Curva Sud Milano, la svolta politica degli ultras rossoneri: banchetti, firme e slogan contro divieti e società

Milano, sede Casa Milan, tifosi – Ipa

La Curva Sud Milano cambia pelle, o almeno cambia linguaggio. Dopo l’inchiesta che ha colpito alcuni ambienti del tifo organizzato di Inter e Milan, con l’arresto di figure di primo piano delle curve, gli ultras rossoneri sembrano aver scelto una nuova strada: meno semplice contestazione da stadio, più mobilitazione strutturata, con slogan, banchetti, raccolte firme e parole d’ordine che sembrano uscite da una campagna politica.

A raccontare questa trasformazione è una nuova puntata dell’inchiesta di Klaus Davi sugli ambienti ultras milanesi, con particolare attenzione ai Banditi della Curva Sud del Milan e al Secondo Anello Verde della Curva Nord interista. Il giornalista ha seguito da vicino due momenti significativi: il raduno a Milanello del 4 aprile, prima della trasferta contro il Napoli, e la mobilitazione a San Siro in occasione di Milan-Udinese dell’11 aprile.

Curva Sud Milano, dagli spalti alla raccolta firme fuori da San Siro

Il dato nuovo è proprio questo: la protesta non resta più confinata dentro lo stadio. Prima della partita contro l’Udinese, fuori da San Siro sono comparsi banchetti per la raccolta firme, collocati anche in zone di forte passaggio, come l’uscita della metropolitana. Gli slogan sono espliciti: “Basta divieti”, “Per un calcio giusto e popolare”, “Stadi a misura del tifoso”, “No alle multiproprietà”.

Formule che segnano un salto di qualità nella comunicazione ultras. Non più soltanto cori, striscioni e contestazioni, ma una piattaforma di rivendicazioni che prova a parlare a un pubblico più ampio: tifosi, famiglie, abbonati, frequentatori abituali dello stadio. Il tifo radicale cerca così di presentarsi come interprete di un malessere più generale contro il calcio moderno, le restrizioni, le società e le decisioni delle autorità.

Resta però una domanda inevitabile: che cosa significa davvero “calcio giusto e popolare”? È una richiesta di prezzi più accessibili, di maggiore libertà per le tifoserie, di stadi meno blindati, di un rapporto diverso tra società e pubblico? Oppure è una formula larga, utile a compattare la curva dopo mesi difficili e a ridefinire il ruolo degli ultras in una fase di forte pressione giudiziaria e amministrativa?

Milanello, la fanzine e l’attacco alla società rossonera

Il malcontento esplode anche nel racconto contenuto nella fanzine “La voce della Sud”, distribuita in curva. Il tono è duro. Milanello viene definita “la vergogna della società” per come sarebbe stata gestita la presenza dei tifosi durante il raduno organizzato dopo il divieto di trasferta a Napoli.

Secondo la ricostruzione della fanzine, più di cinquemila persone tra ultras, rappresentanti dei Milan club e famiglie si sarebbero ritrovate al centro sportivo per sostenere la squadra. La risposta del club, però, viene descritta come “ridicola e imbarazzante”: giocatori e allenatore sarebbero stati costretti a salutare a distanza e per pochi secondi, mentre sui social ufficiali sarebbero stati tagliati striscioni e oscurati volti.

È qui che la protesta assume un bersaglio preciso. Non solo le istituzioni, non solo i divieti, ma anche la società rossonera, accusata di prendere le distanze dalla propria tifoseria organizzata proprio nel momento in cui la curva cerca di mostrare forza, presenza e radicamento.

Divieti di trasferta e radicalizzazione del linguaggio ultras

La sensazione emersa dall’inchiesta è che, più che una stabilizzazione delle curve, si stia assistendo a un irrigidimento delle posizioni. I provvedimenti che hanno impedito ai tifosi rossoneri di seguire la squadra in alcune trasferte avrebbero alimentato una reazione più organizzata e più politica.

Lo storico capo ultras Giancarlo Capelli, detto il Barone, interpellato da Klaus Davi prima del match contro l’Udinese, ha sintetizzato il clima con una frase netta: “È uno stillicidio”. Il riferimento è ai divieti di trasferta, che secondo la curva vengono applicati senza spiegazioni chiare e con una linea sempre più restrittiva.

Il punto, però, resta delicato. Alcuni divieti nascono da episodi gravi e da esigenze di ordine pubblico. Ma la domanda politica e sportiva è se una strategia fatta soprattutto di blocchi, proibizioni e misure generalizzate stia davvero ottenendo il risultato sperato o se, al contrario, finisca per compattare ulteriormente gli ambienti più radicali.

La Curva Sud del Milan sembra oggi muoversi lungo questa linea di tensione. Da una parte rivendica un ruolo popolare, identitario, quasi sindacale nella difesa dei tifosi. Dall’altra resta dentro un contesto segnato dall’inchiesta sulle curve e da un clima di sospetto che rende ogni iniziativa più sensibile.

La guerra tra società calcistiche, istituzioni e tifoserie organizzate è ormai aperta. E la novità è che non si combatte più soltanto con striscioni e cori, ma anche con banchetti, firme, slogan e una narrazione politica sempre più esplicita.