Emanuela Orlandi: la morte del cardinale Camillo Ruini, scomparso il 16 giugno all’età di 95 anni, riporta improvvisamente sotto i riflettori uno dei capitoli più enigmatici e controversi dell’infinita vicenda legata alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Non perché l’ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana sia mai stato indagato o coinvolto direttamente nell’inchiesta, ma perché il suo nome era comparso negli ultimi anni in una delle piste più discusse, quella che conduce a Londra e alle misteriose lettere finite all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta.
A quasi quarantatré anni dalla sparizione della cittadina vaticana, avvenuta il 22 giugno 1983, il caso continua a muoversi tra documenti, testimonianze, piste mai definitivamente confermate e interrogativi che sembrano moltiplicarsi invece di diminuire.
Il nome di Ruini e le lettere della pista di Londra
Nel corso delle audizioni davanti alla Commissione bicamerale sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, Pietro Orlandi aveva fatto riferimento a una serie di documenti ricevuti negli anni e collegati alla cosiddetta pista di Londra, la teoria secondo cui Emanuela sarebbe stata trasferita nel Regno Unito nelle settimane successive alla sua sparizione.
Fra queste carte compare anche una lettera attribuita al cardinale Camillo Ruini e indirizzata al cardinale Ugo Poletti. Proprio quel documento è diventato oggetto di discussione durante una delle sedute della Commissione.
Secondo la ricostruzione fornita dal fratello di Emanuela, quella lettera spiegherebbe l’invio di carta intestata del Vicariato di Roma con lo stemma di Ugo Poletti, già non più vicario nel 1993. Un particolare che avrebbe potuto giustificare l’utilizzo di quella stessa intestazione in altre missive collegate alla pista inglese.
«Come da lei richiesto, le invio la carta prestampata con lo stemma di quando era Cardinale Vicario di Roma, per l’utilizzo che vorrà farne sul protocollo», si leggerebbe nel documento mostrato da Pietro Orlandi.
La lettera dell’arcivescovo di Canterbury e il mistero di Emanuela
L’intera vicenda nasce da un’altra missiva, quella attribuita all’arcivescovo di Canterbury George Carey e indirizzata nel 1993 al cardinale Ugo Poletti. Un testo di poche righe che, secondo la ricostruzione di Pietro Orlandi, farebbe riferimento alla presenza di Emanuela Orlandi a Londra e alla necessità di affrontare personalmente la questione.
La lettera è stata consegnata negli anni scorsi al promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi ed è diventata uno degli elementi più discussi della cosiddetta pista inglese.
Tuttavia, nessuna delle ricostruzioni emerse finora ha trovato conferme definitive.
La perizia calligrafica e i dubbi sulle firme
Durante i lavori della Commissione è emerso anche il tema delle firme presenti sui documenti. La grafologa Sara Cordella, incaricata di una perizia calligrafica, avrebbe concluso che le sottoscrizioni risultano false.
Una circostanza che, secondo Pietro Orlandi, non escluderebbe automaticamente la validità del contenuto delle lettere.
«Può dire che è falsa la firma, ma non può dire che il contenuto della lettera scritto a macchina sia falso», aveva spiegato il fratello di Emanuela nel corso dell’audizione del 7 ottobre 2025.
Un’interpretazione che continua a dividere e che alimenta uno dei tanti misteri irrisolti del caso.
Da Marcinkus a Vergari, i tanti nomi della Chiesa emersi in quarant’anni
Quello di Camillo Ruini è soltanto uno dei numerosi nomi di ecclesiastici comparsi, direttamente o indirettamente, nel corso di oltre quattro decenni di indagini, ipotesi e testimonianze.
Nel tempo sono emersi i nomi di monsignor Paul Marcinkus, ex presidente dello Ior, di monsignor Pietro Vergari, ascoltato dalla Commissione bicamerale nel gennaio 2025, e dello stesso cardinale Ugo Poletti.
Su nessuno di loro, però, esistono elementi tali da dimostrare un coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela Orlandi. Le inchieste, le verifiche e le audizioni hanno prodotto domande, suggestioni e piste investigative, ma nessuna certezza.
Con la morte del cardinale Ruini si chiude un’altra possibilità
Durante la sua audizione, Pietro Orlandi aveva sottolineato come il cardinale Ruini fosse ancora in vita e come sarebbe stato importante ascoltarlo proprio sulla vicenda delle lettere.
«Non so se qualcuno abbia tentato di sentirlo, ma quella è una lettera del cardinal Ruini», aveva dichiarato davanti ai commissari.
La morte dell’ex presidente della Cei chiude quindi, almeno sul piano umano, un’altra possibile strada verso la ricerca della verità.
E come già accaduto molte altre volte in questi quarantatré anni, a ogni testimone che scompare sembra corrispondere una domanda rimasta senza risposta.







