riguarda suo fratello. Saranno gli eventuali successivi passaggi processuali a stabilire se la ricostruzione accusatoria sul ruolo di Roberto Internò troverà conferma.
Quasi 37 anni dopo la morte di Denis Bergamini, quindi, l’inchiesta non soltanto non è finita, ma individua un altro presunto protagonista della notte di Roseto Capo Spulico e gli attribuisce il ruolo più grave possibile: quello di chi avrebbe materialmente partecipato all’uccisione del calciatore.







