Infantino resiste alla tempesta: la Fifa gli rinnova il sostegno, ma la crisi non si ferma

Infantino e Trump

Gianni Infantino resta al comando della Fifa. Lo ha deciso il board riunito a Rabat, in Marocco, che gli ha confermato “pieno sostegno” dopo giorni di accuse, dimissioni eccellenti e prese di distanza sempre più pesanti. Una fiducia che arriva mentre la stessa Fifa ammette “errori” nella gestione del progetto, poi ritirato, di aprire le competizioni ai fondi privati.

La riunione d’urgenza in Marocco

La riunione in Marocco, convocata d’urgenza da Infantino, si è chiusa con una nota ufficiale: scuse formali, riconoscimento delle falle procedurali e promessa di una revisione interna. “Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente”, scrive la Fifa, assicurando che la proposta è definitivamente archiviata. E avvertendo che non tollererà più “attacchi alla sua integrità e al suo buon governo”.

Ma fuori dalla sede africana il vento soffia in direzione opposta. Il premier canadese Mark Carney, reduce dai Mondiali 2026 co-organizzati da Ottawa, ha dichiarato di non avere più fiducia nella capacità di Infantino di guidare la Fifa: “Non è così che si gestisce un’azienda, nemmeno una piccola”. Parole che pesano, perché arrivano da uno dei Paesi che hanno appena ospitato la competizione.

La crisi nata per il Mondiale ai privati

La crisi è ormai globale. Prima l’offensiva europea, poi i ritiri di sostegno da parte di diverse federazioni, quindi il j’accuse del principe di Giordania. Nel frattempo si è dimesso l’advisor esterno Carlos Cordeiro, Arsène Wenger ha preso le distanze dal piano (“non ne sapevo nulla”), e soprattutto è arrivata la lettera interna del segretario generale Grafstroem, il vero motore operativo della Fifa, che ha bocciato apertamente la linea del presidente.

Secondo il Times, in una riunione senza Infantino quasi tutti i dirigenti avrebbero espresso contrarietà al progetto dei fondi privati. Da qui il “meeting anti-crisi” convocato dal presidente a Rabat, con colloqui separati con i vertici finanziari, legali e comunicativi della federazione.

La battaglia per la leadership è cominciata

Intanto la Fifa smentisce un’altra accusa: quella secondo cui Infantino starebbe spingendo per assegnare a Casablanca la finale dei Mondiali 2030. “È falso e fuorviante”, ha dichiarato un portavoce, mentre la pressione internazionale perché il presidente lasci l’incarico continua a crescere. Infantino, per ora, resta. Ma la crepa interna è ormai evidente. E la battaglia per la leadership del calcio mondiale è appena cominciata