Garlasco, il poker della Procura contro Sempio divide gli esperti: perché la battaglia delle consulenze è appena cominciata

Andrea Sempio arriva in auto davanti alla Procura di Pavia

Per anni il delitto di Chiara Poggi è stato raccontato attraverso testimonianze, ricostruzioni e polemiche. Oggi il terreno di scontro è cambiato. A confrontarsi non sono più soltanto pubblici ministeri e avvocati, ma genetisti, dattiloscopisti, medici legali, criminologi e consulenti informatici. Il processo mediatico lascia progressivamente spazio a quello scientifico, dove ogni conclusione viene contestata da una relazione tecnica di segno opposto. È il motivo per cui, nonostante la chiusura delle indagini, la Procura ha deciso di non fermarsi.

Le consulenze della difesa smontano punto per punto l’accusa

La strategia degli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti è chiara: contestare ogni pilastro dell’impianto accusatorio. Secondo le consulenze depositate, il Dna attribuito ad Andrea Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi sarebbe un dato “fragile” e non individualizzante; l’impronta palmare 33 non sarebbe attribuibile con certezza all’indagato né riconducibile all’azione omicidiaria; i soliloqui registrati nell’auto non avrebbero natura confessoria ma deriverebbero da discussioni seguite sui social, in televisione e nei podcast; perfino la misura del piede renderebbe incompatibile Sempio con l’impronta lasciata sulla scena del crimine. Una controffensiva costruita per mettere in discussione l’intero impianto accusatorio.

La Procura non arretra e rilancia

La risposta degli inquirenti è arrivata quasi subito. Il procuratore Fabio Napoleone ha disposto ulteriori accertamenti, incaricando i consulenti del pubblico ministero di esaminare nel dettaglio le relazioni presentate dalla difesa e di verificarne rigore metodologico e attendibilità scientifica. I termini delle indagini, infatti, restano aperti fino al 28 settembre, consentendo nuovi approfondimenti prima delle decisioni definitive. È un passaggio che molti osservatori interpretano come il segnale della volontà della Procura di consolidare ulteriormente il quadro probatorio prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Il vero processo si giocherà tra gli esperti

È proprio questo il punto che divide giuristi e addetti ai lavori. Da una parte c’è chi ritiene che la mole di consulenze difensive abbia aperto interrogativi destinati a incidere profondamente sul procedimento. Dall’altra c’è chi osserva che il deposito di relazioni di parte rappresenta una fase fisiologica di qualunque indagine complessa e che spetterà al giudice stabilire quali conclusioni risultino realmente sostenute dai dati scientifici. In altre parole, non basterà affermare che una consulenza è più convincente di un’altra. Occorrerà dimostrarlo.

Settembre sarà il mese decisivo

La scadenza del 28 settembre rappresenta il prossimo passaggio chiave dell’inchiesta. Entro quella data la Procura completerà le verifiche sulle consulenze difensive e dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio oppure compiere ulteriori approfondimenti.

Per questo motivo, al di là del clamore mediatico, la partita più importante non si gioca più nei talk show o sui social network. Si gioca nelle relazioni tecniche, nei laboratori e nelle consulenze specialistiche. È lì che si deciderà se l’impianto accusatorio riuscirà a resistere alla controffensiva della difesa oppure se alcune delle sue basi dovranno essere riviste.