Fabrizio Corona il 20 ottobre a processo, tutti contro di lui: Berlusconi, De Filippi, Toffanin, Scotti e Blasi gli chiedono 160 milioni

Fabrizio Corona

Per Fabrizio Corona si avvicina quello che rischia di diventare il Giudizio Universale di “Falsissimo”. Il prossimo 20 ottobre l’ex re dei paparazzi tornerà davanti al Tribunale civile di Milano per affrontare una causa che ha pochi precedenti per dimensioni economiche e numero dei protagonisti coinvolti: Mediaset, Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui chiedono complessivamente 160 milioni di euro di danni e accusano Corona di avere condotto attraverso il suo format una campagna diffamatoria che avrebbe colpito il gruppo e alcuni dei suoi volti più importanti.

Non è soltanto la cifra a rendere enorme lo scontro. Da una parte c’è uno dei maggiori gruppi televisivi italiani insieme ad alcuni dei personaggi che ne rappresentano da anni l’immagine pubblica; dall’altra c’è l’uomo che ha costruito la propria seconda vita mediatica proprio aggirando la televisione tradizionale e trasformando internet, social, podcast e serate pubbliche in un gigantesco megafono personale. Adesso quei due mondi si affrontano direttamente davanti a un giudice e nessuno sembra intenzionato a fare un passo indietro.

Mediaset presenta il conto a Corona: 160 milioni

La causa era partita lo scorso febbraio, ma una memoria depositata negli ultimi giorni dai legali dei ricorrenti chiarisce quanto lo scontro resti feroce. Gli avvocati Andrea Di Porto, Giulia Bongiorno, Salvatore Pino e Aldo Baldaccini hanno confermato integralmente la richiesta di risarcimento e respinto le argomentazioni presentate dalla difesa di Corona, concentrando buona parte delle contestazioni sulla puntata di “Falsissimo” del 26 gennaio 2026.

Secondo i ricorrenti, Corona avrebbe trasformato i nuovi strumenti di comunicazione in una sorta di territorio senza regole, approfittando dei vuoti normativi per comportarsi, scrivono i legali, come se fosse legibus solutus, cioè libero da qualsiasi vincolo. La memoria sostiene che l’ex agente fotografico operi cercando di sottrarsi alle regole etiche e deontologiche che governano l’informazione tradizionale e contesta duramente il racconto fornito dalla sua difesa.

Le parole utilizzate nelle carte non lasciano molto spazio alle interpretazioni. I legali accusano Corona di avere presentato come verità assolute «accuse e insinuazioni gravemente diffamatorie» che, nella loro ricostruzione, sarebbero state «costruite sul nulla». Sostengono inoltre che la vicenda non si sia esaurita con la pubblicazione della puntata contestata, perché Corona avrebbe continuato a rilanciare gli stessi argomenti attraverso social, apparizioni televisive, spettacoli e serate nei locali.

È proprio questo uno dei punti centrali della causa: non un singolo episodio isolato, secondo chi chiede il risarcimento, ma una strategia comunicativa proseguita nel tempo e capace di moltiplicare la diffusione delle accuse grazie all’enorme seguito conquistato da Corona con “Falsissimo”.

Da De Filippi a Toffanin e Scotti: contro Corona si muove la corazzata

L’elenco di chi ha deciso di trascinare Corona davanti al giudice dà immediatamente la misura della battaglia. Accanto al gruppo televisivo e a Pier Silvio e Marina Berlusconi compaiono Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, nomi che appartengono a programmi e generazioni televisive differenti ma che si ritrovano dalla stessa parte in questa causa.

La richiesta complessiva raggiunge i 160 milioni di euro per danni reputazionali e patrimoniali, una somma che trasforma il procedimento in qualcosa di molto diverso dalla consueta lite tra personaggi dello spettacolo. I ricorrenti hanno inoltre prodotto documenti e materiale video con cui intendono sostenere davanti al tribunale le proprie contestazioni.

E hanno già annunciato che, in caso di vittoria, gli eventuali risarcimenti serviranno a finanziare un fondo destinato a coprire le spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati compresi nel Codice Rosso e dei fenomeni di cyberbullismo.

Corona contrattacca: «Hanno cercato di impedirmi di lavorare»

Corona, però, non si presenta in questa battaglia limitandosi a respingere le accuse. La sua difesa ha portato davanti al giudice anche la questione delle diffide inviate ai gestori di locali, teatri e discoteche che avevano programmato spettacoli e serate con la sua partecipazione, sostenendo che quelle iniziative avrebbero esercitato pressioni sugli organizzatori fino a provocare la cancellazione di diversi impegni professionali.

Secondo la ricostruzione dell’ex agente fotografico, dietro quelle diffide ci sarebbe stato quindi un tentativo di isolarlo professionalmente e di impedirgli di continuare a lavorare. Una tesi che i legali della controparte respingono completamente: negano che possa esistere un rapporto di concorrenza tra Corona e i ricorrenti e definiscono le diffide reazioni lecite e precauzionali, adottate per evitare la ripetizione di comportamenti che ritengono lesivi.

Lo scontro, dunque, non riguarda più soltanto ciò che Corona ha detto dentro “Falsissimo”. Investe ormai il diritto dell’ex fotografo di continuare a portare il proprio format fuori dalla rete, la possibilità degli interessati di intervenire quando ritengono che quelle serate possano reiterare contenuti contestati e, più in generale, il confine tra libertà di espressione, informazione, spettacolo e tutela della reputazione.

Nella causa entra anche la società che gestisce Corona

La battaglia giudiziaria si allarga anche ad Atena, la società che gestisce l’immagine, la comunicazione e i contenuti di Corona. I ricorrenti la chiamano in causa come corresponsabile della diffusione dei messaggi che considerano diffamatori nella puntata del 26 gennaio e chiedono quindi che risponda insieme all’ex agente fotografico degli eventuali danni.

È un passaggio tutt’altro che secondario perché sposta ulteriormente il procedimento dal singolo personaggio al sistema costruito intorno a “Falsissimo”. Corona non è più soltanto l’ex paparazzo che lancia una provocazione davanti a una telecamera: negli ultimi anni ha messo in piedi una macchina editoriale e commerciale capace di generare audience, abbonamenti, eventi e una quantità enorme di attenzione mediatica. Ed è proprio quella macchina che adesso i suoi avversari portano davanti al tribunale.

Il Giudizio Universale di Fabrizio Corona comincia il 20 ottobre

Il paradosso è che Corona ha costruito il successo di “Falsissimo” presentandosi come l’uomo che non teme nessuno, che dice quello che gli altri non possono o non vogliono dire e che considera la televisione tradizionale parte di un sistema ormai incapace di controllare l’informazione che circola sul web. Ora sarà proprio un tribunale a stabilire se, in questa guerra permanente contro personaggi e poteri dello spettacolo, abbia oltrepassato il confine consentito dalla legge.

Mediaset e gli altri ricorrenti sostengono che quel confine sia stato superato ampiamente e presentano un conto da 160 milioni di euro. Corona replica accusando la controparte di avere cercato di colpirlo anche sul lavoro attraverso le diffide agli organizzatori delle sue serate. Nessuna delle due parti, almeno per ora, mostra intenzione di cercare una tregua.

Il 20 ottobre, quindi, non comincerà soltanto l’ennesimo capitolo giudiziario della sterminata biografia di Fabrizio Corona. Per l’uomo che ha trasformato lo scandalo in un mestiere e poi il mestiere in un impero digitale, potrebbe iniziare la battaglia più pesante dell’intera stagione di “Falsissimo”: quella in cui a presentargli il conto, tutti insieme, sono alcuni degli uomini e delle donne più potenti della televisione italiana.