La crisi di Ceuta potrebbe non essere finita. Mentre la Spagna cerca ancora di gestire le conseguenze dell’ondata migratoria che ha investito l’enclave nordafricana, sui social network prende forma un nuovo tam-tam che invita migliaia di persone a tentare nuovamente l’ingresso il prossimo 15 agosto. Non esistono, allo stato, conferme ufficiali sull’effettiva organizzazione di una nuova mobilitazione, ma il precedente della scorsa settimana impedisce alle autorità di sottovalutare quanto sta accadendo online.
Il dibattito corre soprattutto attraverso Facebook, WhatsApp e altri social utilizzati da migliaia di giovani marocchini. Tra fotografie di Ceuta, video della frontiera e messaggi rilanciati da un numero crescente di account compaiono slogan come «Il 15 agosto tutto avrà un senso», accompagnati dagli hashtag #MigracionAEspana e #ContratodeltrabajoenEspana. In diversi casi gli utenti invitano gli interessati a entrare in gruppi WhatsApp privati dove, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, verrebbero condivise informazioni logistiche e indicazioni sui possibili punti di attraversamento.
Il web torna al centro della nuova emergenza
A portare per primi all’attenzione dell’opinione pubblica la nuova mobilitazione sono stati alcuni media spagnoli, tra cui OkDiario, che parla di decine di account riconducibili ad ambienti marocchini impegnati a promuovere il nuovo appuntamento. Anche El País racconta un’intensa attività online, pur sottolineando come insieme agli inviti alla partenza circolino anche messaggi che mettono in guardia dai rischi del viaggio e dalle conseguenze di un nuovo tentativo di attraversamento della frontiera.
La situazione ricorda molto da vicino quanto accaduto nei giorni precedenti alla grande ondata migratoria che ha investito Ceuta. Secondo un’inchiesta realizzata dallo stesso El País insieme alla piattaforma di fact-checking Maldita.es, migliaia di messaggi diffusi attraverso Facebook e WhatsApp contribuirono allora ad alimentare la convinzione che fosse possibile raggiungere facilmente il territorio spagnolo, favorendo una mobilitazione senza precedenti.
Per questo motivo Madrid ha deciso di seguire con particolare attenzione quanto sta avvenendo sui social, pur evitando al momento di attribuire responsabilità precise o di confermare l’esistenza di una regia coordinata.
Bruxelles riconosce il ruolo della disinformazione
Il tema è arrivato anche sul tavolo del Consiglio dell’Unione europea. I ministri dell’Interno dei Ventisette hanno affrontato la crisi di Ceuta non soltanto dal punto di vista della gestione delle frontiere, ma anche sotto il profilo della guerra informativa che accompagna ormai ogni grande fenomeno migratorio.
La Commissione europea ritiene infatti che la disinformazione diffusa attraverso le piattaforme digitali abbia avuto un ruolo determinante nel massiccio movimento di persone verso l’enclave spagnola. Per questo Bruxelles ritiene necessario rafforzare il monitoraggio dei social network e migliorare la capacità di individuare tempestivamente campagne coordinate capaci di influenzare i flussi migratori.
Il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner ha spiegato che gli ultimi eventi hanno dimostrato come esistano «attori che non hanno alcun riguardo per la sicurezza o persino per la vita di persone innocenti». Nel mirino dell’Unione finiscono sia le organizzazioni criminali che sfruttano i migranti, sia la disinformazione che altera la percezione della realtà e contribuisce ad alimentare partenze di massa.
Chi c’è dietro la nuova mobilitazione?
È proprio questo il punto che continua ad alimentare il dibattito politico. Le autorità spagnole hanno aperto accertamenti, ma non hanno ancora indicato eventuali responsabili. Anche Bruxelles evita di attribuire pubblicamente la regia delle campagne digitali a uno specifico soggetto, limitandosi a parlare di «attori esterni malintenzionati» impegnati nella manipolazione delle informazioni.
Nel dibattito politico europeo, però, le interpretazioni divergono. Alcuni esponenti della sinistra hanno puntato il dito contro ambienti riconducibili alla galassia MAGA e ad altri soggetti internazionali, mentre altri osservatori continuano a guardare con attenzione anche al possibile ruolo di reti criminali specializzate nel traffico di migranti. Al momento, tuttavia, nessuna di queste ipotesi risulta confermata dalle indagini ufficiali.
L’Europa prepara nuove contromisure
La nuova ondata di messaggi rappresenta il primo banco di prova per la strategia annunciata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen dopo la crisi di Ceuta. L’obiettivo consiste nel rafforzare i sistemi di allerta precoce, coordinare meglio lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e intensificare la collaborazione con Europol per individuare rapidamente campagne di manipolazione capaci di produrre effetti concreti sulle frontiere esterne dell’Unione.
Brunner ha ribadito la necessità di migliorare il monitoraggio delle piattaforme digitali e di sviluppare strumenti capaci di intercettare in anticipo la diffusione di contenuti potenzialmente pericolosi. Non si tratta soltanto di contrastare le fake news, ma di comprendere se dietro determinati messaggi possa esistere una strategia organizzata finalizzata a provocare nuovi movimenti migratori di massa.
Per il momento il 15 agosto resta soltanto una data che circola con insistenza sui social. Ma dopo quanto accaduto a Ceuta nelle ultime settimane, né la Spagna né l’Unione europea sembrano più disposte a considerare il web un semplice spettatore della crisi migratoria.







